(Quasi) nessuno lo conosceva quel sabato 22 luglio di due anni fa; a Shenzhen, il Milan batteva per 4-0 il Bayern di papà Carlo Ancelotti: esordiva Bonucci ed i nuovi acquisti Kessie e Çalhanoğlu facevano illuminare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il protagonista di quell’amichevole di fine luglio, però, era un altro. Veniva dalla Primavera ed era un vero Diavolo, con il rossonero che scorre nelle vene: il figliol prodigo, Patrick Cutrone.

Bang, bang: gli bastano 23 minuti per farsi vedere agli addetti ai lavori. Prima un impeccabile slancio di testa, poi un tocco sottoporta su assist di Jack Bonaventura; molti gridano al sacrilegio dopo i primi paragoni con un altro bomber letale che a Milanello conoscono bene, Pippo Inzaghi. In realtà, una cosa in comune tra i due vi è già da questo primo assaggio di Patrick in prima squadra: la grinta, la cattiveria, la cazzimma. Chiamatela come volete, ma Cutrone ha voglia di spaccare il mondo con la 63 rossonera sulle spalle.

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Dal 2006 sempre con quei colori

Patrick nasce a Como, ma cresce in una piccola frazione, Parè di Colverde. Qui inizia ad amare il pallone e calpesta il primo terreno di gioco sul campo della Parediense a 5 anni. Il ragazzo è speciale, fin da subito si fa notare per la sua vena realizzativa. Tre anni dopo, il sogno si avvera: arriva la chiamata del Milan, la sua squadra del cuore. Da lì in poi, segnerà 136 gol nel settore giovanile del Diavolo.

Entra nel giro della Primavera già a partire dal 2014, a 16 anni. Il 29 novembre sigla il suo primo gol con l’Under-19 rossonera e lo ribadiamo: Patrick quel giorno ha 16 anni, quindi minimo due anni in meno dei suoi compagni di squadra. Con la Primavera è un successo: in 67 presenze complessive sigla 43 reti e serve 6 assist. Ma torniamo al 2017, l’anno della svolta.

Credo che Patrick abbia pensato di tatuarsi da qualche parte quel “21 maggio 2017“: all’85esimo minuto Montella chiama in panchina Deulofeu e butta nella mischia il ragazzo di Como con la numero 63, che si becca anche un cartellino giallo nei minuti di recupero. Voglia di strafare.

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Il 63: numero atipico, particolarmente per un giovane. Ma c’è una spiegazione:

Ho scelto il numero 63 perché è l’anno di nascita di mio padre. Io devo tutto alla mia famiglia: non solo io ho fatto sacrifici, ma anche loro.

Dopo quell’amichevole in salsa bavarese con cui abbiamo iniziato il nostro racconto, Patrick si esalta: nelle qualificazioni per accedere alla fase a gironi di Europa League segna le sue prime due reti da professionista, contro i rumeni dell’Universitatea Craiova prima ed in casa dei macedoni del Shkendija poi. Il periodo di forma di Cutrone continua anche con l’inizio del campionato: Montella crede in lui e lo mette in campo fin dalla prima giornata a Crotone. Il risultato? Gol e assist: il Milan ha fatto bingo, ha il futuro in casa.. 

Il suo habitat naturale, però, è l’Europa League; quando arriva il giovedì Patrick dà il meglio di sè, come testimoniano i numeri: in 4 presenze da titolare sigla 3 gol, compresa la sua prima doppietta da professionista nella goleada interna contro l’Austria Vienna. A dicembre, per Patrick, si avvera un altro sogno. Non svegliatelo.

Risolvere un Derby a 19 anni? Fatto

Sì, sembra assurdo, ma è così. Inter e Milan si giocano l’accesso alla semifinale di Coppa Italia due giorni dopo il Natale e Patrick non ha ancora smesso di aprire i regali sotto l’albero; gli manca l’ultimo pacchetto, con la confezione rossonera. Ha un bigliettino con su scritto “per i cugini”: dev’essere davvero speciale.

Le due rivali sono bloccate sullo 0-0, con Handanovic e Donnarumma sugli scudi. Guida fischia tre volte al 90′: si va ai supplementari. Qui la storia non cambia, fino al 104′: Suso lascia partire uno spiovente che prende in controtempo la ripresa nerazzurra. Chi vuoi che ci sia lì? Babbo Patrick, che lascia un bel regalino di destro a Samir Handanovic. Sì, il Milan ci ha preso sul serio.

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Ad inizio anno la campagna acquisti rossonera aveva visto nomi nuovi come André Silva e Kalinic, pagati rispettivamente 38 e 22 milioni di euro, ma Patrick aveva ormai superato entrambi nelle gerarchie per l’attacco. Nella prima stagione in prima squadra sigla 18 gol in 46 presenze tra Serie A, Coppa Italia (persa in finale contro la Juve) ed Europa League, la sua manifestazione.

C’è un nuovo pistolero in città

La stagione 2018/2019 di Cutrone rappresenta il declino dell’avventura della giovane stella italiana con la maglia rossonera. Con Gattuso, allenatore dei rossoneri dalla 15esima giornata dell’anno precedente, le cose non vanno benone. Il 18 dicembre scorso il Milan è al Dall’Ara di Bologna e Patrick è titolare; è in campo, ma probabilmente ha la testa sulle nuvole, tant’è che Ringhio lo chiama in panchina al 61′:

Ma perché devo uscire io?

Nel giro di pochi giorni il caso è risolto, con Patrick che chiede scusa al mister e a tutto il gruppo. Questa polemica, però, lascerà un segno indelebile nel rapporto con la società.

È strano, perchè il 29 novembre aveva raggiunto un altro traguardo importantissimo: segna in casa alla quinta giornata dei gironi di Europa League e diventa l’italiano più giovane a raggiungere 10 gol nelle competizioni europee. In più, lascia il segno anche nei record di Milanello: è il marcatore più prolifico del Milan in Europa League. Mica male.

A Gennaio, però, arriva lo sceriffo polacco: il Milan acquista Krzysztof Piątek e Gattuso non ci pensa due volte a relegare Cutrone in panchina. Dall’arrivo del pistolero dei record, Patrick non segna più. Non solo, è titolare solo in tre occasioni su 18: in casa contro Napoli ed Udinese ed in trasferta contro il Torino. Peccato.

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Una nuova vita in Inghilterra

“Luglio, col bene che ti voglio”, così cantava Riccardo del Turco. Per Patrick, invece, luglio è un po’ come Dr.Jekyll e  Mr.Hyde: è il mese della sua consacrazione in rossonero ed è il mese dell’addio a quei colori che ha amato, ama ed amerà sempre. I principali esponenti di mercato parlavano dell’addio di Patrick al Milan già da fine giugno, ma in fin dei conti ci credevano in pochi. L’incubo, però, si è realmente avverato: il 30 luglio il Wolverhampton ha annunciato il suo acquisto, per 18 milioni più bonus, praticamente niente nel mercato di oggi. Patrick si toglie il vestito del Diavolo e diventa un Lupo, pronto a mordere le caviglie dei difensori avversari anche in terra britannica.

Possiamo dirlo: il Milan aveva fatto bingo, ci aveva preso sul serio, ma ha deciso di virare sul profilo di Rafael Leão. Zero passione per la maglia, zero gavetta nelle giovanili rossonere, zero lacrime versate per il Milan.

Il futuro ci dirà chi ha fatto la scelta giusta, mentre il presente ci riserva le parole d’addio di Patrick al Milan:

Per me lasciare un ricordo nel vostro cuore è la vittoria più bella. Auguro il meglio alla società che amo, ai miei compagni e a voi tifosi!
Con tutto il cuore, rossonero,
Patrick.
Forza MILAN! ❤🔴⚫

Il figliol prodigo emigra, lascia casa sua. Vai Patrick, mordi come solo un Lupo sa fare.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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