QUELLO CHE NON SAPEVI

10 curiosità che (forse) non sai su Michel Platini

Il vostro credo calcistico, quando si parla di figure come la sua, conta relativamente. Aggiungete, all’avversità per le righe bianconere, magari anche della sana vecchia rivalità con i cugini d’oltralpe; tutto lecito, certo, ma altrettanto fuori luogo: Le Roi ti fa innamorare del pallone anche se in quel 9 luglio 2006 non hai tifato per i dieci davanti a Barthez. Andiamo a scoprire le 10 (e quante sennò?) migliori curiosità su uno dei francesi più forti passati nel nostro campionato: Michel Platini.

VAI DIRETTAMENTE A:
1. Scatto iconico
2. Difficoltà a scuola
3. Origini italiane
4. Rasoterra
5. Nils
6. Niente Metz? Poco male
7. Peléatini
8. Nerazzurro?
9. La telefonata
10. Concorde
Bonus. Kuwait

1. L’iconico scatto di Platini

Iconico: non ci sono aggettivi più adatti per definire questo scatto. Molto probabilmente, nel momento in cui pensiamo a Michel Platini, il nostro cervello ci conduce automaticamente a questa foto; ma il contesto, qual era?

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L’iconica foto di Michel Platini

8 dicembre 1985, Tokyo. Si disputa la 24esima edizione della Coppa Intercontinentale, con i bianconeri, vincitori della Champions League, che sfidano i campioni del Sud America, l’Argentinos Juniors. Con il risultato bloccato sull’1-1, Platini si inventa una perla: servito di testa da Laudrup, stoppa di petto, alza il pallone con il destro e lascia partire un sinistro imparabile.

Il direttore di gara Volker Roth, però, annulla, facendo scattare un’insolita protesta: Platini si sdraia come su un triclinium romano, incredulo di aver appena visto svanire una delle marcature più belle della sua carriera.

2. Difficoltà a scuola

Magnifico in campo, anche da piccolo, ma più in difficoltà di un attaccante in porta sui banchi di scuola. Per cercare di superare psicologicamente le sue lacune d’apprendimento, specialmente nelle materie scientifiche, continuava a ripetere una sorta di routine scaramantica:

Se tiro giù quel ramo con un tiro di destro, prendo 8 in matematica.

Morale della favola? Il ramo non rimaneva legato all’albero, ma l’8 rimaneva fluttuante nei suoi pensieri.

3. Le origini italiane di Platini

Di sicuro Platini il 9 luglio 2006 tifava per Zidane e compagni; le possibilità che non sia rimasto totalmente deluso dal risultato, però, permangono. Michel, infatti, possiede un ramo dipinto con il tricolore nell’albero genealogico: è il nipote di Francesco Platini (con l’accento sulla prima i, all’italiana), di Agrate Conturbia, nel novarese.

Nel 1914, il nonno di Platini (che dalla generazione successiva a Francesco si legge con l’accento sulla seconda i) decise di spostarsi in Francia, a Jœuf, in Lorena. Lì aprì “Le Café des Sportifs”, un bar costituito ad hoc per gli amanti del pallone; fu di vitale importanza per Michel, che in mezzo a quei tavolini imparò a dribblare.

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Platini in Francia-Italia dei Mondiali ’84

4. Rasoterra

Indubbiamente, uno dei suoi più grandi limiti è sempre stato il fisico, tozzo e decisamente non slanciato. Per questo motivo, da piccolo era universalmente conosciuto come “ratz”, diminutivo di “rase bitume”, che significa “rasoterra“; di gol rasoterra ne ha segnati a valanghe, ma è riuscito a coronare una gioia anche di testa…

5. Nils

Agrate Conturbia dista circa un’ora di macchina da Cuccaro Monferrato, dove nel 2007 ci ha lasciato Nils Liedholm; nato in Svezia, ma adottato dall’Italia, l’ex allenatore è stata una vera e propria icona del nostro calcio.

Dal 2011, l’Associazione Nils Liedholm premia una figura calcistica (e non solo) che si sia particolarmente distinta per i valori che ha sempre mostrato in campo e fuori l’ex allenatore di Milan e Roma.

Nel 2013, è toccato proprio a lui: nonostante non si fossero mai incontrati dalla stessa parte del campo, Liedholm non si è mai sottratto dall’elogiare le capacità tecniche di Le Roi.

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Trapattoni, il Liedholm di Michel Platini

6. Niente Metz per Platini

È il 1971 e Michel Platini sta aspettando l’occasione necessaria per scaldare i motori in vista della sua gara, una carriera da grande giocatore. Arriva, si chiama Metz; i biancogranata, però, lo scartano perché non riesce a superare il test polmonare.

Poco male, perché si presenta il Nancy, la squadra del presidente Claude Cuny, inventore delle sagome per le punizioni: non sarà mica un caso?

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Platini vittorioso con il suo Nancy in Coupe de France

7. Peléatini

Da O’Rey a Le Roi passano qualche decennio di storia calcistica, due icone di questo sport e due lingue romanze; per il resto, nulla di straordinario. La particolarità, però, risiede nel modo in cui Michel si firmava in giovane età: “Peléatini”. Questione d’ammirazione.

Maradona Pelé e Platini
Maradona, Pelé e Platini

8. Nerazzurro?

1978: “L’Inter ha in pugno Platini, a frontiere riaperte si conclude l’operazione”. Potreste immaginarvi, con tutta la fantasia di cui disponete, uno scenario simile? No? Beh, è stato molto vicino alla realizzazione: la squadra italiana in cui sarebbe dovuto andare, infatti, non era la Juventus, bensì la Beneamata. La storia, però, ha votato per il bianco al posto dell’azzurro, da affiancare al nero.

9. La telefonata

Ci spostiamo avanti di qualche anno, nel 1982. Una radio francese, Europe 1, aveva un gioco abbastanza particolare: un radioascoltatore qualsiasi aveva la possibilità di chiamare in trasmissione per riportare una notizia sfuggita ai media. Nel caso in cui fosse stato uno scoop importante, lo speaker l’avrebbe trasmessa ed il fortunato ascoltatore avrebbe incassato 500 franchi; era il cosiddetto “Téléphone Rouge“.

Un giorno, arriva una telefonata dall’aeroporto di Lione che recita:

Ho una richiesta di slot per un volo privato Cessna per Torino. Dentro c’è Michel Platini.

I media francesi contattano immediatamente i colleghi italiani, convinti che la stella del Saint-Étienne fosse destinata alla Milano nerazzurra. Nonostante lo scetticismo, la notizia inizia a circolare; l’aereo parte, attraversa le Alpi ed atterra in Piemonte: è il primo capitolo del romanzo firmato Platini con la Juventus.

Boniperti e Platini
Boniperti e Platini

10. Concorde

Una figura a dir poco fondamentale nella carriera di Michel Platini è stata quella dell’omonimo Michel Hidalgo, CT dal 1976 al 1984, buona parte degli anni d’oro del fuoriclasse con il 10. Il suo allenatore in Nazionale, che lo stimava come nessun’altro (e ci mancherebbe), una volta disse:

Platini è come il Concorde: se ce l’hai, meglio farlo volare verso l’estero.

Un bene pregiato come l’aereo da trasporto supersonico, un patrimonio della Francia intera: Michel Platini, un 10 légendaire.

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Una maglia, un numero, un’icona

Bonus. Platini tra Francia e… Kuwait

Chiudiamo con una chicca datata 27 novembre 1988. Michel ha già appeso gli scarpini al chiodo da diverso tempo: i problemi alle caviglie l’hanno martoriato, precludendo la possibilità di vedere all’opera per ancora svariate stagioni Le Roi.

Il richiamo del manto erboso, però, non lo abbandona; in occasione di un’amichevole tra la Nazionale del Kuwait e quella della Cecoslovacchia, l’emiro Jamir III al-Ahmad lo invita ad Al Kuwait per indossare un’altra divisa blu, non quella della Francia. Platini gioca, non segna ma fa divertire: è l’ultimo atto calcistico più stravagante per il fuoriclasse venuto dalla Lorena.

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