Il 7 maggio 1999, Marco Materazzi si trova a Liverpool, sulla sponda dipinta di blu del fiume Mersey. Ha la numero 15 dell’Everton, che non ha indossato nelle ultime tre gare di campionato: non lo convocano, forse sarà per la sua attitudine a farsi sbattere fuori prima del 90′. Il giorno dopo i Toffies ne rifilano 6 al West Ham, ma Marco non è della partita. Chissà se quel giorno ha visto la première dell’ultima pellicola dei fratelli Wachowski: di questo Matrix ne sentirà parlare spesso..

Non si è mai abituato ai ritmi del Paese della Regina, così frenetico e luminosamente inquinato: è nato e cresciuto al Sud, immerso nella tranquillità e nella frivola lentezza del meridione. Esattamente 46 anni fa nasce a Lecce, perchè papà Giuseppe era il capitano dei giallorossi. La permanenza di Marco in Salento, però, è decisamente breve: segue papà in giro per l’Italia, dato il suo nuovo ruolo da allenatore. A 15 anni la sua carriera calcistica entra nel vivo: matura con le giovanili della Lazio e, successivamente, con il Messina.

A 18 anni esordisce in Promozione, con il Tor di Quinto. La sua ascesa verso l’alto è rappresentata da una scala ripida con un numero esorbitante di gradini, ma la voglia di fare non gli è mai mancata: in poco tempo raggiunge il professionismo, con il Marsala ed il Trapani. Poi, scoppia l’amore: arriva il Perugia.

Materazzi: con il cuore a Chicago, con i tacchetti a Perugia

Quel 23 è sempre stato iconico: o lo ami o lo odi, niente da fare. Per la prima volta lo indossa con i Grifoni, squadra grazie alla quale si toglierà diverse soddisfazioni; ma perchè quel numero?

Avevo 22 anni, giocavo nel Perugia e in ritiro passavo quasi tutto il tempo libero a vedere in tv le gare NBA: Michael Jordan era fantastico, faceva cose fantastiche. Così decisi di avere il 23 sulla maglia.

A talento bisogna migliorare, ma se ci concentriamo sulla grinta e sugli attributi, be’, da Perugia a Chicago è un attimo. Nessun eresia, parlano i numeri: nella sua prima sfida alla Juventus, sigla il primo di molti gol in Serie A. Si ripete 12 giornate dopo, nella goleada esterna contro la Reggiana. L’anno successivo, in Serie B, il bottino cresce notevolmente: nelle prime 8 giornate di campionato è già a quota 3. Marco, però, ha anche un difettuccio: è cattivo, in senso lato. Morde le caviglie degli avversari come se giocasse negli anni ’60, non riuscendo il più delle volte a limitare i danni: il risultato? 15 cartellini stagionali, compresa un’espulsione rimediata contro l’Ancona.

Dopo la deludente parentesi anglosassone, Materazzi torna a casa sua, tra le colline umbre. Sarà l’aria di casa, saranno gli strangozzi, il tartufo, il forte legame con Mister Cosmi, la fascia da capitano.. sarà quello che volete, ma l’inizio del millennio fa bene al nativo di Lecce: entra di diritto nella storia dei difensori con più reti in Serie A grazie alle 12 reti stagionali in 30 partite. Che sia di testa o su rigore (ne ha segnati 7 quella stagione) non importa, l’epilogo è sempre lo stesso: il portiere avversario si dispera, Marco corre per il campo come un pazzo.

Prima di concludere la sua esperienza con la maglia dei Grifoni, il suo Perugia si rende protagonista di un vero e proprio miracolo sportivo. All’ultima di campionato, Materazzi & Co. ospitano la Juventus, che deve assolutamente conquistare i 3 punti per vincere lo Scudetto. Una prestazione magistrale della difesa biancorossa, però, sbarra la strada ai sogni di vittoria in salsa bianconera: Materazzi chiude tutto ciò che c’è da chiudere e Calori decide il match con un destro atipico in area di rigore. Materazzi batte Zidane 1-0: il futuro ci riserverà la rivincita..

marco materazzi riserva di lusso

Nonostante il suo desiderio di proseguire la carriera in Umbria, anche lui sa con certezza che per vincere ha bisogno di allargare i propri orizzonti. Magari di 460 km, la distanza tra il Renato Curi biancorosso e il Giuseppe Meazza nerazzurro.

Mai fuori dalle righe

Le prime annate di Marco all’Inter sono abbastanza sottotono: eliminazione in semifinale di Coppa UEFA, eliminazione per mano dei cugini rossoneri in Champions e campionati conclusi a pochi punti dalla prima posizione. Ciò che è degno di nota, invece, sono due episodi nei quali Materazzi ha espresso la sua calma e pacatezza. Come detto, l’Inter di questi anni eccelle nel non riuscire a vincere lo Scudetto; nella stagione 01/02, per esempio, l’Inter conclude il campionato a 69 punti, due in meno della capolista Juventus.

Nella gara decisiva per la conquista del campionato, l’Inter sfida la Lazio. Lo conoscete tutti, quel funesto 5 maggio per i tifosi interisti: l’Inter perde 4-2 e l’Olimpico, al termine dei 90 minuti, diventa un ring di arti marziali miste: Materazzi, tranquillo e pacifico, va alle mani con gli avversari. Le telecamere riprendono il difensore goleador mentre urla qualcosa ad Alessandro Nesta:

Vi ho fatto vincere lo Scudetto.

Tutto nella norma. Marco si riferisce alla vittoria del campionato da parte della Lazio, arrivata in parte anche grazie a quella vittoria perugina contro la Juve del 14 maggio 2000. L’abbiamo capito: Materazzi e maggio non vanno d’accordo.

Anche febbraio, però, non sembra essere nelle sue corde: il primo febbraio 2004, a pochi mesi dal tracollo nerazzurro a -23 dalla capolista Milan, Materazzi si dimostra un ottimo pugile: destro secco a Cirillo, difensore del Siena. Il risultato? Squalifica da ogni campo (anche per le partite in Nazionale) fino al 29 marzo. Well done, Matrix.

Qualità quasi “sovrannaturali”

“Il soprannome gliel’ho messo io e ne sono molto orgoglioso. Mi sa che chiedo il copyright.. L’ho chiamato Matrix perché l’ho visto subito con qualità quasi sovrannaturali, come Keanu Reeves nel film. Un supereroe”. Roberto Scarpini, storica voce nerazzurra, parla così del soprannome di Marco. In effetti, ha ragione: la Marvel potrebbe farci un film e riempirebbe le sale. Imprevedibile, fuori dall’ordinario, devastante se in giornata. Matrix, inoltre, rappresenta alla perfezione il suo dilemma esistenziale dentro al campo: di giorno difensore alla Thomas A. Anderson, di notte diventa un implacabile Neo: segna a raffica.

Sono le qualità che stupiscono anche Marcello Lippi, che lo convoca per la rassegna iridata in Germania. Partito inizialmente in panchina contro Ghana e Stati Uniti, si costruisce a modo suo il cammino verso l’11 titolare: subentra ad Alessandro Nesta e segna la sua prima rete con la maglia azzurra. Poi – dai è Marco, potete aspettarvelo – si fa buttare fuori agli ottavi contro l’Australia. Salta i quarti con l’Ucraina ma è protagonista nelle ultime fasi della competizione: eccome se è protagonista..

Dopo un’ottima prestazione ai danni della Germania, arriva il grande giorno. Italia – Francia è LA partita. Quella da vincere, di cui ricordarsi per sempre; Italia – Francia, inoltre, è la partita di Marco Materazzi: la domina lui, dall’inizio alla fine. Matrix è protagonista nei 3 momenti chiave della gara:

  • causa il rigore che porta la Francia in vantaggio per un fallo su Malouda;
  • svetta di testa su angolo di Pirlo e riporta l’Italia in partita;
  • il fattaccio.

Il fattaccio. Non c’è altro modo per definirlo: goduria per noi italiani, disgrazia per i cugini d’oltralpe. Il tutto in 6 parole, semplici quanto dirette:

Preferisco la puttana di tua sorella.

Bang: Zidane non ci pensa due volte e lo stende con una testata in pieno petto. La reazione di Fabio Caressa in telecronaca la conosciamo già come fosse un Vangelo, quella dei 25.324.000 italiani davanti alla TV la possiamo immaginare. Zizou conclude così la sua carriera e l’Italia sale sul tetto del mondo. Materazzi 2 – 0 Zidane: sarà per un’altra vita.

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Da Milano a Chennai con scalo a Madrid

Vi ricordate il Materazzi goleador con 12 reti in campionato? È tornato. Nella seconda stagione sotto la guida di Roberto Mancini, il nativo di Lecce sigla 10 reti in Serie A, tra cui una meravigliosa rovesciata contro il “suo” Messina e la doppietta contro il Siena che vale lo Scudetto. Ah, non dimentichiamoci il gol nel derby: Figo cerca Ibra sul secondo palo, ma la parabola su punizione trova il 23: facile come bere un bicchier d’acqua, colpo di testa e Dida battuto.

Con il Mancio conquista 3 Scudetti, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane. Poi, arriva Josè. Il rapporto di Marco con il vate di Setúbal è particolare: non trova spesso la titolarità, ma gli vuole bene come se fosse un padre. È la chiocchia per i giovani, è uno dei leader dello spogliatoio.

Nonostante sia agli sgoccioli della carriera, Josè gli dà la soddisfazione più grande della sua vita: sta per terminare una delle partite più importanti nella storia dell’Inter. I nerazzurri conducono 2-0 contro il Bayern Monaco al Santiago Bernabeu di Madrid e l’arbitro si appresta a fischiare il triplice fischio che farebbe entrare il popolo interista nell’Olimpo del calcio europeo. Josè, però, deve ancora effettuare una sostituzione: standing ovation per il Principe Milito e dentro Matrix, che avvera il suo sogno di giocare una finale di Champions League.

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In totale, con la maglia dell’Inter colleziona 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, 1 Champions League ed un Mondiale per Club. Mica male, per uno che “fa solo danni”. È una leggenda, in campo e fuori. Con le sue 35 reti, è il terzo difensore centrale ad aver segnato di più in Serie A, dietro a mostri sacri come Pietro Vierchowod e Josè Osvaldo Curti; nell’Inter, invece si posiziona quarto con 20 gol nella classifica dei difensori goleador, dietro a tre giocatori relativamente scarsi: Zanetti, Bergomi e Facchetti.

Al termine della stagione 2010/2011, rescisso il contratto con i nerazzurri, non trova un’altra sistemazione. Il suo è un ritiro offuscato, senza annunci nè proclami. Tant’è che il richiamo del pallone è troppo forte, così elevato da farlo trasferire dall’altra parte del mondo. A 41 anni Materazzi diventa giocatore-allenatore del Chennaiyin: si schiera titolare solo in sei occasioni, ma porta a casa l’Indian Super League, il suo ultimo trofeo.

Se non fosse nato quel 19 agosto di 46 anni fa, avrebbero dovuto inventarlo. Forse ci sarebbe riuscito da solo, d’altronde di giorno produce software, ma di notte è un hacker provetto. Ogni tanto, in questi anni, si è divertito anche a vincere grazie ad un pallone da calcio, niente mouse, niente tastiera e niente Oscar fuori dalle sale cinematografiche. Auguri a Matrix, il pazzo difensore goleador.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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