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CALCIO ESTERO

Ousmane Dembélé e la fragilità del talento

A quasi venticinque anni, Dembele non è ancora diventato il giocatore che ci aspettavamo

Da ormai un po’ di anni il Barcellona è solito dedicare ai suoi nuovi acquisti una specifica playlist di video su YouTube, in cui propone diversi format tra cui i video delle visite e delle presentazioni, delle interviste o alcune curiosità sul nuovo acquisto. Ousmane Dembélé non ha fatto in alcun modo eccezione a questo rituale e nella sua tradizionale prima intervista siede davanti alla sua nuova maglia blaugrana con il numero 11 appena stampato sopra. Diciotto mesi prima di questa intervista, però, Ousmane Dembélé non era ancora neanche un calciatore professionista.

Con il Rennes Dembélé aveva debuttato poco più che maggiorenne e in meno di un mese era già diventato un imprescindibile, chiudendo la sua prima stagione da professionista con l’assurda cifra di 12 gol e 5 assist in 26 partite. I numeri sono riduttivi perché a rubare l’occhio è prima di tutto il fisico filiforme con cui si presenta in campo; in mezzo agli avversari Dembélé ha l’aspetto di un bambino,  ma basta vedergli toccare il pallone per capire che rispetto ai suoi compagni e avversari ha qualcosa di diverso. Dembélé, infatti, ha una consistenza eterea e quando porta palla sembra fluttuare sopra le gambe dei suoi avversari.

In quella stagione Dembélé chiude al terzo posto in tutta la Ligue 1 per dribbling tentati. Il suo non è, però, un dribbling iper-tecnico come quello dei due che lo precedono in questa classifica, ossia due freak tecnici come Hatem Ben Arfa e Sofiane Boufal. Dembélé dribbla con i tocchi, le accelerazioni istantanee e le frenate improvvise. Il suo terzo gol da professionista è un campionario del suo modo di giocare: Dembélé disegna prima un movimento a ricciolo perfetto per poi ricevere alle spalle della difesa; nel momento in cui Touré accorcia lui lo lascia sul posto spostandosi la palla col destro; a questo punto Ousmane è poco fuori l’area piccola e da lì calcia, di sinistro, sul primo palo. Con questo gol Dembélé mette in mostra sia la sua intelligenza nel movimento che la sua capacità di cambiare rapidamente direzione alla sua corsa.

Dembélé esulta dopo il suo gol al Lorient
Il gol al Lorient è il primo di tanti piccoli capolavori (Foto: DAMIEN MEYER/Getty Images – OneFootball)

La sua stagione di debutto è quella di un talento fuori scala per il suo contesto e le voci di mercato iniziano effettivamente a coinvolgere i club più grandi d’Europa, tra cui proprio il Barcellona; alla fine a mettere le mani su di lui sarà il Borussia Dortmund, che lo sceglierà per sostituire Henrikh Mkhitaryan. I toni con cui Zorc lo accoglie in Germania sono a dir poco entusiastici:

Ousmane sa giocare ovunque in attacco; è forte nell’uno-contro-uno, è ambidestro, sa dribblare, è veloce ed è pericoloso davanti alla porta.

È difficile dare una descrizione più accurata del Dembélé del 2016. E in effetti il matrimonio tra lui e il Borussia è vincente: il francese non sembra soffrire il salto di livello e, anzi, in mezzo a tutto il talento offensivo dei gialloneri viene anche esaltato. In quella stagione Dembélé riuscirà a trasporre senza difficoltà tutto il suo campionario di giocate viste nel Rennes. Di tutta la sua esperienza tedesca forse la giocata più spettacolare è l’assist che serve ad Aubameyang nella sfida di febbraio 2017 contro il Lipsia.

Qui Dembélé riceve un lancio controllando con il sinistro e in una frazione di secondo si allunga la palla con il destro per aggirare la chiusura di Compper. Il tocco sarebbe troppo lungo per qualsiasi giocatore in campo tranne che per lui, che riesce infatti a recuperarlo praticamente quando era per metà fuori dal campo. Nel momento in cui recupera il possesso, Dembélé punta l’area e Orban prova ad accorciare ma lui gli gira intorno con un tocco di esterno mancino e appena si ricongiunge con il pallone la alza con il destro per Aubameyang che intanto aveva tagliato in area. In questo assist c’è tutto lo strapotere di un giocatore che sembra muoversi su scale di tempi totalmente diverse da quelle dei suoi avversari.

Il francese chiuderà la sua stagione con 10 gol e 22 assist in 50 partite, numeri ancora più pesanti di quelli del Rennes. Talmente pesanti che, nell’estate in cui si realizza il trasferimento che cambierà radicalmente il mercato, diventano l’esca perfetta per il Barcellona che doveva sostituire l’infinito talento di Neymar.

Il trasferimento di Dembélé a Barcellona è tutto tranne che lineare. La trattativa tra i catalani e il Borussia è lunga e il francese decide di prendere in mano la situazione. Michael Zorc, che un anno prima lo aveva accolto con parole al miele, rilascerà una dichiarazione lapidaria nel momento in cui Ousmane deciderà di non presentarsi più agli allenamenti per forzare la cessione:

Ousmane Dembélé ha saltato l’allenamento odierno senza motivo e lo ha fatto consapevolmente per cui sarà punito; inoltre, abbiamo deciso di sospendere il giocatore dagli allenamenti e dalle attività legate alle partite.

La trattativa alla fine si sbloccherà: cento milioni più altri cinquanta di bonus. Tanti, forse troppi. Se il buongiorno si vede dal mattino la giornata di Dembélé non deve essere stata proprio bella; infatti, nella rituale presentazione al Camp Nou, il francese regala qualche palleggio ai pochi tifosi presenti, ma la cosa prende una piega tragicomica e diventa subito virale nel momento in cui si fa scappare il pallone qualche volta di troppo.

Alla fine però le presentazioni lasciano il tempo che trovano; subito dopo la pausa Dembélé fa il suo debutto nel derby contro l’Espanyol, entrando poco dopo l’ora di gioco al posto di Deulofeu. In campo il francese sembra un po’ contratto ma questo non gli impedisce di trovare subito un assist servendo di prima Suarez dentro l’area.

Poco prima del suo debutto lo stesso Valverde aveva cercato di togliere un po’ di pressione dalle spalle di Dembélé, ribadendo come abbia avuto bisogno di “digerire” il trasferimento a Barcellona ma al tempo stesso aveva sottolineato come ormai si stesse abituando alla realtà del suo nuovo club. Quelle parole, rilette una settimana dopo, sembrano quasi profetiche.

Dembélé sostituisce Deulofeu nel suo debutto con il Barcellona
L’avventura catalana di Ousmane Dembélè inizia nel derby (Foto: Manuel Queimadelos Alonso/Getty Images – OneFootball)

La sua terza partita con il Barça lo porta per la prima volta nel tunnel degli infortuni. Poco prima della mezz’ora Dembélé prova a raccogliere un lancio lungo con Bergara che prova ad accorciare su di lui; nel momento in cui il pallone sta per uscire il francese riesce a colpirlo con il tacco servendo Suarez alle sue spalle. Ousmane finisce fuori dal e nel momento in cui rientra si siede per terra e chiede il cambio. Il giorno dopo il comunicato del Barcellona recita: “Rottura del tendine del bicipite femorale”. Quattro mesi lontano dai campi.

Il suo ritorno durerà giusto quattro partite prima che uno strappo muscolare lo fermi per un altro mese; il suo primo gol in blaugrana arriverà però a marzo, quando scaricherà un porta un missile di destro contro il Chelsea. Nel suo primo anno catalano i guizzi di talento sono un po’ più dispersi ma Dembélé riesce comunque a regalare qualche spunto spettacolare: il suo primo gol in Liga è un capolavoro di coordinazione, con cui scaglia in porta un mancino al volo dal limite. Il vero tocco di classe però arriva nel finale di stagione, contro il Villarreal.

Dembélé raccoglie una respinta poco prima della metà campo e parte in progressione centrale, passando tra Fornals e Alvaro; quando sta per entrare in area Jaume Costa prova a falciarlo ma, nel momento in cui lo colpisce, il pallone si era già staccato dal suo piede, disegnando un arcobaleno meraviglioso sopra la testa di Asenjo e atterrando serenamente in porta.

Jaume Costa prova a fermare Dembélé fuori dall'area ma il francese ha già calciato
Il tocco con cui batte Asenjo è morbido e delicato (Photo by David Ramos/Getty Images – OneFootball)

Insomma, il primo anno era stato complicato ma il finale stava finalmente prendendo la piega giusta. Il Barcellona aveva vissuto la tragica notte dell’Olimpico ma si era riscattato andando a prendersi Liga e Copa del Rey. Tuttavia Ousmane non ha il tempo di fermarsi; nell’anno in cui ha realizzato il sogno di giocare con i suoi idoli, Deschamps lo convoca per il Mondiale in Russia. Con i galletti disputerà due partite da titolare nella fase a gironi; verrà poi accantonato in favore di Giroud, ma questo non gli impedirà di realizzare anche il sogno del trionfo mondiale.

Il 2018 è effettivamente il suo anno: ad agosto un suo missile di destro regala la Supercoppa al Barcellona e nelle prime quattro uscite in Liga lui trova tre gol. Quando arriva l’autunno Dembélé sembra ormai essere un uomo importante per Valverde, che però continua a rinunciarvi nelle partite più importanti. A Ousmane però questo non sembra interessare troppo: tra ottobre e novembre partecipa, con un assist per Vidal, alla demolizione del Real Madrid di Lopetegui e poi, con un gol, salva in extremis il Barça da una sconfitta al Wanda Metropolitano.

Il gol contro l’Atletico non è tanto speciale per la freddezza con cui fa passare il pallone sotto le gambe di Oblak, quanto per aver dimostrato come ormai Dembélé fosse capace anche di incidere quando il pallone iniziava a pesare.

Ousmane Dembélé segna contro l'Atletico Madrid
Contro l’Atletico il suo gol è di sinistro (Foto: JAVIER SORIANO /Getty Images – OneFootball)

Dopo la partita con l’Atleti Dembélé firma altri due gol portandosi in doppia cifra in poco meno di metà stagione. Nonostante tutto, il 2018 sembra ormai averlo lanciato nella sua ascesa all’olimpo, ma da quel momento la sua carriera cambierà totalmente andamento.

Nella partita di fine gennaio contro il Leganés Dembélé trova il suo ultimo gol stagionale in Liga. Di lì a poco arriva anche il suo momento più alto con la maglia blaugrana, ossia la semifinale di coppa contro il Real Madrid. Ousmane manda ai matti la difesa dei Blancos, firmando prima l’assist per il vantaggio di Suarez e poi provocando l’autogol di Varane per il 2-0. Il momento in cui forse si rivela più decisivo è anche il suo canto del cigno.

Poco alla volta lo spazio per lui si riduce drasticamente e nelle partite di Champions è di fatto una riserva; in Liga sembra aver perso tutta la sua capacità di incidere e a marzo, contro il Lione troverà il suo ultimo gol stagionale. Dopo quella partita un infortunio lo fermerà di nuovo per un mese.

Farà in tempo a tornare per i quarti di finale contro il Manchester United ma riuscirà a giocare meno di dieci minuti. In una Liga ormai ampiamente indirizzata Dembélé gioca regolarmente ma sembra ormai magicamente aver perso la sua capacità di segnare.

Un po’ di magia c’è anche in quello che fa Leo Messi a maggio: nella semifinale di andata contro il Liverpool l’ennesimo capolavoro della Pulce trasforma quello che poteva essere una comoda vittoria del Liverpool in un trionfo del Barcellona. Quasi per regalargli la gioia di partecipare alla festa, Valverde mette Dembélé per l’ultimo minuto di gioco e al francese questa sembra l’occasione della vita. Occasione che gli capiterà sui piedi dopo due minuti quando Messi, dopo essersi portato dietro tutta la difesa dei Reds gli darà la palla davanti al solo Alisson. In quel momento Dembélé non sa cosa succederà sei giorni dopo; Messi, invece, sembra averlo capito quando il sinistro del suo compagno finisce comodo comodo tra le braccia del brasiliano. Quello che succederà ad Anfield è storia nota e nemmeno la vittoria della Liga di qualche settimana dopo renderà meno amara quella delusione.

Dembélé di quel disastro è stato suo malgrado partecipe ma le difficoltà per lui sono appena iniziate; ad agosto un infortunio alla caviglia lo tiene fermo per un mese. Farà in tempo a giocare un paio di partite – facendosi anche espellere – prima di farsi di nuovo male. Un altro strappo. Altri quattro mesi fuori. Non farà neanche in tempo a tornare in campo che a cedere sarà ancora il tendine, rimandando il suo ritorno in campo di altri sei mesi. Tornerà tra i convocati ad agosto, in tempo per essere presente nell’umiliazione dei blaugrana contro il Bayern.

Il 2020 però non è del tutto da buttare: con Koeman in panchina Dembélé si ritrova un po’. In Champions trova due gol nelle prime uscite europee contro Ferencvaros e Juve; in particolare nella partita di Torino torna a regalare qualche giocata di spessore che ricordano il giocatore di due anni prima. Nonostante qualche picco di talento, però, la stagione di Dembélé è quella di un comprimario in una squadra in evidente disarmo. Questo, però, non gli impedirà di segnare qualche gol e ritrovare un po’ della continuità che gli era mancata per gli infortuni.

Forse anche grazie ai minuti accumulati con il Barça, Dembélé riesce tuttavia a strappare a Deschamps una convocazione per gli Europei. Ma il tour per l’Europa di Ousmane dura solo qualche giorno. Contro l’Ungheria infatti, entrerà intorno all’ora di gioco ma durerà appena mezz’ora prima di farsi nuovamente male. Stavolta a cedere è il ginocchio: sei mesi fermo.

Dembélè durante Ungheria-Francia a EURO2020
La partita contro l’Ungheria sarà la sua ultima in nazionale (Photo by Tibor Illyes – Pool/Getty Images – OneFootball)

Quando Dembélé torna in campo però il Barcellona è di fatto un’altra squadra e in panchina non c’è più Koeman. Nonostante tutte le novità e la situazione non più florida, Dembélé sembra destinato a restare e a diventare un riferimento della squadra, sennonché in una manciata di giorni le trattative per il rinnovo naufragano e i rapporti con la dirigenza si deteriorano del tutto.

Abbiamo un dialogo aperto con giocatore e agenti da luglio ma tutte le nostre proposte sono state sistematicamente rifiutate. Ci sembra evidente che Ousmane non voglia far parte del nostro progetto. Speriamo vada via entro il 31 gennaio.

L’avventura al Barcellona di Dembélé si chiuderà male, esattamente come si era chiusa quella nel Dortmund, con il giocatore ormai estromesso.

Guardando alle sue vicende con i club emerge abbastanza chiaramente come Dembélé e il suo entourage non siano proprio delle persone facili da trattare. Nel tracciare un primo bilancio della carriera di Dembouz è difficile non notare come spesso a lui sia mancata anche la serenità di cui aveva bisogno per esprimersi al meglio.

Dembélé è stato, probabilmente, una delle prime “vittime” del mercato post-Neymar, che ha portato a muovere cifre sempre più grandi sui giocatori e commisurando a esse le aspettative. Proprio le aspettative messe su di lui sembravano sproporzionate per un ragazzo poco più che ventenne; probabilmente proprio queste hanno finito per togliergli certezze nel momento in cui il suo talento doveva arrivare alla totale consacrazione. La carriera di Dembélé è giunta a un punto per cui il prossimo treno potrebbe essere quello che lo rilancerà ai livelli che gli competono o quello che lo porterà a ridimensionarsi definitivamente.

In entrambi i casi la speranza è che le pressioni su di lui siano meno opprimenti, e che il suo fisico gli dia finalmente tregua per permetterci di ammirare di nuovo tutto il suo talento.

Autore

Nasce a Roma nel 1999. Tifoso di Roma e Arsenal, dal 2015 scrive di calcio inglese. È fan dei calzettoni bassi, delle punizioni sopra la barriera e dei falsi terzini

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