Un pistolero guarda negli occhi l’avversario. Negli occhi ragazzo. Fissare le pistole non serve a niente. Quando vedi qualcosa è troppo tardi, guardalo negli occhi se vuoi vincere ragazzo”

 

La cornice di questa frase non può che non essere il decantato e desolato far west. Terra arida di sogni e di speranze, un recinto di civiltà dalla mentalità chiusa da cui è difficile uscire se non con una grande forza di volontà. Così era la Polonia di Piatek, asfalto e campagna al posto della sterile sabbia, campi di calcio e di grano al posto di saloon e allevamenti sterminati. Dziernoniow, in effetti, è una sorta di villaggio western 2.0 in cui sogni e speranze recondite dei giovani vengono presto affogati nei mortali vizi della droga e dell’alcool. Desideri realizzati o la tanto agognata frase del “c’è l’ho fatta” sono illusorie eccezioni tanto che la rarità del successo ha spinto il paese a edificare un muro su cui sono scritti i pochi nomi di chi ha trasformato in realtà il suo sogno.

In un paesino di poche anime, come quello del polacco, la parola d’ordine è monotonia: se nuoto e bocce la facevano da padrone, questi due sport dovevano essere la regola. Il calcio era uno strappo alla consuetudine e per questo il piccolo e ribelle Krzystof lo aveva scelto. Se la decisione era frutto quasi di una parziale ribellione, l’approccio al pallone a rombi fu tutt’altro che sprovveduto. Non tanto per volontà personale ma per il desiderio dello sceriffo Władysław, suo padre. Ogni pistolero che si rispetti ha avuto un maestro, un mentore, una guida da cui ha preso i segreti dell’arte. Se il vecchio pistolero insegna alle nuove leve a sparare pallottole, il padre di Piatek ha insegnato al figlio a mitragliare la porta.

 

La fatica non è una possibilità, è un obbligo

 

…Per arrivare in alto. Giusto se serviva ricordarlo, a conclusione del titolo del paragrafo. Questa sostanzialmente era la frase che tutte le mattine il padre di Piatek diceva al ragazzo. Un comandamento duro inculcato con forza nella mente del polacco, accolto in un primo momento con rabbia, recepito poi come indiscutibile verità. La sveglia suonava alle sette del mattino, il ragazzo si vestiva e andava al campo con il padre per sottoporsi ad infinite sessioni di allenamento. Una routine militare fatta di duro lavoro e disciplina che ha presto trasformato il ragazzo in una macchina…da gol.

 

Gregorz Kurdziel, ex vice allenatore del Cracovia (società da cui lo ha prelevato il Genoa) ricorda così la sua dedizione al lavoro:

“Voleva costantemente migliorarsi. Restava per ore ad allenare le parti del suo gioco che riteneva più deboli. Dopo una critica di Probierz riguardo la sua scompostezza nell’agitare le braccia in campo, si allenò un’intera settimana e la domenica successiva segnò una tripletta al Lechia Gdansk in 11 minuti.”

 

Dopo questo breve excursus, ritornando per un attimo a dove eravamo rimasti, la crescita del novello pistolero proseguiva con una costante: valanghe di gol. Nella squadra della sua città, il Lechia Dziernoiow si dice che, a livello giovanile, sia il marcatore all-time più prolifico di sempre con più di 400 gol all’attivo. Il passaggio nel 2013, a 18 anni, allo Zaglebie Lubin gli permette di maturare più dal punto di vista tattico che prolifico anche se i 30 gol in 72 partite non sono un brutto score. Arriva poi la chiamata del Legia Varsavia (la Juventus polacca), declinata perché non voleva “fare il passo più lungo della gamba”. Accetta invece la proposta del Cracovia dove in 63 partite segna 32 gol e risulta uno dei marcatori più prolifici della Estraklasa.

 

Il passaggio al Genoa è frutto di un colpo di fulmine e di un vero e proprio retroscena da pellicola. Si dice, infatti, che la scorsa estate mentre Preziosi si gustava una succulenta aragosta ad Ibiza a cena, un suo collaboratore gli fece vedere due video del ragazzo. Il patron genoano rimase impressionato e sorpreso a tal punto che decise di acquistarlo il giorno seguente per 4,5 milioni di euro.

Il resto, come si suol dire, è storia.

 

Il pistolero più veloce d’Italia

 

13 gol nelle prime 9 partite, 19 in 21 contando tutte le competizioni e arrivando solo a Dicembre. Vittime su vittime cadevano ai piedi di questo infallibile pistolero che portò la cittadina di Genoa a ottenere ottimi risultati. Il Milan non resta vittima delle sue infallibili pallottole ma resta ugualmente colpito dalle sue doti al punto che, dopo la partenza del deludente Higuain, decide di puntare sul pistolero polacco per dare l’assalto alla carovana della Champions League. Un assalto che riesce parzialmente perché il diavolo grazie a Piatek riesce a prendere il controllo della diligenza europea salvo poi perderlo all’ultimo. Nonostante questo l’impatto del polacco nel saloon di San Siro è devastante. Occhi ammirati sono rivolti solo verso di lui, il suo nome viene urlato a squarciagola e cantato in un coro diventato iconico ma soprattutto pistole immaginarie sparano colpi su colpi, candidandosi a esultanza dell’anno.

 

 

Come un Tex ante litteram, Krzystof Piatek è entrato nel glorioso saloon della Serie A e si è preso la scena. L’inizio è stato ottimo, il continuo dovrà essere ancora migliore. Piatek lo sa bene e, alimentato da una fame di vittoria incredibile, sta lucidando e caricando le pistole per la prossima stagione. Da grandi doveri, derivano grandi responsabilità. Piatek ne è consapevole ed è pronto a difendere e a riportare in alto a suon di gol la nomea gloriosa del villaggio rossonero.

Autore

19 anni, mantovano di origine ma milanese di adozione. Grande amante del pallone, che sia a spicchi o a rombi poco importa. Frequento il primo anno di Scienze Politiche alla statale di Milano cullando il sogno di diventare giornalista sportivo. Mi piace raccontare lo sport in tutte le sue sfaccettature assaporando i suoi aneddoti e i lati più nascosti.

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