Palleggiare: un’azione immortale, che passa nel corso dei millenni. Con molta immaginazione, possiamo vedere perfettamente nella nostra mente un Uomo di Neanderthal che palleggia con una palla di foglie accartocciate una sulle altre. Oppure, spostandoci ad epoche più affini alle nostre, ci immaginiamo Renzo, che tra una peripezia e l’altra nel suo tortuoso percorso verso il matrimonio con Lucia, inizia a palleggiare sulle sponde del Lago di Como. C’è un piccolo ragazzo biondo che palleggia, nel 1991: è a Zara, in Croazia, rifugiato nell’Hotel Kolovare. In mezzo ai palloni, però, gli capita di palleggiare anche con delle bombe, che piovono dal cielo sopra di lui.


È un’infanzia che non si augura nemmeno al peggiore dei nemici, quella del piccolo di casa Modric. Papà Stipe e mamma Radojka cercano di sopperire alle enormi mancanze a cui viene sottoposto Luka, che ha lo stesso nome del nonno paterno, assassinato dalle milizie serbe in un agguato al confine con la Bosnia. Lo stesso nonno che l’ha fatto crescere tra i pascoli, che Luka amministra da perfetto regista: il destino è segnato.

Passano mesi su mesi, ma quei bombardamenti non terminano, un po’ come la voglia di Luka di giocare a calcio, quello sport che era il suo unico passatempo quotidiano, in mezzo al rumore assordante delle bombe termobariche sganciate dall’aviazione nemica. Basta palleggiare davanti all’insegna di quell’hotel, bisogna affrontare la dura, cruda e sanguinosa realtà: Luka segna i suoi primi gol nei campi d’allenamento dell’NK Zadar, dove rimane fino all’8 agosto 2001. La guerra era finita, le bombe scomparse, ma l’ambizione di diventare qualcuno rimaneva, perchè la capacità di essere maestro del proprio destino, dentro e fuori dal campo, è sempre stata una caratteristica principale del più talentuoso della famiglia Modric.

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Basta bombe, solo calcio

Deve percorrere 286 km, ma ne vale la pena: entra in una delle accademie calcistiche più floride d’Europa, dalla quale sono emerse leggende croate del calibro di Robert Prosinečki e Zvonimir Boban. SPOILER: Luka li ha superati entrambi per presenze in Nazionale. L’esperienza tra le file delle giovanili della Dinamo Zagabria, però, dura poco, pochissimo: a neanche 18 anni viene mandato in prestito oltre il confine, in quella Bosnia che porta alla mente ricordi sanguinosi. Passa tutto però, tempo di ammirarlo in campo.

Miglior giocatore del campionato di Bosnia Erzegovina: vi aspettavate altro, per caso? 8 gol in 22 presenze per il ragazzino croato, che l’anno successivo torna in patria, ma non alla Dinamo: lo prendono in prestito i gialloneri dell’Inter Zaprešić, che grazie alle prestazioni di Luka raggiunge uno storico secondo posto in classifica, a soli due punti di distanza dall’Hajduk Spalato. Casa chiama, Luka risponde: si torna alla Dinamo.

Re nella scacchiera

È il faro della squadra, il veterano che all’anagrafe ha solo vent’anni. Quando effettua i primi passi sull’erba del Maksimir di Zagabria, in occasione della sfida di inizio agosto contro l’HNK Rijeka, il pubblico casalingo lo accoglie come se avesse passato una vita in quello stadio; invece è la prima di 94 partite con quella maglia a scacchi che tanto ricorda la divisa della Nazionale.

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Con la maglia della Dinamo, Luka vince tutto: in tre stagioni conquista tre Prva HNL, il massimo campionato croato, due Coppe di Croazia ed una Supercoppa di Croazia, senza dimenticarci i due premi di Calciatore croato dell’Anno. 31 gol e 29 assist, di cui 16 ed 11 nell’ultima stagione alla Dinamo, diventando il primo marcatore della squadra assieme a Mario Mandžukić. Ah, una cosa: Mandžukić fa l’attaccante.

A casa della Regina

Vi siete già dimenticati dei palleggi sotto ai bombardamenti, dell’assassinio di nonno Luka e di tutte le atrocità che la famiglia Modric ha dovuto sopportare durante la guerra contro la Jugoslavia? Se sì, non scordate tutto ciò, perchè è grazie ad un’infanzia così crudele se Modric ha sempre cercato l’assist per una vita migliore. Il passaggio decisivo, in un anonimo sabato 26 aprile del 2008, arriva dalla Gran Bretagna, dal 748 di Bill Nicholson Way. È la casa degli Spurs, alla disperata ricerca di piedi sopraffini per elevare la qualità del proprio gioco; i due assistman migliori della stagione, infatti, non si trovavano in cabina di regia, ma in attacco: Dimitar Berbatov ha servito 14 volte il passaggio decisivo, mentre il compagno di reparto Robbie Keane ha conseguito 12 assist. È il treno della vita, che eccezionalmente ha un posto libero sulla tratta Zagabria-Londra: Luka è il nuovo 14 del Tottenham e lo sarà per quattro anni.

I risultati si iniziano a vedere già dalla prima stagione: Luka è il leader tattico della squadra allenata da Harry Redknapp, che aveva voluto anche un altro croato in squadra, il colosso difensivo Vedran Ćorluka. L’allenatore degli Spurs era in visibilio per quel gioiello proveniente dalla Croazia:

È un calciatore straordinario. Il piccolo uomo prende palla nelle zone più strette con le persone intorno a lui, divincolandosi dalla situazione. Potrebbe giocare in qualsiasi squadra del mondo.

Dicevamo, i risultati: alla sua prima stagione fuori dai confini biancorossi, mette a segno 5 reti e serve 10 assist. Ah, primo anno con gli Speroni e primo derby di Londra deciso con una sua rete: un micidiale rasoterra su cross di Lennon, dove Petr Čech non può nulla. Modric è al settimo cielo.

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Un Rey croato alla corte dei Galacticos

Le sue annate a White Hart Lane continuano a regalargli emozioni importanti, ma manca qualcosa. No, non sono gli assist, i gol dalla distanza (a breve la sua rete contro il Bolton verrà classificata come ottava meraviglia del mondo) o le motivazioni che lo spingono verso il successo. Mancano i trofei, le soddisfazioni personali e di squadra, che Luka ha sempre sognato fin da quei grigi pomeriggi all’Hotel Kolovare: chissà che bello palleggiare con un Pallone d’Oro..

Un’altra chiamata, comunque, arriva. Il prefisso è il +34 e la voce ha caratteri latini. La tratta è prolungata, la locomotiva del sogno, per quel ragazzo biondo, ferma a Madrid, nell’Avenida de Concha Espina, 1. È tutto vero, Luka muove i primi passi sul prato del Santiago Bernabeu.

Il Real Madrid lo acquista per 35 milioni di euro negli ultimi giorni del mercato estivo 2012 e fa di lui il custode del Bernabeu: le chiavi del centrocampo blanco passano prima per la 19 e poi per la 10, i due numeri utilizzati da Luka nell’avventura madrilena. Mourinho, Ancelotti, Benitez, Zidane: cambiano gli allenatori, ma non il ruolo del croato nelle gerarchie della compagine reale: Modric è ormai imprescindibile e continua a dimostrarlo.

In più, finalmente, si possono riaprire le teche, ormai impolverate, dei trofei conquistati; era dal 2008 che Luka non alzava un trofeo al cielo, ma ora poteva tornare a fare quella fantastica azione: la Supercoppa di Spagna vinta contro il Barcellona sa di riscatto. Ma è solo l’inizio.

Un’altra Supercoppa, una Copa del Rey, una Liga, tre Supercoppe UEFA, quattro Mondiali per Club e quattro Champions League, di cui tre di fila. No, nessuna letterina al Babbo Natale croato: Modric assapora fino all’ultimo boccone quest’abbuffata di successi. Un vecchio detto, però, dice che chi si accontenta gode.

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Che succede, Luka?

Il 2018 è stato l’anno chiave per la carriera del regista nato a Zara: con la Nazionale ha raggiunto una storica finale ai Mondiali in Russia, con il Real Madrid ha completato il treble di Champions grazie alla vittoria in finale contro il Liverpool e, dopo l’addio di Ronaldo, il ruolo di Líder Máximo sembrava proprio tra i suoi piedi, senza scomodare Capitan Ramos. Inoltre, il 3 dicembre, a Parigi, Luka è riuscito ad ottenere una cosa da poco: primo Pallone d’Oro croato della storia e dominio CR7-Messi interrotto dopo 10 anni. Sì, proprio quel pallone dorato che sognava di far rimbalzare davanti alle vetrate del Kolovare. Modric, da quel 3 dicembre, non riesce più a palleggiare.

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Prendete con le pinze le mie parole: Modric, ovviamente, non è improvvisamente diventato un giocatore scarso, anzi. Il paradosso è che, una volta conquistato il Pallone d’Oro, sembra svanita la magia. Nella sfida decisiva per l’accesso ai quarti di finale di Champions, in casa contro l’Ajax, il Real è crollato, e Modric con lui: surclassato fisicamente e tecnicamente da Lasse Schöne, oggi stella del Genoa. In campionato, non parliamone nemmeno: 11 sconfitte nella Liga (17 in stagione), che sanno di peggior Real del 21esimo secolo. I Galacticos sono tornati sulla terra e Modric, a capo della navicella spaziale, ha perso il controllo in sala di comando.

Oggi, quel ragazzino che sognava di scappare dalla guerra con un pallone tra i piedi, compie 34 anni. 34 anni tormentati, ricchi di sofferenza ma anche di riscatto personale, quel riscatto che l’ha portato tra i più grandi centrocampisti della nostra generazione. L’augurio più grande che gli possiamo fare è quello di non vivere più la sensazione del fallimento, quella che si evince dal suo volto al termine della finale con la Francia di Russia 2018. Il regalo di compleanno, però, Luka se l’è già fatto: ha portato in alto il nome della sua famiglia, che per molto tempo è sempre stata in basso, in quei bunker di Zara vitali per la sopravvivenza.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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