Le circostanze plasmano l’uomo, modificano le sue scelte, forgiano il suo carattere. E devi possederne, di carattere, per non farti plasmare, in negativo, dalle circostanze. Che poi sono proprio le condizioni in cui vivi che indirizzano le tue scelte.

A San Paolo, in Brasile, di strade ce ne sono infinite. Del resto è lo Stato più grande del paese Verdeoro. Ma di percorsi di vita, di binari, di cammini da prendere ce ne sono solo due: intraprendere la strada della criminalità o imboccare il sentiero della persona per bene. D’altronde, in Brasile più che da altre parti, vige da sempre la regola del “non c’è una scelta quando i bisogni te lo impongono”.

Lucas Rodrigues Moura da Silva, per grazia dei telecronisti sportivi abbreviato a Lucas Moura, ha deciso sin da bambino di prendere la seconda via, quella più dura per chi è nato da quelle parti:

Sono scappato dalla violenza e da una vita da criminale. Il calcio mi ha salvato. C’erano le bande, le pistole, le droghe: sono scappato da una vita da bandito. Alcuni miei amici hanno scelto quella vita e ora sono in prigione, io ho giocato tanto a calcio per strada e ho scelto una via diversa

Forza della natura

Da bambino giocava in strada, da ragazzo ha preferito la via più giusta, da adulto e già calciatore professionista ha imboccato i giusti snodi cruciali. Strada-Lucas Moura è un connubio che ha radici profonde, di quelle capaci di nascere persino fra le crepe dei marciapiedi.

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Destro fin dalla nascita, Lucas raramente gioca di piede invertito ma costantemente inverte il gioco: con lui il copione della gara può cambiare da un attimo all’altro. Lo sanno benissimo i tifosi del Tottenham, club con il quale è approdato dopo l’esplosione al Paris Saint-Germain. Ma ne sono al corrente anche i supporter dell’Ajax, ai quali nello scorso maggio ha spezzato un sogno rincorso per anni: i lancieri, ad un passo dalla finale di Champions – che mancava dalla stagione 1995-96 – si sono visti sbarrare l’obiettivo europeo da un calciatore non-europeo, Lucas Moura. Una tripletta di velocità (la prima rete), tecnica (la seconda) e tempismo (il goal allo scadere). Una serata da Lucas Moura, non per dovere di cronaca ma per volere di Dio, che Moura, da buon fedele, ringrazia giornalmente.

Lucas è così. Da sempre corre per annullare corsi e ricorsi storici, sgomma per cancellare inutili pregiudizi, accelera il passo per staccarsi di dosso etichette non volute. Non lascia che sia il vento a farlo, neanche quando palla al piede tocca picchi di 36 km/h, ma si impone in prima persona per cambiare le sorti del suo destino. Un ragazzo capace di incendiare i percorsi senza bruciare le tappe. Ed è difficile farlo in Brasile, dove è la voglia di rivalsa, più che l’incessante caldo, ad infiammare focosi desideri di arrivare al successo.

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Il mio sogno è sempre stato quello di vincere la Champions

Singhiozzava Lucas Moura nel post partita della Johan Cruijff Arena. Un desiderio sfumato sul più bello, per dispiacere del brasiliano. Ma forse è meglio così, per certi versi: alzare quel trofeo rimane pur sempre una meta, ma ciò che più conta è il percorso. E Lucas Moura, di percorsi, se ne intende.

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Autore

Classe 2000. Capisce da piccolo di aver più cuore che tecnica: smette con il calcio giocato e passa a teorizzarlo. Oltre a pensare di riempire la pancia, cerca di colmare l’anima vivendo di sport e valori morali, che non gli danno da mangiare ma lo fanno arrivare a posto con sé stesso ai pasti

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