Erano passati esattamente 10 mesi e un giorno da quando la Comunità europea aveva preso la sua decisione, per placare gli animi e porre fine ad una guerra tanto sanguinosa quanto lancinante, per bambini, donne ed anziani: la Croazia era stata riconosciuta in quel 15 gennaio 1992, ma il conflitto continuò. La Guerra d’indipendenza croata, a quel punto, non aveva più uno scopo, un traguardo da raggiungere con i fucili in mano: quello che contava era solo la devastazione, che colpiva specialmente chi ne aveva abbastanza della morte, chi dava vita alle nuove generazioni.

È un po’ quello che succede nella capitale Zagabria, quando a distanza di mesi da quella dichiarazione di riconoscimento viene data vita in casa Brozovic: papà Ivan e mamma Sanja ora dovevano preoccuparsi di non far sentire i bombardamenti ad un altro piccolo, perchè in quel 16 novembre era nato il secondogenito di famiglia, Marcelo. Fin da piccolo, però, lui le bombe le schiva, anticipando quel futuro in mezzo al campo. Smista sorrisi, speranze e, spesso, litigate con i compagni di squadra ai tempi delle giovanili dell’Hrvatski Dragovoljac, lontano dalla confusione del cuore della capitale: a Novi Zagreb, il sobborgo meridionale della città.

Sedentario

Sì, per modo di dire: il Marcelo dei primi anni ha svariate caratteristiche in comune con il Brozo che siamo abituati a vedere settimanalmente dalle parti di San Siro. Corre, corre, e corre: non si stanca mai. Ma come mai “sedentario”, allora? Be’, trova un habitat familiare nella sua città: quella Zagabria che prima lo spaventava, ma che l’ha fatto crescere in fretta. Se la gira tutta, calcando il terreno da gioco di ogni singolo stadio della capitale, giocando lì in mezzo al campo, in cabina di regia.

I primi anni da professionista arrivano con il salto dalle giovanili dell’Hrvatski, che tra l’altro ha un’assonanza lessicale con quel conflitto devastante di cui abbiamo parlato in precedenza; “Hrvatski Dragovoljac”, infatti, significa letteralmente “Volontario croato”, perchè molti dei suoi giocatori decisero di contribuire alla causa durante i bombardamenti sulla città. Destino.

Dicevamo: Marcelo debutta in prima divisione croata a neanche 18 anni, nella gara più sentita della stagione, il derby con la Dinamo Zagabria, parte integrante della carriera di Brozovic. La sua prima esperienza da professionista, però, non ha un lieto fine: la squadra retrocede nella Druga hrvatska nogometna liga; nessun rebus, si tratta della Serie B croata. Zagabria, però, continua a piacergli: ci mette pochissimo a trovare una nuova compagine, perchè ha mostrato a tutto il Paese le sue doti da incontrista di livello.

Un anno dopo aver debuttato tra i grandi, passa nelle file della Lokomotiva Zagabria: non più nel sobborgo meridionale, ma nel cuore della capitale, sul’erba dello Stadion Kranjčevićeva, dove in due stagioni gioca 33 partite, con 5 gol, 3 assist e 7 ammonizioni; la disciplina, si sa, non è mai stata il suo forte. Ora la vetrina si era ampliata: aveva trascinato una neopromossa al settimo posto in classifica, appena maggiorenne ma con una maturità da non aver eguali. La chiamata arriva, basta cercarla: Marcelo Brozovic rimane a Zagabria, ma cambia ancora divisa.

Campeones

marcelo brozovic riserva di lusso
Foto FaH

La Dinamo lo acquista per due milioni e mezzo, consapevole che potrebbe ricavarci almeno il doppio della cifra investita nelle casse della Lokomotiva. Rimane nelle file dei Modri per tre anni, periodo per il quale non c’è storia per nessuno: è dominio incontrastato entro i confini biancorossi, con la Dinamo che vince rispettivamente il suo 15esimo, 16esimo e 17esimo campionato croato.

Arrivato per sostituire un’altra conoscenza del calcio italiano, Milan Badelj, a Brozovic vengono affidate le chiavi del centrocampo, che gestisce con una naturalezza incontrastata: è il faro in un centrocampo fatto di muscoli e fisicità, colui che serve palloni su un piatto d’argento. Non solo: diventa anche la chioccia del futuro che avanza, con Ante Ćorić e Alen Halilović che imparano molto dal veterano 22enne.

Sotto la guida di Zoran Mamić colleziona 96 presenze, condite da 13 gol e 15 assist; inoltre, marca il tabellino anche in campo internazionale: arrivano i primi gol in Champions (contro l’Austria Vienna e l’Aalborg BK) ed una prestazione da top player contro il Celtic, quando segna e serve un assist nel 4-3 casalingo in Europa League. Entra persino nel giro della Nazionale, condividendo lo spogliatoio con mostri sacri come Modric, Rakitic e Mandzukic: tutto ciò fino al giorno del suo 22esimo compleanno, quando spegne le candeline all’interno di un’arena leggendaria, sopra ad una torta che sa tanto di futuro. Italia-Crozia, a San Siro: la svolta nella carriera di Marcelo Brozovic.

Brozovic e Meazza: prima, durante e dopo

marcelo brozovic riserva di lusso
Foto LaPresse/Spada

Abbiamo fatto un salto in avanti: l’aveva conquistato, quel Giuseppe Meazza che ha segnato la sua prima gara in territorio italiano. Così l’Inter contatta la Dinamo, consapevole di poter realizzare un altro colpo alla Mateo Kovacic: cinque milioni, come previsto dalla dirigenza croata, e Brozovic vola dritto in Italia, destinazione Milano nerazzurra.

Mancini l’aveva voluto con insistenza, consapevole di non poterlo schierare in Europa League; nonostante ciò, la prima stagione sulle sponde del Naviglio è più che positiva, con il 22enne croato che gioca quasi tutte le gare del girone di ritorno, mancando l’appuntamento solo con il derby a causa di una squalifica. All’ultima giornata, inoltre, sigla il suo primo gol in nerazzurro: sinistro potente in mezzo all’area e gol del momentaneo 3-2 contro l’Empoli. Era un’altra Inter, c’erano Icardi, Palacio, Hernanes; Sarri era sulla panchina avversaria e Conte allenava l’Italia. Brozo, però, c’era.

Nella sua seconda stagione in Italia arriva l’exploit: il rendimento del croato vale 7 gol e 5 assist, compresa una doppietta da protagonista nel 3-0 di Coppa Italia contro la Juve. Inter quarta in campionato, il 77 con il controllo della trequarti (non era ancora stato spostato in mediana) e tutti contenti. O forse no?

Applausi ironici, applausi sinceri

“Ups & downs”, direbbero negli USA: è ciò che caratterizza la stagione 2016/2017 e parte delle due annate successive, quando sulla panchina meneghina siede Luciano Spalletti. Una vera e propria altalena, che porta Brozovic ad alternare grandi prestazioni a partite fiacche, con il motore spento e con il freno a mano tirato. Frank de Boer e Stefano Pioli non puntano su di lui, mentre Spalletti, nella prima parte della sua gestione nerazzurra, lo fa giocare nella trequarti avversaria, convinto che possa ripetere le prestazioni offerte a Roberto Mancini due anni prima. Il risultato?

marcelo brozovic riserva di lusso
Foto Sky Calcio

Inter-Bologna 2-1, 11 febbraio 2018: il punto più basso dell’avventura del nativo di Zagabria in maglia Inter, con Brozovic che, fischiatissimo dal pubblico, esce applaudendo ironicamente San Siro.

Ci sono delle regole che vengono fatte dall’allenatore e dalla società. Chi non le rispetta si autoesclude, non è che lo punisco io. È il giocatore  che si punisce da solo. Ma non l’ho visto come un gesto irrispettoso, era nervosetto.

Così commenta il gesto Luciano Spalletti, che da quel momento decide di sfruttare il croato davanti alla difesa, di fianco a Vecino o Gagliardini, nei due di centrocampo del 4-2-3-1 spallettiano. I fischi diventano applausi, scroscianti. Da San Siro al Camp Nou, nella prima delle due trasferte di Champions League consecutive a Barcellona, dove Brozovic diventa persino un innovatore del posizionamento della barriera.

marcelo brozovic riserva di lusso
Foto UEFA

Il coccodrillo intercetta la punizione del Pistolero Suarez e la mossa di Brozovic viene coniata da una miriade di colleghi in tutto il mondo.

Con l’arrivo di Conte, le cose migliorano a dismisura: per la seconda stagione consecutiva, il croato è il giocatore ad aver percorso più kilometri in tutto il campionato, con un record di 12,7 kilometri di media a partita, macinati sui campi d’Italia dall’inizio della stagione, dal 4-0 al Lecce in cui ha messo la propria firma.

È un 27esimo compleanno all’insegna della spensieratezza: niente bombe, niente preoccupazioni, niente applausi ironici. Auguri Marcelo, scurdammoce ‘o passato

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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