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Possiamo dirlo? Sì, dai, diciamolo: Jurgen Norbert Klopp è il numero 10 degli allenatori nel panorama calcistico non solo europeo, ma anche mondiale. Fantasia, spirito di rappresentanza ed affetto da parte dei tifosi, qualunque sia la squadra che alleni; 10 sono anche le curiosità che abbiamo scoperto su di lui. Seguiteci, perché con Jurgen “You’ll Never Walk Alone”.

VAI DIRETTAMENTE A:
1. Inizio spumeggiante
2. L’occhio e la mente
3. L’amore per la birra
4. Amore, fai le valigie
5. Prenderla con filosofia
6. Calciatore
7. Microfonista
8. Moglie
9. Furia
10. Sopravvivenza

1. Inizio spumeggiante

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Klopp in campo

Sicuramente qualcuno avrà strabuzzato gli occhi, facendo saltare qualche lente o dando una mano alle allergie di stagione: quel giovane dalla capigliatura irregolare non è nient’altro che l’attuale allenatore del Liverpool. Quando ha iniziato ad allenare, però, non ha rivoluzionato del tutto il suo vestiario.

Jurgen Klopp, infatti, ha mosso i primi passi da allenatore quando fino a pochi giorni prima indossava ancora parastinchi, calzettoni e scarpe con i tacchetti; durante la stagione 2000/2001, venne scelto dalla società per sostituire temporaneamente Eckhard Krautzun, nonostante non avesse né esperienza in panchina né un patentino per allenare. L’esito, però, fu positivo: il Mainz raggiunse la salvezza in 2.Bundesliga e la soluzione temporanea si tramutò in un rapporto lavorativo di sette anni.

2. L’occhio e la mente di Klopp

Durante la sua lunga carriera (and counting…), l’allenatore tedesco ha sempre voluto al suo fianco due figure fondamentali; in particolare, una delle due è presente fin dalle sue prime apparizioni sulla panchina del Mainz. Si tratta di Željko Buvač, “la mente”: i due avevano giocato assieme proprio nei biancorossi, così quando a Jurgen venne affidata la guida tecnica, non esitò nel contattare un vero e proprio genio della tattica. E l’altro?

Se Buvač è la mente, Peter Krawietz è “l’occhio”: oltre ad essere stato il testimone di nozze di Klopp, Krawietz è colui che si occupa di studiare gli avversari. Il tedesco ha due ombre alle sue spalle, e non ha intenzione di farne a meno.

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Krawietz, Klopp e Buvač

3. Gomito alto

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Klopp e qualche goccia di birra…

E fatelo festeggiare, no? Ormai la scena catartica assume toni sempre più familiari, tra facce allegre e fiumi di birra: Jurgen Klopp, infatti, non ha mai negato il suo amore spassionato per il boccale. In più, le è venuta in soccorso anche per schivare una delle tanti voce di mercato che nel 2015 lo davano vicino alla Spagna.

Interrogato sulla sua conoscenza della lingua spagnola, l’allenatore tedesco non ha resistito dal rispondere adeguatamente:

Una cerveza, por favor.

4. Amore, fai le valigie

Stagione 2008/2009. Un giovane Jurgen Klopp è all’inizio della sua esperienza nella Dortmund giallonera, pronto a godersi il primo di tanti derby contro lo Schalke 04; nel corso della gara, però, le cose si complicano: il Borussia è sotto per 3-0 e rischia di subire il poker.

In quel momento, come raccontato da Elmar Neveling, autore della sua biografia, Jürgen Klopp: Echte Liebe, il tecnico pensò subito a sua moglie:

Speriamo che sappia dove siano le valigie, perché dobbiamo trasferirci ancora.

La ripresa, però, riporta in campo un Borussia Dortmund sulle ali dell’entusiasmo, capace di strappare un punto con una rimonta fino al 3-3: il gol in zona Cesarini di Alexander Frei rimette le valigie nell’armadio di casa Klopp. Oggi, invece, i gialloneri solitamente non fanno fatica contro i rivali di sempre…

5. La filosofia di Klopp

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I vinti della finale contro il Bayern Monaco

Un’immagine che ha strappato il cuore a svariati appassionati in giro per il mondo, non solo al microcosmo (neanche tanto micro) del Muro Giallo. Eppure, Klopp ha preso la sconfitta del suo Borussia Dortmund nella finale di Champions League 2013 tutta tedesca contro il Bayern Monaco con estrema filosofia:

Posso dire che è stato bello. Londra è la città dei Giochi Olimpici ed il tempo era buono. Solo il risultato è stato una merda.

6. Quinta divisione

In precedenza abbiamo potuto constatare che Jurgen Klopp non si sia seduto in panchina fin dal principio, visto il suo trascorso sul manto erboso dello Stadion am Bruchweg. Sulle sue prestazioni in campo, comunque, l’ex difensore ha sempre parlato di sé con (forse eccessiva) modestia:

Non sono mai riuscito a mettere in campo quello che mi passava per la testa. Ero un talento da quinta divisione con una testa da Bundesliga. Il risultato? Sono arrivato in seconda divisione.

Poco talento, tante idee. Qualche conclusione a rete da ricordare, però, l’ha realizzata, e lo testimoniano i numeri: dal 1990 al 2001, infatti, ha collezionato 325 presenze e 56 gol, di cui 52 in campionato. Quando ha appeso gli scarpini al chiodo per allenare, risultava il miglior marcatore nella storia del Mainz: un bottino discreto, visto il suo ruolo da difensore.

7. Klopp il microfonista

In panchina è uno dei migliori in circolazione, ma se dovesse perdere le motivazioni per guidare un club al successo, l’ex tecnico di Mainz e Borussia Dortmund saprebbe come arrivare economicamente stabile alla pensione. Durante la conferenza di presentazione dell’Audi Cup 2017, con Bayern Monaco, Atlético Madrid, Napoli e Liverpool, fu di vitale importanza per un’intervista a Diego Simeone.

L’allenatore ha un certo fascino, ma Klopp in versione microfonista non è da sottovalutare.

8. Trovare l’amore della vita all’Oktoberfest

Un grande allenatore non può non avere una grande donna al suo fianco; ovviamente, l’assioma vale anche per il tecnico dei Reds, che convive con la sua dolce metà da ormai 15 anni… tre giorni dopo essersi conosciuti. Sì, perché il colpo di fulmine all’Oktoberfest (dove Ulla Sandrock lavorava come cameriera) li ha colpiti talmente tanto che 72 ore dopo avevano già iniziato a convivere.

Ulla è stata un’insegnate ed un’infermiera in Kenya per 3 anni, ed al suo ritorno in patria è diventata una psicologa dell’infanzia; per poter crescere in autonomia il proprio figlio, però, ha dovuto iniziare a lavorare come cameriera. La first lady del Liverpool, inoltre, è una grande amante del calcio: non sarà mica colpa del marito?

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La moglie di Klopp durante la parata per la vittoria in UCL del Liverpool

9. La furia di Klopp

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Klopp furioso col quarto uomo

Se ricordate quest’immagine, non potete dimenticare l’esito di quella gara: Napoli in estasi, con una punizione di Lorenzo Insigne che firma un 2-1 celestiale contro i tedeschi gialloneri. Anche Klopp si ricorda quel match, ma non solo per l’epilogo più che negativo.

Dopo essere stato espulso, infatti, invece che seguire il resto della partita in tribuna, si accomodò nella stanza del custode del San Paolo, il quale ha raccontato l’aneddoto pochi giorni dopo la sfida di Champions League:

Io vidi tutto dal televisore, era arrabbiatissimo. Ovviamente l’ho accolto: gli ho preparato il caffè e poi abbiamo fumato una sigaretta insieme. Considerando come l’avevo visto in campo, è stato molto gentile, e anche durante la partita è stato piuttosto tranquillo. Finita la gara, mi ha chiesto di aspettarlo: disse che sarebbe tornato con una cosa. Mi portò la maglia di Marco Reus, mi ha emozionato.

10. Sopravvivenza

L’abbiamo visto in estasi con la birra, in vesti di microfonista e rassegnato all’evidenza di fare le valigie dopo una probabile sconfitta nel suo primo Borussia Dortmund-Schalke 04. Perché non concludere con una bella gita sul lago? Sì, ma in Svezia.

Come raccontato in un’intervista al Guardian, Klopp, dopo aver conquistato la promozione in Bundesliga col suo Mainz, nel 2004, ha deciso di portare la squadra in ritiro in Svezia, vicino ad un lago, senza luce né cibo per 5 giorni. Il motivo? Lo ha spiegato lui:

Gli altri allenatori mi dissero: “Non pensi che sia meglio allenarsi giocando a calcio?”. No, io non la pensavo così: volevo che la squadra si sentisse pronta a sopravvivere a qualsiasi cosa. Andammo in Bundesliga e le persone non credevano ai loro occhi: siamo stati sorprendenti.

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(Dalla nostra pagina Instagram)

Il Magonza chiuse la stagione seguente in 11^ posizione conquistando un posto in Coppa UEFA grazie al Fair Play Ranking.

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