Su Wikipedia, alla voce Marco Sau, si parla di un “attaccante moderno, che nasce come punta centrale ma le sue caratteristiche fisiche e l’attinenza tattica sommate a una buona tecnica, velocità e resistenza fanno di lui una seconda punta ideale, abile a disimpegnarsi con entrambi i piedi. La sua carriera però è costellata da numerosi infortuni di tipo muscolare che ne hanno ridotto le presenze in campo.”

Marco Sau, gli inizi

Un giocatore nato per correre dietro ad un pallone sui campi di provincia e metterla dentro di tanto in tanto, quando dopo una progressione di 40 metri ti ritrovi solo davanti al portiere. Una carriera iniziata nella sua Sardegna, prima al Tonara e poi nelle giovanili del Cagliari, dove dopo un paio di stagioni in Primavera comincia la lunga trafila di prestiti in giro per l’Italia che lo porteranno, per sua fortuna, alla corte di Zdeněk Zeman (sempre lui quando si parla di giovani talenti) nel 2010 in quel di Foggia.

Qualcosa come 20 gol in 33 presenze tra le fila di pugliesi ed una maturità raggiunta ormai tra i professionisti che sembravano averlo definitivamente lanciato nel calcio che conta.

Alcune diatribe legali legate a delle situazioni poco limpide effettuate nel passaggio Cagliari-Foggia minano però la sua tranquillità.

Il calciomercato non si deve fare nelle aule dei Tribunali – tuonerà il suo legale al termine della querelle – altrimenti le squadre le faranno i giudici. Il corretto operato del Cagliari Calcio è stato ritenuto totale.

Il ritorno in terra sarda, l’anno di transizione alla Juve Stabia e il definitivo rientro al Cagliari lo porteranno finalmente ad essere il giocatore che tutti conosciamo, capace di stabile il record di gol segnati con la maglia rossoblu da un sardo, essere il primo sardo ad andare in doppia cifra con il Cagliari, e a mettere infine la firma sul primo storico gol alla Sardegna Arena.

Marco sau che sorride

Chi è Marco Sau?

E’ un attaccante moderno, ha velocità e resistenza, vede la porta. E’ un giocatore che fa la fortuna degli allenatori, perché si adatta alle esigenze del tecnico.

Parola di Cesare Prandelli, il CT che lo ha fatto esordire in nazionale.

I tanti infortuni in carriera lo hanno privato troppo spesso dalla gioia del campo, e a noi amanti del bel gioco di un talento che avrebbe meritato molto più di quanto purtroppo la carriera fino ad oggi gli ha regalato.

Autore

Cresciuto a suon di pizza, calcio e fogli sparsi sulla scrivania. Amo in egual misura il rumore delle dita che battono sulla tastiera e il turno infrasettimanale, il boato allo stadio dopo un gol e il tè a casa durante gli anticipi delle 18.

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