“Piacere, mi manda Milito…”. Una frase che fa venire la pelle d’oca a ogni nostalgico e nell’anno in cui si torna a rivedere le stelle della Champions può solamente accendere i sogni e le speranze del popolo interista, a maggior ragione se a parlare è un argentino che ha avuto l’onore di condividere lo spogliatoio del Racing proprio con quel Príncipe, eroe modesto del triplete che gli ha fatto venir voglia di indossare la stessa maglia a righe nerazzurre con cui lui ha scritto la storia del club in Italia e in Europa.

Il basket e la scelta di essere un calciatore

L’apparenza potrebbe ingannare ma chi lo conosce bene giura che Lautaro è il classico ragazzo della porta accanto, umile e fortemente legato alla sua famiglia tanto da voler mollare tutto in passato per suo fratello.
Nato nella capitale del basket argentino, Bahía Blanca, ha coltivato per diverso tempo il culto del canestro e della porta, scegliendo quest’ultima solo a quindici anni per una delle ex squadre di papà Mario.

Il basket ha formato Lautaro anche come calciatore, per questo sarebbe riduttivo e poco sensato catalogarlo come semplice attaccante d’area. Lautaro è un giocatore concentrato, imprevedibile, rapido nel risolvere situazioni di uno contro uno e agile nei cambi di direzione. Centravanti o seconda punta poco importa, riesce a leggere situazioni di gioco meglio di altri e sa smarcarsi dove fa più male, diventando devastante sotto porta.

L’arrivo all’Inter

Guardate bene Lautaro Martinez, questo è uno che vuole giocare, non ha paura. Io lo seguo da tanto tempo, non è uno di quelli che pensa «hanno speso troppi soldi per me, ho Icardi davanti», questo è uno che gioca con cattiveria, si butta dentro, questo è uno che pensa «Ho Icardi davanti? Ok, vediamo se gioca. È l’idolo dei tifosi? Ok, vediamo chi gioca». Parola di Paolo Di Canio.

L’Italia non è l’Argentina e per El Toro non sarà semplice adattarsi a un nuovo stile di gioco, ma lui ha sempre detto di non aver paura e la sua meticolosità potrebbe essere l’arma in più per diventare titolare inamovibile, magari proprio in coppia con un altro argentino, già capitano di questa pazza Inter.

Autore

Illustratrice e storyteller con un passato da esterno nel Mojito Football Club. Oggi realizza contenuti che traducono i pensieri in un’armonia d’immagini e parole. Per lei il viaggio è vita ma si completa solo quando, dal finestrino del treno, rivede il mare alla sua sinistra.

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