......................................................................................................................................................................................<

È il 12 agosto 2011 e Francisco Alcácer García, meglio conosciuto come Paco, ha appena segnato il suo primo gol al Mestalla, con la maglia che ha sempre voluto indossare, quella del Valencia, città che di calcio vive e si nutre.

Tutto lo stadio è in piedi ad urlare il suo nome. Paco è al settimo cielo. Il suo sguardo cerca e trova quello del padre in tribuna, anche lui in visibilio. Quel pallone che, di notte, da bambino, stringeva al petto nel suo lettino lo sta ora catapultando verso il successo. Già, il successo, quella cosa che non ha senso ottenere se non la si può condividere con chi ami, con chi ti ha messo al mondo ed in cima al mondo sogna di vederti. L’emozione è tanta, persino troppa tuttavia. All’uscita dagli spalti infatti, il cuore di cristallo del vecchio Paco non regge all’onda d’urto di cotanta felicità.

Non ho potuto nemmeno dirgli addio, è stata molto dura, ho anche pensato di smettere col calcio. In qualche modo, tuttavia, questa tragedia mi ha dato la forza per continuare a lottare e mi ha fatto vedere le cose da una diversa prospettiva.

Dalla Liga alla Bundes

Dopo una breve parentesi al Getafe, il Valencia esercita il diritto di riscatto e, complice la partenza di Soldado, decide di puntare su di lui. Proprio qui, nella sua città natia, avviene la definitiva esplosione.

Agile, tecnico e dotato di una grande rapidità di esecuzione, il Nuovo Guaje conquista a suon di gol il cuore dei valenciani e le attenzioni del Barcellona. Il trasferimento nel club blaugrana si traduce tuttavia in una serie interminabile di panchine. Da qui la scelta di approdare al Borussia Dortmund “per tornare ad essere protagonista”.

Nuova linfa

I numeri di questo avvio di stagione tra club e nazionale parlano da soli: 6 partite, 10 tiri in porta, 10 gol. In Bundes ha realizzato 7 goal in 106 minuti, sempre da subentrante. Più #riservadilusso di così non si può!
Dopo ogni sigillo il pensiero è sempre lo stesso, braccia al cielo e dedica al padre, suo angelo custode oltre che sottile musica di sottofondo della sua vita.

Chiamatela rinascita, chiamatela rivincita, il ragazzo cresciuto nel mito di Raul continua ad abbattere record su record e non intende fermarsi. Ed ora, occhio all’undicesimo tiro.

 

Autore

Aspirante medico, nuotatore e fratello premuroso. Ama parlare attraverso le immagini e immaginare attraverso le parole. Il bianco e il nero, seppur colori a lui a cuore, rappresentano solo gli estremi della scala di grigi con cui concepisce e racconta lo sport e la vita.

Lascia un commento

Top