Se lo si guarda da fuori si vedono le stimmate del campione: maturo, affermato, vincente.

Ma Kevin De Bruyne è molto altro.

Kevin De Bruyn e Coutinho gif

La sua storia è ricca di alti e bassi, di flop e top che, nonostante la sua estrema riservatezza, il suo elogio alla semplicità e la sua eterna ricerca del passaggio perfetto, gli permettono di non passare inosservato. Mai.

Sono sempre alla ricerca del passaggio perfetto. Non quello da due metri che ti fa terminare la partita con oltre il 90% di passaggi andati a buon fine, ma quello che ti permette di creare un’occasione da gol. Se su 8-10 potenziali assist ne sbaglio 3, allora non ho giocato bene.

Anche se può sembrare strano, alcune volte i campioni, quelli che ci fanno pagare il biglietto per andarli a vedere o che ci fanno impazzire per poterli trovare nel prossimo pacchetto di Fifa Ultimate Team, non hanno molto da dire.

Semplicemente perché non vogliono. Una volta finiti i novanta minuti, l’unico gioco che vorrebbero fare è quello del silenzio. Questo è il caso di Kevin, il rosso di Drongen.

Kevin De Bruyne e il gioco del calcio non si sono neanche cercati più di tanto, loro si sono trovati, nei silenzi del trequartista dei citizen, tra una partenza per Genk all’età di 14 anni, e una sera a letto senza cena in collegio, dopo aver espletato la routine school-training ground che, se sei nelle giovanili del club fiammingo, devi osservare per provare a diventare un pro.

Sì, perché Kevin per la sua eccessiva riservatezza veniva definito un ragazzo difficile, not easy to handle” come spiega in una video-intervista rilasciata a The Players’ Tribune.

Un ragazzo difficile, finito tra i 10 giocatori più cari del mercato 2019.

Come abbiamo scritto sopra, lui inizia col calcio molto presto, a 14 anni.

Per proseguire questo inizio ha dovuto fare alcune rinunce che gli hanno imposto di lasciare casa e trasferirsi a Gent, vivere in un collegio per il primo anno, e in una famiglia alla pari per il secondo anno, per lasciare la triste vita del collegio del primo.

Da questa vicenda la prima delusione.

Dopo aver vissuto per un anno in questa famiglia, ed essersi integrato con i “nuovi” genitori, questi non hanno rinnovato al Gent la volontà di tenerlo anche nella stagione successiva, proprio nell’anno nel quale lui sarebbe entrato, a soli 17 anni, nella prima squadra del Gent.

E pensare che a fine stagione i genitori di questa famiglia alla pari lo avrebbero salutato dicendogli che si sarebbero visti dopo le vacanze estive.

Una volta tornato a casa Kevin trova sua madre in lacrime, pensando che fosse venuto a mancare un parente.

La mamma di KDB aveva appena ricevuto una comunicazione dal club dicendo che Kevin era un ragazzo difficile, poco socievole, estremamente riservato, silente e che non era gradito la stagione successiva come ospite della famiglia affidataria.

Quella forte delusione, fu benzina per il fuoco silenzioso che ardeva dentro il giovane Kevin De Bruyne.

Disse alla madre:

Tranquilla, non starò in collegio per molto, in due mesi sarò in prima squadra.

La storia non andò proprio così. Ci mise solo un mese, il protagonista della nostra storia ad entrare in prima squadra, complice un debutto con 5 gol in una sola frazione di gioco in una partita del Gent under 17.

Di lì, il resto è storia.

Dopo Gent, Genk, Chelsea, Werder Brema, Wolgsurg, un trasferimento record di 78 milioni al City e il ruolo da portagonista nella doppia vittoria di Premier League del biennio 2017-19.

Non male per il calcio silenzioso di un belga taciturno fissato dalla semplicità del passaggio perfetto.

Autore

Classe ‘87, cresciuto con un padre calciofilo, si accorge del calcio solo a 7 anni durante il mondiale di USA ‘94 perché incuriosito nel guardare tutti quegli adulti gioire e poi piangere davanti al televisore da un momento all’altro. Infatuato, vede la sua prima partita allo stadio in quello stesso anno e decide che da grande farà il calciatore. Il più maturo innamoramento per il marketing e la comunicazione prima e, il matrimonio-riparatore con i social network, dopo, diventano il suo lavoro a tempo pieno, ma con un occhio fisso al prossimo turno di campionato.

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