Mozart, Van Gogh, Pollock.. artisti, innovatori, scolpiti nella storia della cultura mondiale. Due parole per descriverli: genio e sregolatezza. Nonostante il loro intelletto, la scaltrezza e l’estro creativo, non sono mai riusciti a limitare i propri eccessi ed i propri vizi. Un po’ come successo ad uno dei talenti calcistici più sopraffini degli ultimi 10 anni; forse un po’ meno “genio” e decisamente più “bomber”, ma in ogni caso accomunato ai mostri sacri citati in precedenza per la sua sregolatezza: Mario Balotelli.

Un caos già dal principio

Prendete una camera in perfetto ordine, pulita in ogni angolo ed osservatela. Fatto? Bene, ora mettete in disordine tutta la camera, frantumate in mille pezzi tutto ciò che potete rompere e siate soddisfatti: avete appena ricreato la parabola della vita di Mario Balotelli.

La camera, per Mario, è disordinata già dal 1992, quando il futuro attaccante dell’Inter ha 2 anni. Thomas e Rose Barwuah, immigrati ghanesi, dopo essere riusciti a farlo nascere sul suolo italiano, a Palermo, sono costretti ad affidare il piccolo Mario ad una famiglia bresciana, i Balotelli. Di certo, non un buon inizio. Ciononostante, Mario cresce bene a Brescia e, soprattutto, matura un senso di appartenenza alla patria non indifferente. Nella cerimonia di consegna della carta d’identità italiana, ottenuta solo dopo la maggiore età, Mario ha affermato:

Sono italiano, mi sento italiano, giocherò sempre con la Nazionale italiana.

Balotelli lo conosciamo tutti, sappiamo quanto il suo carattere abbia negativamente influito nella sua carriera. Be’, non pensate che questo deficit lo penalizzi solo ora. All’età di sette anni, dopo aver praticato judo, karate, atletica, nuoto e pallacanestro, si innamora del pallone e del campo da calcio dell’U.S.O. San Bartolomeo; tutto bello, direte voi. Sì, peccato che la sua prima avventura calcistica non finisce benissimo: i genitori degli altri bambini minacciano la società di non portare più i figli agli allenamenti per il pessimo carattere di Mario, che, così, passa alla squadra dell’oratorio di Mompiano, nel bresciano. Mario è forte, com’è sempre stato: Atalanta, Brescia, Chievo ed Hellas Verona mettono gli occhi su di lui, ma tutte rinunciano per il carattere della giovane stella.

Alla fine qualcuno scommette su di lui: è il Lumezzane, che versa nelle casse dell’U.S. Oratorio Mompiano un milione di lire in attrezzatura sportiva. Nel 2001 approda nel settore giovanile dei Valgobbini e nel 2006 fa il suo esordio in prima squadra; è il 2 aprile, Mario non ha ancora 17 anni ed attira l’interesse di Fiorentina e Barcellona. Chissà cosa sarebbe potuto essere in blaugrana…

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Inizia il sogno, che diventa un incubo

La sua avventura nel grande calcio inizia sui campi del Centro Sportivo “Giacinto Facchetti” ed allo Stadio Breda di Sesto San Giovanni: è il profumo dell’erba della Primavera, è la vernice nerazzurra sulle pareti degli spogliatoi. L’Inter lo acquista per 360 mila euro e Mario ripaga la fiducia con il rigore decisivo nella finale del campionato Primavera 06/07; da quel momento diventa il leader della formazione allenata da Vincenzo Esposito, che poteva contare su elementi come Jonathan Biabiany e Leonardo Bonucci. In 13 partite con l’Under-19 segna 10 gol: brucia le tappe, arriva la Serie A.

Gioca il suo primo minuto con la 45 nerazzurra a Cagliari il 16 dicembre 2007: niente di che. Peccato che tre giorni dopo parte titolare all’Oreste Granillo di Reggio Calabria e sigla la sua prima doppietta da professionista nel 4-1 esterno contro la Reggina, che ipoteca il passaggio ai quarti di finale. Il 30 gennaio arriva il suo primo big match della carriera: l’Inter, dopo il 2-2 di San Siro, va a Torino per il derby d’italia valido per l’accesso alla semifinale di Coppa Italia. Balo è titolare e ci mette pochissimo a mettere la propria firma sulla partita: al 10′ Maniche fa un lancio profondo verso l’italo-ghanese, che tiene fisicamente Birindelli, stoppa di petto e di controbalzo batte Belardi. Bang: 1-0. Ma non è finita qui, perchè al 53′ la difesa della Juve ci ricasca. Stankovic mette uno spiovente teso in mezzo, Balo aggancia, si gira e con un destro micidiale fa 3-2: a 17 anni ha deciso con una doppietta un derby d’Italia. Bisognerebbe avere una DeLorean per risolvere la sua carriera..

Termina il primo anno con la prima squadra aggiungendo due trofei al suo palmarès, lo Scudetto e la Supercoppa Italiana; inoltre, in 15 presenze mette a segno 7 gol e fornisce 3 assist: mica male per un ragazzino. L’anno successivo si consacra definitivamente come astro nascente del calcio italiano, nonostante gli screzi con il neo allenatore dei nerazzurri Josè Mourinho. In poco più di due mesi sigla 7 gol, risultando decisivo per lo sprint finale dell’Inter verso il primo Scudetto con il portoghese in panchina. L’anno successivo è il ritratto del Dorian Grey balotelliano: vince tutto con l’Inter ma si fa odiare dal popolo nerazzurro per un gesto, l’aver buttato la maglia senza rispetto per la storia della squadra.

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L’Inter si gioca l’accesso alla finale di Champions League ospitando al Meazza gli alieni del Barcellona; miracolosamente il risultato è sul 3-1 per i padroni di casa, quando Josè Mourinho decide di far vivere una notte da sogno a quel ragazzo con l’accento bresciano: Balo, però, è svogliato, spreca passaggi importanti e si guadagna i fischi di San Siro. La sua reazione? A fine gara prende la maglia e la lancia per terra. No, così non va. Mario termina la sua avventura all’Inter dopo aver festeggiato con i compagni la vittoria della Champions League: emigra in Inghilterra, dove Mancini vuole riallenarlo. Inizia l’avventura al City.

Perchè sempre tu, Mario?

Prima di prendere casa a Manchester, però, c’è da fare una cosa: la maturità. Sì, Mario Balotelli ha fatto l’esame di maturità tre mesi dopo aver vinto la Champions League: alla fine esce con 60, la sufficienza che spera di non prendere mai nei voti dati dai giornalisti inglesi nella sua prima stagione a casa della Regina. Il tutto, però, senza fare danni:

Qui dicono che sono un bad boy? Ma no.. sono solo un po’ vivace.

Mario, dai: non prenderci in giro. La lista delle balotellate (neologismo inserito nel vocabolario Treccani) della sua prima avventura inglese è talmente lunga che le sue marachelle non si contano sulle dita di due mani. Proviamo a fare ordine:

  • Agosto 2010: Balotelli fa un incidente con la sua R8 nuova di zecca; gli agenti di polizia lo fermano e notano 5 mila sterline in tasca:Come mai ho così tanti soldi in tasca? Perchè sono ricco“. Iniziamo bene..
  • Dicembre 2010: Wilshere lo batte nella corsa al premio come miglior giovane della Fifa. Mario commenta così: Qual è il suo nome? Wil.. No, non lo conosco“.
  • Marzo 2011: Mario si diverte a lanciare freccette contro i giocatori delle giovanili dei Citizens. Così, a caso.
  • Maggio 2011: al termine della finale di FA Cup vinta contro lo Stoke City, Mario pronuncia le seguenti dichiarazioni: “Se questa è stata la mia migliore partita con il City? A essere sincero questa è stata una stagione di merda, posso dirlo?” . Onesto.
  • Luglio 2011: Mancini (infuriato, giustamente) sostituisce Balotelli per un inutile colpo di tacco davanti alla porta in amichevole contro i LA Galaxy; eh no Mario, così non si fa..
  • Ottobre 2011: Alla vigilia del derby di Manchester, un fuoco d’artificio scoppiato in bagno crea un incendio in casa Balotelli. Il giorno dopo, nello storico 6-1 inflitto ai Red Devils ad Old Trafford, Balo esulta con l’iconica maglietta con la scritta Why always me?“. Leggendario oserei dire.

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  • Dicembre 2011: a Balo piace l’indiano, quindi perchè non violare il coprifuoco di 48 ore imposto da Mancini prima della sfida al Chelsea (successivamente persa 2-1, prima sconfitta stagionale) per andare a mangiare in una curry house?
  • Gennaio 2012: Mario scambia la testa di Scott Parker per una talpa nel celebre gioco in cui bisognava acchiappare i piccoli roditori: lo calpesta e si becca 4 giornate di squalifica. Delicato.
  • Marzo 2012: Balotelli irrompe a casissimo nella conferenza stampa di Stramaccioni come nuovo allenatore dell’Inter. Boh.
  • Gennaio 2013: tre mesi dopo essere stato inserito nella lista dei 23 candidati al Pallone d’Oro, Balotelli viene alle mani con Roberto Mancini in allenamento, lacerando del tutto il rapporto con l’allenatore di Jesi. Facepalm.

Dopo la rissa col Mancio, Mario torna in Italia, al Milan. L’esperienza al City, che doveva lanciarlo nell’olimpo degli attaccanti d’Europa, non ha fatto altro che rendere note al grande pubblico le voci sul pessimo comportamento di Balotelli.

Lascia Manchester con 30 gol e 7 assist in 80 partite, 1 FA Cup, una Premier League e un sacco di freccette lanciate ai ragazzi delle giovanili del City. “Oooh Balotelli, he’s a striker, he’s good at darts”.. Sì, tifosi inglesi, è proprio bravo a lanciare freccette.

Ritorno in Italia, tra una figlia, una copertina e un Europeo

Dicevamo, il rapporto con Mancini era ormai nel cestino dell’immondizia. Così, 28 giorni dopo la rissa con colui che l’ha fatto esordire in Serie A, Balo torna in Italia: lo prende il Milan, a detta di Balo quella che è sempre stata la sua squadra del cuore. Ricordate la maglia offerta da Valerio Staffelli a Mario quando giocava all’Inter? Be’, potete immaginare di che squadra fosse visto il clamore provocato da quell’intervista..

Prima di passare al periodo rossonero, però, ripercorriamo alcune tappe fondamentali nella vita di Mario Balotelli che ci siamo persi per strada; succede tutto nel 2012. Circa due anni dopo aver esordito con la maglia della Nazionale, è il punto di riferimento nell’attacco Azzurro agli Europei 2012: Mario domina quella competizione, risultando marcatore a pari merito con Torres, Mandzukic, Dzagoev, Iniesta, Mario Gomez e CR7. Di Euro2012, però, ricordiamo una cosa in particolare.

Al Narodowy di Varsavia, l’Italia si appresta ad affrontare i rivali di sempre, la Germania, che al 20′ va sotto; Cassano si traveste da Harry Potter e fa la magia: palla nascosta tra i piedi, Hummels al bar, cross per Balo che di testa insacca. 1-0. 16 minuti dopo, un’azione che rimarrà nella storia: lancio con il contagiri di Montolivo, che trova Balo indisturbato. Stop, controllo di sinistro e missile sotto il sette: Neuer è battuto e Balotelli regala l’istantanea dell’Europeo, togliendosi la maglia e celebrando alla Hulk.

mario balotelli riserva di lussoL’Europeo ucraino-polacco finirà male per noi, con un pesantissimo 4-0 dai marziani della Spagna, ma i mesi successivi danno due gioie a Balo: il TIME gli dedica la copertina dell’edizione internazionale e qualche mese dopo lo include nella lista dei 100 uomini più influenti al mondo nel 2012. Il 5 dicembre, invece, nasce Pia, la primogenita di Balotelli, avuta dall’ex fidanzata Raffaella Fico. Si prospetta un’infanzia con un papà modello per la piccola.

Ma torniamo al Milan. Mario, al suo ritorno in Italia, spacca tutto: in 13 partite segna 12 gol, portando i rossoneri ai preliminari di Champions League. L’anno successivo, però, va male, anzi, malissimo. Dopo essere riuscito in metà stagione a trascinare i rossoneri fino al terzo posto, Balo sembra quasi arrendevole. Lo dimostra il 22 settembre 2013, quando nella sconfitta interna contro il Napoli sbaglia il suo primo rigore in carriera (escludendo la Primavera): Reina lo neutralizza, interrompendo la striscia consecutiva di 21 rigori su 21. La stagione termina con 18 reti e 7 assist in 41 partite, ma dopo il deludente Mondiale brasiliano Balo lascia il Milan. Destinazione? Anfield Road, per sostituire il pistolero Suarez. Lì trova Brendan Rodgers, che ha saputo rigenerare lo stesso Suarez, Sturridge e l’ex Inter Coutinho; che sia la volta buona per Mario? SPOILER: no.

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You’ll never walk alone.. davvero?

Balotelli is absolute garbage. Lazy, bad attitude, doesn’t release ball and any chance of ever being onside?“. Per chi non mastica discretamente l’inglese, “Balotelli è spazzatura. Pigro, brutto atteggiamento, non passa la palla ed è sempre in fuorigioco“. No, non è un tifoso del City che si sfoga dopo una brutta prestazione di Mario nel periodo buio con la maglia celeste. Il tweet in questione è stato scritto da un tifoso dei Reds il primo ottobre 2014, ossia circa un mese dopo il suo acquisto dal Milan.

Non è l’unico: “egoista e incapace di giocare con il resto della squadra” oppure “venderlo il prima possibile, magari già a gennaio“. Il 26 ottobre i tifosi ad Anfield possono restituire la maglia di Mario in cambio di leggende del passato come Robbie Fowler o Michael Owen. L’avventura di Balotelli al Liverpool è un totale fallimento: eliminati da Basilea e Real Madrid nella fase a gironi della Champions League, eliminati ai sedicesimi di Europa League dal Beşiktaş, sesti in campionato e senza coppe nazionali. 4 gol in 23 gare, solo 1 in Premier League. Mario, i tifosi della Kop ti lasciano camminare da solo.

Nessuno vuole sborsare una singola moneta per portare Balotelli via da Liverpool, così i Reds sono costretti a cederlo in prestito al.. Milan. Al Milan?! Sì, il presidente Berlusconi vuole dargli un’altra chance in rossonero, ma Mario continua a non farsi voler bene. Anche a causa di un lungo stop per pubalgia, Mario non incide mai nella stagione del Milan e segna solo 3 gol, di cui 2 contro l’Alessandria in Coppa Italia. Il Milan non lo riscatta, il Liverpool è disperato e lo vende a zero, inserendo però un 30% di conguaglio in caso di cessione futura. La prossima destinazione di Mario? Libertè, egalitè, Balotellè. Vive la France!

Una nuova vita in Costa Azzurra

Eh sì, proprio una nuova vita. Lo si nota anche dal retro della sua nuova maglia, ancora una volta rossonera ma non più del Milan: al Nizza Balotelli prende il 9, numero mai utilizzato se non in Nazionale. Addio (o forse arrivederci) all’amato 45, che però ha portato anche diversi problemi. È un nuovo Balo, molto più bomber e decisamente meno sregolatezza.

Nella prima stagione all’Allianz Rivera raccoglie un buon bottino, segnando 17 gol in 28 partite, di cui 5 nelle prime tre partite di Ligue 1 contro Marsiglia, Monaco e Lorient. Nel 17/18 le cose vanno ancora meglio: da 17 i gol passano a 26, con 10 presenze in più. Mario è amato dai tifosi, Nizza sembra davvero l’Eden balotelliano.

Poi, all’improvviso, il sogno svanisce. Puff, Mario si trova senza la titolarità e senza reti in campionato. Patrick Vieira, suo compagno di squadra all’Inter ed al City, non vede niente di positivo in lui e non lo convoca per 10 partite su 20: Nizza è diventato il lago ghiacciato di Lucifero, altro che Eden. Balo allora, già abituato in carriera a fare uno smacco alle sue ex squadre, passa ai rivali acerrimi del Marsiglia, compagine allenata dall’ex Rudi Garcia. Siamo arrivati al 2019.

Mario non riesce a portare il Marsiglia alle fase a gironi di Europa League, ma segna spesso in campionato, come dimostrano i numeri: in 15 gare sigla 8 reti. La più iconica è quella del 3 marzo contro il Saint-Étienne: Thauvin batte un angolo col sinistro, Mario perde l’equilibrio ma riesce a colpire il pallone in spaccata, battendo Ruffier. Poi, come Totti in quel derby del gennaio 2015, prende lo smartphone da un fotografo e aggiorna le sue instagram stories con un video iconico: inquadra se stesso e molti dei suoi compagni, oltre alla curva del Marsiglia.

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Corsa a due per il nuovo capitolo firmato Balotelli

L’estate 2019 rappresenta un qualcosa di inedito per l’oggi 29enne di Palermo: per la prima volta in carriera, Balotelli è svincolato. Nonostante l’ennesima balotellata (ha offerto duemila euro ad un uomo napoletano solo per la curiosità di vederlo entrare nell’acqua del porto di Napoli con una Vespa), Mario sembra voler cambiare definitivamente, dentro ma soprattutto fuori dal campo. Non ha intenzione di fermarsi, anzi, vuole una nuova sfida.

Al momento è una corsa a due, con due outsider alle spalle: Flamengo e Brescia in pole, Hellas Verona e, a sorpresa, Napoli dietro. Il Flamengo è attualmente una delle compagini più in forma in Sudamerica, grazie anche alle reti di Gabigol, un Balotelli brasiliano con il ciuffo biondo. Che a Mario non venga in mente di entrare nella lista esclusiva di coloro che hanno vinto sia Libertadores che Champions League? Ci starebbe bene in mezzo ai vari Tevez, Neymar e Ronaldinho. L’ipotesi brasiliana è senza ombra di dubbio attraente, ma Rio de Janeiro porta molte distrazioni, le quali non hanno mai fatto bene nella carriera di Balo. Il Flamengo, convinto di portarsi a casa l’ex Inter e Milan, ha proposto un’offerta shock al suo agente, Mino Raiola: 10 milioni subito a Mario più un ingaggio da 5,4 milioni per i prossimi 18 mesi (300mila netti al mese). In più, Enock, fratello di Mario, sarebbe destinato al Boavista, club di Serie D brasiliana. Sono tanti soldi, ma il richiamo di casa è assordante.

Il Brescia, infatti, vuole fare il grande botto: creare un attacco da sogno, con bomber Donnarumma ad affiancare il padrone di casa, il figliol prodigo, chiamatelo come volete. Mario è fortemente attratto dall’ipotesi Brescia, tant’è che ha quasi rifiutato l’offerta proveniente dall’altra parte dell’oceano. Deve solo scegliere: Sudamerica o Europa, Copacabana o Piazza della Loggia, il presente proiettato al futuro o quello che volge all’infanzia. Mentre Mario sta cercando di decidere, sullo sfondo si sono presentate Hellas Verona e Napoli, che lo vorrebbero (come il Brescia) riportare in patria.

In attesa di conoscere il nuovo capitolo del romanzo calcistico di Mario Balotelli, non possiamo far altro che fare gli auguri di buon compleanno ad un campione che, purtroppo, si è un po’ perso per strada, da Milano a Manchester, passando per Liverpool e Nizza. Balotelli è un uomo nuovo, quindi niente regali indesiderati. Evitate freccette, fuochi d’artificio e poster di Jack Wilshere, non vorrei che prendesse altre multe salate.

Auguri Mario, il Brasile ti aspetta, così come Brescia, casa tua.

Scelta esotica o scelta di cuore? Per scoprirlo basta sfogliare pagina: il libro sulla vita di Balotelli è ancora lontano dall’essere concluso.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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