EEEEL JAAAARDINEROOOO!! APPENA ENTRATO! 11 SECONDI! 1 A 1!

Questo il commento di Fabio Caressa all gol di Cruz, appena subentrato a Crespo in un Inter-Milan del 2007.

Con la numero 9, ha segnato per l’Inter, Julio Ricardo CRUUUUUZ!

Quante volte lo speaker ufficiale dell’Inter ha proclamato il giocatore dopo un suo gol?

Ve lo ricordate Julio Ricardo Cruz? Quello “spilungone” abilissimo nel segnare subentrato a partita in corso? Il “gigante buono” proveniente dal Sud America? Avete avuto la figurina di Cruz? Quale? Quella di quando giocava nel Bologna o nell’Inter? O nella Lazio?

Ma partiamo dall’inizio…

Julio Ricardo Cruz nasce a Santiago del Estero, un’antica città nel nord dell’Argentina. Inizia a giocare a calcio sin da bambino, come d’altronde la maggior parte dei calciatori di nazionalità argentina, nel Club Atlético Temperley, squadra che però fallisce nel 1991. Così Julio si accasa al Banfield. Ed è qui che assume il suo ormai leggendario soprannome El Jardinero, come tipico di tutti i calciatori argentini.

Il soprannome

Dobbiamo anzitutto precisare che il soprannome è un dettaglio fondamentale per un calciatore sudamericano. È come una sacralità avere un soprannome, una specie di senso di appartenenza. Nel caso specifico di Cruz, facile da tradurre, facile da comprendere. “Il giardiniere”. Molti penseranno al suo mestiere prima di diventare un calciatore professionista ma in realtà non è così.

In un’intervista Cruz ha dichiarato che appunto il soprannome è sacro per gli argentini. Pertanto il suo soprannome, rivela, deriva da uno scherzo:

Quando avevo 17 anni, quando ho iniziato al Banfield, sono salito su un trattore per scherzare e un giornalista mi ha visto. |…| Siccome in Argentina siamo abituati ad avere dei soprannomi, |…| io sono diventato El Jardinero.

Ergo Julio non ha niente a che fare col giardinaggio, ma di erbetta e campi da calcio se ne intende: corre, segna, si batte per la squadra in quel rettangolo verde che gli ha concesso di diventare un grande attaccante.

Così viene acquistato dal River Plate. Qui mostra tutte le sue qualità da vero centravanti, abile nel gioco aereo e fiuto del gol, vince due campionati e nel 1997 approda in Olanda, al Feyenoord.

Al Feyenoord raggiunge la maturità calcistica: segna la “modica” cifra di 44 gol in sole 86 partite. Dunque, un vero bomber di razza. Se lo ricorderanno bene i tifosi juventini in un match dei gironi di Champions League, in cui Cruz sigla due gol che porteranno la squadra di Rotterdam alla vittoria sui bianconeri. E non saranno i soli…

Giocatore umile, silenzioso, non amante dei riflettori, sempre al servizio della squadra è così entrato nella categoria “Bomber di razza” tanto che l’Italia si accorge di lui, il Bologna si accorge di lui.

Viene acquistato dai petroniani nel settembre del 2000. Ci mette un po’ ad abituarsi al calcio italiano. Anzi no, non è vero. Da subito entra nelle gerarchie di Guidolin (allora allenatore dei felsinei) e forma una coppia “macchina da gol” con un certo Beppe Signori.

Cruz e Signori erano una coppia formidabile. In ogni gol c’era sempre lo zampino di Julio: una spizzata di testa, un passaggio filtrante, una marcatura dell’uomo, uno gol stesso. Se è consentitomi usare un’espressione scacchistica, Cruz nel Bologna è stato “l’alfiere felsineo”: quelle diagonali a smarcare erano pura brama.

El Jardinero segna la bellezza di 29 gol tanto da suscitare l’interesse di Moratti, presidente dell’Inter. Cruz viene così acquistato dalla società milanese per poter sostituire niente po’ po’ di meno che Hernàn Crespo.

julio ricardo cruz

Una delle partite che più ricordo dei tempi nerazzurri fu l’esordio in Champions League contro l’Arsenal. L’Inter stava faticando molto, tutti criticavano Cúper, ma quella sera abbiamo giocato davvero bene. Si capiva già dall’atmosfera che c’era nello spogliatoio nel prepartita. Abbiamo vinto 3-0 e io ho fatto un bel gol in pallonetto dopo 22 minuti di gioco.

Fortemente voluto da Hèctor Cùper, all’Inter Julio vive i suoi migliori anni da calciatore professionista: vincerà Campionati, Coppe Italia e Supercoppe Italiane.

Acquisirà anche il titolo di “bestia nera” della Juventus contro i quali segnerà una caterva di gol. Anche se a dire il vero, la sua specialità è stata il gol…dalla panchina! Sì cari signori, perché la maggior parte dei gol di Cruz sono stati siglati da subentrato durante il match. Qualcuno ha detto Riserva Di Lusso?

Julio Ricardo Cruz, il ragazzone di 190 cm che con la sua professionalità e lo spirito di sacrificio ha fatto innamorare i tifosi dell’Inter, malgrado in squadra avesse concorrenti del calibro di Adriano, Vieri, Ibrahimovic, Crespo.

Un’esempio manifesto da seguire. Per tutti. Per gli ex calciatori, i nuovi e di quelli che saranno. Un’esempio di uomo.

Non ho mai amato o odiato nessun allenatore. Per me il calcio era lavoro e io ho sempre cercato di viverlo in modo professionale. (J. R. Cruz)

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Autore

Classe ’91. Nato ad Andria, città celebre (o forse) per il Castello sulla moneta da 1 cent, giro l’Italia suonando il pianoforte e incidendo anche un album. Completamente infatuato della buona musica e del calcio emozionale e “Brasileiro”. “..mi piace pensare la traiettoria di un calcio di punizione come una lunga scala cromatica che raggiunge l’ottava più alta nel sette”. Ah, sono un infermiere.

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