Verso Barcellona-Lione

Vi trovate a Barcellona e state freneticamente camminando per la Rambla cercando sul vostro smartphone quale metro prendere per visitare la Sagrada Familia (o il Camp Nou, a noi amanti del calcio decisamente più familiare, senza nulla togliere a Gaudì). All’improvviso il vostro prezioso telefonino si scarica e siete costretti a chiedere indicazioni ad un tifoso (caso strano) del Barça. Dopo avervi spiegato come arrivare alla casa di quello che è més que un Club, scambiate quattro chiacchiere con il vostro nuovo amico che (ancora più strano) vi intrattiene parlandovi di come senza dubbio Messi sia il più forte al mondo, del fatto che al Real siano dei perdenti e, soprattutto, di triplete.

Il triplete per i tifosi del Barça è qualcosa di sacro, è un motivo d’orgoglio e di vanto. Nel 2009 sono entrati nella storia vincendo per la prima volta nella stessa stagione la Liga, la Copa del Rey e la Champions (a cui hanno aggiunto Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea e Mondiale per Club), mentre nel 2015 hanno raggiunto la gloria compiendo un’altra volta l’impresa.

Quest’anno in Catalogna tira buon vento: il Barça targato Valverde è una macchina da guerra che sembra non avere punti deboli. In campionato può vantare un discreto vantaggio di 7 punti sull’Atletico, è in finale di coppa di Spagna contro il Valencia di Kondogbia e Piccini e in Champions…siamo così sicuri che il triplete possa tingersi di blaugrana anche quest’anno?

La domanda è tutt’altro che scontata, perché ai sorteggi degli ottavi di finale l’ex calciatrice francese Laura Georges ha pescato un’outsider bella tosta per gli azulgrana: i bad boys del Lione. All’andata, allo Stade des Lumières, la squadra guidata da Bruno Génésio ha saputo reggere con una prova di grande sacrificio agli attacchi del trio delle meraviglie composto da Dembelé, Suarez e la Pulga, portando a casa un ottimo 0 – 0 in vista della trasferta al Camp Nou.

Memphis (Depay)

Les Rouge et Bleus si sono sempre dimostrati una compagine capace di puntare sui giovani, tant’è che un altro famoso soprannome per la squadra lionese è Les Gones, ossia “i bambini”, ma mai come quest’anno si erano dimostrati pronti ad affrontare Ligue 1 e coppe con una rosa composta da calciatori con un età media di soli 24,2 anni. Sulla via della pensione insomma.

I ragazzi del Lione stanno attirando le attenzioni di mezza Europa: le big aspettano il mercato estivo solo per puntare ai vari Aouar, Mendy e Ndombele, per citarne alcuni. Ma la vera bomba in casa Olympique è un’altra: ha il numero 11, ama i tatuaggi e la boxe. Non colpisce sul ring, però: stende gli avversari a suon di gol e assist, rispettivamente già 10 e 12 in questa stagione.Memphis Depay - Riserva di Lusso

L’abbandono

Memphis nasce il giorno prima del San Valentino 1994 a Moordrecht, dove inizia a dare i primi calci al pallone. A 12 anni firma il suo primo contratto con il PSV (nonostante il nonno tifasse Ajax): predestinato. Il nonno è stato una figura di gran rilievo per Memphis, abbandonato a soli 4 anni dal padre Dennis. Questo triste avvenimento lo ha condizionato per tutta la vita, tant’è che su una sua maglia non troverete mai scritto “Depay”: Memphis ha sempre sdegnato il suo cognome.

Gli inizi e lo united

Nonostante nasca come ala sinistra, spesso è stato impiegato come seconda punta, ruolo nel quale può bruciare in velocità i difensori avversari, bucandoli tramite delle verticalizzazioni, il punto forte dell’elegante centrocampo del Lione. Grazie alle sue caratteristiche tecniche, 4 anni dopo il debutto in Eredivisie con il PSV e dopo aver messo a segno 39 reti, fa il grande salto in Premier League, dove indossa la delicata numero 7 del Manchester United: no, non sente la pressione il ragazzo. A volerlo ad Old Trafford è Louis Van Gaal, in quel momento allenatore dei Red Devils e grande estimatore della freccia olandese.Memphis Depay - Riserva di LussoQualcosa, però, va storto: Memphis non sfonda e colleziona appena due reti in 33 presenze con la maglia dello United. I tifosi non sopportano la sua scelta di prendere quel numero, il tanto amato 7 indossato in passato da Best, Cantona ed un certo Cristiano Ronaldo. Così, fa le valigie e si accasa nella squadra che mercoledì si gioca la cosiddetta opportunità one time only. In Sudamerica partite del genere sono soliti chiamarle mata-mata, o sei dentro o sei fuori.

Sognando l’impresa

Certo, sarà come scalare una montagna, ma che dico una semplice montagna, sarà come scalare l’Everest: il Barça quest’anno sbaglia poco. Ma Génésio può contare sul suo pupillo con la numero 11, che talvolta si diverte anche a scrivere pezzi rap (e non è niente male, ascoltare per credere). Mercoledì è la grande noche, la grand soir. Il Barcellona per confermarsi, il Lione per l’impresa.

L’osservato speciale è uno solo; come tutti, ha un nome e un cognome, ma non fatelo arrabbiare: non chiamatelo Depay.Memphis Depay - Riserva di Lusso

 

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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