La Juventus di Sarri ieri sera è arrivata allo stadio Olimpico con il sapore di dejavù: ad affrontarla infatti c’era la Lazio di Simone Inzaghi, quella stessa Lazio – esclusi Luis Felipe, Lazzari e Acerbi – chei due anni fa, a Torino riuscì nell’impresa di battere una squadra che fino a quel giorno in casa non aveva mai perso. Cosi come nella stagione 2017-2018, i biancocelesti sono arrivati alla grande sfida con un filotto di risultati positivi, e anche ieri sera, Inzaghi e i suoi, sono riusciti nell’intento di ripetersi, compiendo qualcosa di formidabile. Perchè quando Davide batte Golia, è sempre bello.

I quattro tenori

Al contrario di quello che in molti si aspettavano, mister Inzaghi non ha optato per una formazione prudente: il tecnico biancoceleste ha scelto di non cambiare nulla, mandando in campo i quattro tenori che finora hanno fatto la fortuna di una Lazio che in campionato non perde da ben dieci turni. Undici dopo questa impresa. Milinkovic-Savic assieme a Luis Alberto dunque, dietro a Correa e a Immobile, per rispondere a un tridente che sulla carta, solamente a guardarlo incude timore: Cristiano Ronaldo e Dybala, con Bernardeschi a fare da jolly alle loro spalle. Questa scelta, che nel pre-partita per alcuni è apparsa folle, si è rivelata poi vincente.

La squadra di Sarri parte bene, e dopo un azione magistrale dove Cristiano Ronaldo disegna e realizza – su assist di Dybala – passa meritatamente in vantaggio. La Lazio che tutti conosciamo, quella di appena cinque mesi fa, sarebbe subito psicologicamente crollata, ma non questa Lazio, che continua la sua partita, fatta di lanci lunghi che vanno a pescare Immobile oltre i difensori e di triangolazioni tra Milinkovic-Savic e Lazzari che mettono in difficoltà gli esterni di Sarri. E sul finale del primo tempo, ecco che arriva il goal del pareggio firmato Luis Felipe, il colpevole principale sul goal di Cristiano Ronaldo. Goal che la Lazio trova sopratutto grazie al piede fatato di Luis Alberto, ormai sempre più leader nella classifica degli assist in tutta Europa.

Nella ripresa la squadra di Sarri prova a tirare la coperta dalla sua parte, ma complice l’uscita dal campo per infortunio di Bentancur, il tecnico si ritrova alla guida di una macchina che non risponde ai suoi – mille – comandi. Matuidi non è più il mastino di un tempo, e Cristiano Ronaldo rimane spesso isolato, lasciato a se stesso e costretto a indietreggiare troppo per ricevere il pallone. Chiave di questa “regressione” è Bernardeschi, mai realmente in partita e che fa fatica a trovare una vera e propria collocazione tattica. Federico è l’ombra di se stesso, e forse in molti si potranno anche giustificare citando la lunga lista di infortunati, ma la realtà è che questa Juventus, giocherà anche un calcio più spettacolare, ma finchè si esprimerà a tratti, troverà ostacoli sul suo cammino.

I padroni di casa nel secondo tempo sono cresciuti minuto dopo minuto, fino a trovare il goal che ha spezzato in due le gambe degli avversari: sempre il solito Luis Alberto pesca in maniera stupenda Milinkovic-Savic, che controlla da vero campione e non sbaglia davanti al portiere. In quel preciso istante, quello che trascorre tra l’esultanza di Milinkovic-Savic e lo sguardo imperterrito di Sarri, fatto di una manciata di secondi, ci passa in mezzo un mondo. Una manciata di attimi, di secondi appunto, con in mezzo i meriti di Inzaghi, i limiti offensivi di una Juventus offensivamente docile ed errori difensivi che nell’epoca di Allegri non avremmo mai e poi mai visto (ma questa è un’altra storia).

In realtà, a cambiare la partita è anche l’espulsione di Cuadrado, che per fermare un Lazzari lanciato a rete (più verso l’esterno diranno alcuni) è costretto a intervenire in scivolata, prendendo prima le gambe dell’avversario. L’arbitro opta prima per un giallo, poi complice il VAR, arriva il cartellino rosso. Rosso che andava assegnato anche a Luiz Felipe, colpevole di un pestone ai danni di Matuidi, ma le colpe dei bianconeri non possono nascondersi dietro un alibi cosi piccolo. Perchè a crederci, nella vittoria della Lazio, non ci credeva quasi nessuno. Nessuno tranne Simone Inzaghi.

Scudetto sì, scudetto no

A godere della partita di ieri è anche l’Inter, che con il pareggio nel match di venerdì contro la Roma, guadagna un ulteriore punto sui rivali. Nella corsa allo scudetto però, ora inziano tutti a considerare anche la Lazio come possibile outisder, perchè battere la Juventus, e non importa se sia una Juventus in stato di convalescenza, comporta anche questo. Ma la Lazio è davvero da scudetto? La risposta è un secco no, principalmente perchè a questa squadra, mancano ricambi all’altezza. Ma mai dire mai, perchè come abbiamo visto ieri sera, quando l’ostacolo sembrerebbe gigantesco, Davide ci mette sempre il cuore. E alla fine, è sempre ciò che conta più di tutto.

 

Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

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