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Sapete morte e miracoli su di lui, dal contratto con il Barcellona firmato su un fazzoletto in un bar alle prodezze che sfoggia regolarmente. Forse, però, non siete a conoscenza di queste curiosità, che abbiamo appositamente racchiuso in 10 categorie; non poteva essere altrimenti: quale altro numero, per Leo Messi?

VAI DIRETTAMENTE A:
1. Italiano
2. Cristiano Ronaldo Jr. e Thiago Messi
3. Nonna Celia
4. Aneddoti legati al cibo
5. Inmessionante
6. Maledizione in Nazionale
7. Oro
8. Rimpianto spagnolo?
9. Il suo idolo
10. Dicono di Messi

1. Italiano

Ogni giovane italiano amante del calcio si sente vicino a Messi: è l’idolo incontrastato, il Davide più forte in mezzo a tanti Golia. In realtà, però, quest’ammirazione non sembra avere esclusivamente caratteri puramente immaginari; i legami dell’argentino con il tricolore, infatti, sono ben più tangibili di quanto si possa pensare.

In primis, è nato nell’ospedale italiano “Garibaldi”, a Rosario, dove nel 1893 si era stabilito il suo trisavolo marchigiano Angelo, con la moglie Maria. Suo cugino di terzo grado, che oggi vive a Recanati, ha confessato:

Nel 2004 il papà di Lionel venne nelle Marche a cercare dei legami di parentela per ottenere il passaporto comunitario, ma ancora non ne sapevamo nulla. Scoprimmo soltanto un anno dopo di questa consanguineità, altrimenti adesso avrebbe la cittadinanza italiana e non quella spagnola.

Nel maggio 2019, così, il comune marchigiano ha dato la possibilità a Leo di esprimere il suo voto per le elezioni amministrative ed europee, facendogli recapitare il certificato elettorale direttamente a casa.

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Il certificato elettorale di Messi

La connessione tra la stella blaugrana e la Penisola, però, non finisce qui; la moglie Antonella, conosciuta durante l’infanzia, ha origini calabresi. Inoltre, l’Italia ha inciso in due passaggi chiave della sua carriera: il primo è effettivamente avvenuto, mentre il secondo è destinato a rimanere una suggestione.

Nel 2002, infatti, il suo talento è diventato noto ai più in occasione del torneo “Maestrelli” di Pisa, nel quale venne incoronato miglior giocatore, indossando la 14 di Johan Cruijff. Forse la sua avventura sarebbe potuta proseguire a qualche centinaio di chilometri più a nord, sulle sponde del Lago di Como; Enrico Preziosi, all’epoca proprietario del club, ha svelato di aver avuto in pugno la Pulce, con l’affare saltato a causa del rifiuto della dirigenza, che lo considerava troppo fragile…

Barcellona torneo Maestrelli Pisa 2002
Il Barcellona al torneo “Maestrelli” di Pisa nel 2002

Infine, la musica: difficile, per un argentino, non apprezzare la tradizione musicale italiana, specialmente se il tuo sangue possiede sfumature tricolori. Detto fatto, dunque: Leo è un grande fan di Eros Ramazzotti, rimasto a bocca aperta davanti ad una prodezza dell’argentino…

2. Messi e Cristiano Ronaldo: coincidenze parentali

Il dibattito, iniziato sul finire del primo decennio del nuovo millennio, è destinato a proseguire ben oltre dopo che avranno appeso gli scarpini al chiodo: meglio Messi o Cristiano Ronaldo? La risposta la lasciamo agli dei del calcio, che si sono dimostrati infallibili nell’apparecchiare il destino delle future generazioni: i primogeniti Cristiano Ronaldo Jr. (fan sfegatato dell’argentino) e Thiago Messi, infatti, sono nati a 869 giorni di distanza, esattamente come i rispettivi padri.

3. Nonna

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La celebre esultanza di Leo Messi

Quante volte abbiamo visto questo gesto? Palla in rete, esultanza con i compagni e dita al cielo al ritorno nella propria metà campo: quest’ultima scena è dedicata fin dai primi calci al pallone a nonna Celia, scomparsa nel 1998.

Fu proprio nonna Messi a lanciarlo nel mondo del pallone; nel 1991, infatti, in occasione di una partita del Club Grandoli, nella zona meridionale di Rosario, l’allenatore dei primi calci Salvador Ricardo Aparicio cercava un giocatore per completare la squadra. In quel momento, giunse nonna Celia in soccorso, dando il via ad una carriera destinata a rimanere nella storia:

Tómalo, tómalo!

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I nonni di Leo Messi

4. Messi e il cibo: gli aneddoti

Abbiamo un segreto da svelarvi: potete essere Messi ed al contempo viziarvi con il cibo che più preferite. La testimonianza di ciò proviene dalla rimozione delle macchinette di Coca-Cola dal centro sportivo del Barcellona; il motivo? Beh, nonostante sia un testimonial della Pepsi, Leo continuava a bere dalle lattine dell’azienda di Atlanta, rischiando di compromettere il suo fisico e, quindi, le sue prestazioni.

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(Dalla nostra pagina Instagram)

I vizi, però, non finiscono qui. Il suo piatto preferito è indubbiamente la milanesa, cotoletta che gli cucinava da piccolo mamma Celia, nonostante andasse matto anche per gli alfajores, biscotti sudamericani farciti al dulce de leche.

Inoltre, al cibo sono legati anche altri due aneddoti, a stampo decisamente più calcistico. Non solo è stato selezionato grazie ad un video in cui ha palleggiato per 113 volte con un’arancia, ma fu capace anche di un’insolita impresa con i gelati; quando aveva nove anni, un dirigente del Newell’s Old Boys lo sfidò: ogni 100 palleggi, un gelato. Riuscì ad ottenerne 10.

5. Inmessionante

Che fosse uno dei migliori (se non il migliore) al mondo, francamente si sapeva. Forse, però, non eravate a conoscenza del termine ad hoc coniato per il 10 del Barcellona; la Real Academia Española, infatti, ha diffuso il neologismo inmessionante, il quale serve a definire “il suo modo perfetto di giocare a calcio“.

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Inmessionante? Esiste davvero

6. Messi e la maledizione con l’Albiceleste

Maradona è meglio di Messi. Leo ha mai vinto qualcosa in Nazionale?

Parere opinabile, ma largamente diffuso, soprattutto dall’altra parte dell’Oceano Atlantico. Che siano stati (o saranno) gioie e dolori, la certezza è una sola;  l’inizio con la maglia dell’Albiceleste, infatti, non è stato dei migliori: subentrato a Lisandro Lopez al 64′ di un’amichevole contro l’Ungheria, dopo 40 secondi colpisce Vilmos Vanczak con una gomitata. Rosso e doccia anticipata negli spogliatoi del Puskás Ferenc Stadion.

Le maledizioni, però, non prendono forma solo quando indossa la camiseta della Nazionale. Anche con il suo Barcellona ha avuto diversi grattacapi, come le (poche) compagini contro cui non è mai riuscito a segnare. Il primato spetta a 10 squadre, di cui tre italiane:

  • 1 partita a reti bianche contro Cadice, Murcia, Al Sadd, Gramenet, Udinese e Napoli;
  • 2 gare senza segnare contro Benfica e Xerez;
  • 4 sfide a secco contro Rubin Kazan ed Inter.

7. Oro

Paghereste 5,25 milioni di dollari per avere il sinistro fatato del fuoriclasse blaugrana? Rifletteteci, perché potreste realmente ottenerlo… in oro. Sì, perché la gioielleria nipponica Ginza Takana ha creato una copia del piede di Messi totalmente in oro: pesa 25 chili ed è stata messa all’asta per ricavare proventi da devolvere alle popolazioni colpite dal terremoto del 2011, proprio in Giappone.

8. Rimpianto spagnolo?

Prima abbiamo accarezzato il sogno di averlo potuto vedere con la maglia della Nazionale italiana, vista la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana. Messi, invece, possiede (oltre, ovviamente, a quella argentina) la cittadinanza spagnola, ma non ha mai preso in considerazione la possibilità di giocare con la Roja; come raccontato dall’ex allenatore dell’Under 16 spagnola Ginés Menéndez, infatti, Leo gli aveva detto:

Non giocherei mai per la Spagna: sono argentino, rosarino e lebbroso (tifoso del Newell’s, ndr).

E pensare che l’avrebbe potuta alzare anche lui quella coppa in Sudafrica…

9. L’idolo di Messi

Maradona? Kempes? El Loco Houseman? No, nessuno dei tre risponde alla domanda Chi è l’idolo di Lionel Messi?. Il vanto spetta a Pablo Aimar, nato calcisticamente nel River Plate ed esploso in Europa con Valencia e Benfica. Quando si sono scambiati la maglia, chi dei due sarà stato più ebbro di felicità?

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Messi scambia la maglia con Pablo Aimar

10. Dicono di Messi

Certo, Aimar rimarrà sempre il suo idolo, ma gli insegnamenti nel corso della carriera sono giunti anche da altri due numeri 10 relativamente importanti.

Il primo è un brasiliano variopinto con il ritmo nelle vene, che all’anagrafe fa Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho, il quale l’ha accolto come un fratellino all’arrivo in prima squadra; ah, gli ha anche fornito l’assist per la sua prima rete in blaugrana.

Il secondo è una vecchia conoscenza della sua guida tecnica più importante, Pep Guardiola. All’indomani del poker rifilato all’Arsenal nei quarti di finale di ritorno della Champions League 2009/2010, l’allenatore catalano organizzò un incontro tra Messi ed il Divin Codino, Roberto Baggio. Il consiglio dell’ex Brescia fu di quelli fondamentali:

Non ascoltare quello che dice la gente, altrimenti ti rovini.

Infine, per concludere il capitolo sui consigli dei maestri, un singolo interrogativo:

Cosa fai, mostro?

Gli interlocutori sono due che, in Argentina e nel mondo, sono relativamente apprezzati per le loro gesta: Diego Armando Maradona ed un giovanissimo Leo Messi, in un’Argentina-Brasile del Mondiale U20 del 1995. La domanda, però, è posta dal Pibe de Oro: ci aveva visto lungo.

Leo Messi e Maradona
I due argentini più forti di sempre (Marca)

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