“Quando c’è Pungiglione Cutrone non c’è Autan che tenga”. Con questa simpatica espressione, Carlo Pellegatti sintetizza l’incisività di Patrick Cutrone, e numeri alla mano, come dargli torto. Il suo segreto?

Bisogna avere fame, soprattutto davanti alla porta. Ogni tanto ci penso la notte prima, mi immagino i gol che potrei fare. È tutta questione di mentalità.

Grinta, determinazione, voglia di arrivare e fame di gol sono le principali doti del ragazzo comasco che solo 3 anni fa scattava un selfie con Higuain e che ora, per uno strano scherzo del destino, si trova a fargli da #riservadilusso. Forte fisicamente, abile nel gioco aereo e dotato di un gran fiuto del gol, Patrick Cutrone è un centravanti moderno che fa dell’ostinazione la sua vera forza. Seguire un’azione apparentemente morta, cercare una deviazione che sembra impossibile, anche senza badare all’estetica pur di spingere la palla in rete. Patrick Cutrone è questo e molto altro.

Se perdeva una partitina, non voleva che io fischiassi la fine. E se perdeva, a volte piangeva: un bel segnale, oggi sono pochi i ragazzi così – a parlare è Walter De Vecchi, suo allenatore nelle giovanili – una volta, contro il Barcellona, pressava così tanto che i loro difensori rinunciarono al palleggio: appena lo vedevano, calciavano lungo.

Gattuso ama definirlo tarantolato, mentre il papà preferisce Duracell “perché scarica gli altri e lui resta acceso”. Proprio in onore del padre indossa la 63, il suo anno di nascita. Patrick è molto legato alla sua famiglia. Ha un tatuaggio sull’avambraccio: le sagome di due adulti (i suoi genitori) e due giovani (lui e suo fratello Christopher) che passeggiano su una spiaggia al tramonto. Sotto, una scritta: FAMIGLIA, per l’appunto. Cutrone bacia il tatuaggio dopo ogni rete: è la sua esultanza.

Ha grinta, umiltà e si impegna sempre tanto. Le uniche cose che ha in mente sono il Milan e i gol. Può arrivare molto lontano.

Parola di Filippo Inzaghi.

Il 442 sperimentato da Gattuso potrebbe ora rendere possibile la convivenza col Pipita e il ragazzo che “pur di giocare a calcio faceva fare il portiere alla nonna” non si farà certamente trovare impreparato. Per il Pungiglione è l’ora della verità.

Autore

Aspirante medico, nuotatore e fratello premuroso. Ama parlare attraverso le immagini e immaginare attraverso le parole. Il bianco e il nero, seppur colori a lui a cuore, rappresentano solo gli estremi della scala di grigi con cui concepisce e racconta lo sport e la vita.

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