Quante volte vi è capitato sentir dire “ma che modi strani che hanno questi musulmani”? Certo, pregare cinque volte al giorno o digiunare per buona parte delle giornate nell’arco di un mese sono abitudini neanche lontanamente vicine alla cultura dei popoli occidentali. Capita di vedere islamici nelle ore più calde del giorno prendere un tappetino, rivolgersi verso la Kaʿba (il luogo sacro dell’islam) e pregare. Pregano, pregano e pregano, ovunque: nei parchi, nei cantieri, in centro città, ad Anfield. Sì, un musulmano prega anche ad Anfield.

Gli piace pregare negli stadi calcistici. Lo ha fatto al St. Jakob-Park di Basilea, all’Artemio Franchi di Firenze ed all’Olimpico di Roma: in Italia pare abbiano sentito parlare di lui. La sua preghiera, però, è inusuale; non è inclusa nelle cinque preghiere giornaliere obbligatorie e la fa solo quando deve ringraziare. Ringrazia per il gol appena siglato, per una vittoria della sua squadra, magari nella finale di Champions League.

Salah ha pregato fin da piccolo, quando tirava calci ad un pallone di stracci per le strade di Basyoun, a quasi 2000 kilometri da quella Pietra Nera tanto sacra al mondo islamico, che ha le dimensioni di un pallone da calcio. È bassino Momo e fin da piccolo dimostra una discreta rapidità palla al piede: con quel mancino strega anche l’Imām del paese che si dirige alla moschea.

Salah, dall’Egitto alla Svizzera

L’Egitto, però, riesce a cullarselo per poco. Dopo tre stagioni con la maglia giallonera dell’Al-Mokawloon Al-Arab, squilla il telefono in casa Salah; la chiamata proviene da Basilea: Momo prende il primo volo e raggiunge per la prima volta nella sua vita il Vecchio Continente. Come tutti i giocatori stranieri, fatica a prendere confidenza con la sua nuova vita: in Svizzera è lui che prega, gli altri possono solo osservarlo.

Il primo gol in una competizione europea con la maglia dei Bebbi lo sigla contro il Tottenham: non sarà l’unica volta che colpirà gli Spurs, vero Madrid 2019? Grazie al suo sinistro di punta che batte Friedel, il Basilea riesce a mantenere il match in parità; ai calci di rigore, gli svizzeri passano: per la prima volta nella sua storia il Basilea giocherà una semifinale di una competizione UEFA. È il potere del Messi d’Egitto.

Momo Salah riserva di lusso esultanza basilea

Da quella partita in poi, i successivi due anni e mezzo della carriera di Salah saranno caratterizzati da una sfumatura Blues: il Chelsea lo elimina in semifinale ed il gennaio successivo lo porta a Stamford Bridge per 15 milioni di euro. Con Mourinho, però, il legame non fiorisce mai, tant’è che bacia l’erba del campo di Fulham Road solo due volte, la prima nel 6-0 contro l’Arsenal e la seconda contro nel 3-0 contro lo Stoke City.

Nonostante non abbia più calcato il campo del Chelsea dal 2 febbraio 2015, Salah rimarrà sotto la proprietà della società di Abramovič fino all’estate 2016.

Un Faraone a Firenze

In questo lasso di tempo ha imparato l’ennesima lingua, l’italiano. Nella finestra di mercato invernale della stagione 2015/2016, infatti, a Firenze si fa festa: il Faraone arriva in Italia e sceglie la maglia numero 74, per omaggiare le vittime della strage di Port Said, dove il primo febbraio 2012 ci fu la sconfitta definitiva del sistema calcio: 27 anni dopo l’Heysel, si moriva ancora in uno stadio.

Momo ci mette poco a conquistare i tifosi viola. Un mese e tre giorni dopo il suo arrivo in Italia segna uno dei gol più belli della storia della Fiorentina, contro gli acerrimi rivali bianconeri: calcio d’angolo di Simone Pepe, Kurtić allontana e Momo si fa una cavalcata di 70 metri dritto fino alla porta di Storari: gol. Bacio all’erba. Al 56’, come se non bastasse, ne fa un altro: gol. Bacio all’erba. La Viola espugna lo Stadium, dove la Juve era imbattuta dal 2013. Prega e ti sarà ricompensato.

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Nell’agosto 2015, scoppia la telenovela: Salah si appella ad un accordo privato firmato con i Della Valle, secondo cui avrebbe potuto liberarsi dall’impegno calcistico con i gigliati; la Fiorentina non vuole lasciarsi scappare uno dei talenti più puri passati dal Franchi nel terzo millennio, ma Momo vuole cambiare aria. Torna al Chelsea, il quale decide di non dargli un’altra chance (complimenti!): così passa dalla fiorentina alla carbonara, dal Duomo al Colosseo. Con la Roma nasce un amore incontrastato: 34 gol in 83 presenze, il gol più veloce nella storia dei giallorossi in Champions e la prima tripletta della sua carriera. E tante, tante preghiere verso La Mecca.

Queste le sue parole in un’intervista prima della semifinale di Champions contro i giallorossi ad aprile 2018:

Sono molto emozionato di tornare a Roma, amo i tifosi e loro mi amano, ci sono tante emozioni.

Sì, la cacio e pepe non l’ha dimenticata.

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Due giorni prima della fine del Ramadan 2017, in casa Salah si è festeggiato. Niente spumante, ovviamente.

Momo è diventato l’acquisto più oneroso nella storia del Liverpool (la Roma ha incassato 42 milioni di euro + 8 di bonus), che fin dal primo giorno l’ha adottato come figlio della Kop. Nella prima stagione ai Reds, Momo sigla 44 gol in 52 partite. Sì, avete letto bene: 44 gol. Riporta la squadra di Jürgen Klopp in finale di Champions, 11 anni dopo la sconfitta di Atene.

Le lacrime e la gioia

Nonostante il digiuno per il Ramadan, il 26 maggio disputa la partita più importante della sua carriera, fino a quel momento… Alla mezz’ora, succede il fattaccio: Ramos esagera nel contrasto con Momo, che cade male sulla spalla: il Faraone esce tra lacrime ed applausi del muro Reds all’Olimpico di Kiev. Ramos, da dietro, gli fa una linguaccia, ripresa in mondovisione: ma fai sul serio?

Il Liverpool perde quella finale, ma un anno dopo è ancora lì, a giocarsi quella Coppa che manca dalla rimonta clamorosa di Istanbul. A proposito di rimonte clamorose, Salah assiste dalla panchina ad una delle partite più importanti nella storia del Liverpool. Per una commozione cerebrale, Momo non può essere della partita, così si presenta in panchina con una maglietta che recita “NEVER GIVE UP”. Ma perché tutta questa carica motivazionale? Bè, bisogna ribaltare uno 0-3 rimediato al Camp Nou, contro la banda dei blaugrana, che quest’anno fanno paura a tutti. Anfield, però, fa miracoli: 4-0 firmato Origi e Wijnaldum, con una doppietta ciascuno.

A Madrid, al Wanda Metropolitano, torna Salah, per sconfiggere la squadra a cui ha segnato il primo gol europeo della sua carriera. Prima con il Basilea, oggi con il Liverpool, prima in un’azione, ora su rigore, prima per la semifinale di Europa League, oggi per entrare nella storia della Champions. Dopo il gol di Salah, ci pensa Origi a chiuderla: il Liverpool è campione d’Europa per la sesta volta nella sua storia. Preghiamo.

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Oggi, il Messi d’Egitto, compie 27 anni. 27 come le reti nelle competizioni continentali, nelle quali partecipa dal 2013 ma che ha imparato a gustare solo dal primo giugno, quando Madrid è diventata, per una notte, Basyoun.

È entrato nei cuori di tutte le squadre in cui ha giocato, e la sua ricetta è semplice: divertiti, segna, alza le dita al cielo, inginocchiati e prega. Prega, perché tutto ti sarà ricompensato.

Oggi i tifosi cantano a squarciagola con lui “You’ll never walk alone”, ma Mohamed Salah sa di non camminare da solo fin dai primi calci al pallone di stracci, a piedi nudi. Con sé ha sempre quella palla, che tanto gli ricorda la Pietra Nera.

È la lezione di Momo Salah, il Faraone d’Inghilterra: testa in basso e bacio all’erba.

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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