Se Divock Origi, come vi abbiamo già raccontato , rappresenta alla perfezione lo status di “riserva di lusso”, Joaquìn Correa può rappresentare alla perfezione quello della riserva (di lusso) che diventa un titolare (di lusso). Per compiere tale salto Correa impiegherà molto tempo e occasioni, rischiando anche di fallire una volta per tutte, ma procediamo con ordine.

Correa, un futuro da predestinato

La carriera calcistica del “tucu” (soprannome dovuto dalla sua zona di origine, la provincia di Tucumàn) non inizia con un club qualsiasi, bensì con il River Plate, dove trascorre tutte le tappe delle giovanili per poi approdare nell’Estudiantes.

Esordisce nella massima serie Argentina il 10 maggio 2012, all’età di 17 anni, subentrando a un certo Duvàn Zapata che pochi giorni fa si è ritrovato come avversario nella finale di Coppa Italia. Serviranno però altri due anni per esultare al suo primo goal nella Primera Division, più precisamente il 23 marzo 2014, in Vèlez Sarsfield-Estudiantes.

Il suo talento inizia a fare il giro del mondo anche grazie agli osservatori, che non si lasciano sfuggire un’ala sinistra dotata di velocità, tecnica sopraffina e un dribling davvero micidiale, tanto da essere più volte stato accostato a campioni come Juan Sebastiàn Veron.

L’occasione alla Sampdoria

Il 16 dicembre 2014 la Sampdoria di Ferrero decide di portarlo in Italia, spendendo un totale di 9 milioni di euro e garantendo al giocatore un contratto fino al 2019, che però non sarà rispettato. Il 15 febbraio 2015 esordisce in Serie A nella partita contro il Chievo, trovando in totale 10 presenze e 0 reti messe a referto.

La stagione successiva è quella dove viene impiegato con maggiore frequenza, ma il suo investimento si rivelerà un vero e proprio flop: in due anni, 31 presenze totali e solamente 3 reti. La società decide in comune accordo con il giocatore di metterlo sul mercato, e nonostante le brutte prestazioni, arriva un’offerta del Siviglia, che mette sul piatto ben 13 milioni di euro.

Oggi sarà il giorno
in cui ti verrà data di nuovo un’opportunità
Ad oggi avresti dovuto in qualche modo
Realizzare ciò che devi fare (Oasis-Wonderwall)

Una seconda occasione

In Spagna Joaqìn ha quella che possiamo a tutti gli effetti considerare come una seconda occasione per garantire il salto di qualità alla sua carriera, che però arriva solo a metà: colleziona infatti 26 presenze e 4 goal nel primo anno, a cui bisogna aggiungere l’esordio nell’Europa che conta condito da una rete agli ottavi contro il Leicester, ma “il tucu” non riesce a lasciare un segno decisivo, e inoltre, l’addio di Jorge Sampaoli dalla panchina (in favore di Montella) manda all’aria le gerarchie della squadra. Saranno così 21 le presenze nella seconda stagione, con una sola rete; ben 8 invece quelle in Champions League e altrettante in Copa Del Rey, dove realizza 5 reti, perdendo in finale con il Barcellona.

La volta buona

Una nuova importante occasione arriva il 1 agosto 2018, quando una Lazio orfana di Felipe Anderson, mette gli occhi sul giocatore, riuscendolo a portarlo a Roma con un’operazione decisamente onerosa: 16 milioni di euro. L’esordio arriva alla prima giornata nella sconfitta contro il Napoli per 1-2, mentre per il suo primo goal in maglia biancoceleste dobbiamo aspettare il 26 settembre, nella trasferta vinta per 1-2 contro l’Udinese.

La prima parte della stagione rimane nell’ombra di Luis Alberto, ma le prestazioni anonime dello spagnolo, convinceranno il mister Simone Inzaghi a puntare molto più spesso sull’argentino, che non mette a segno un numero spropositato di goal (4 in 33 presenze), ma regala prestazioni decisamente brillanti, spesso entrando a partita in corso e cambiando le sorti della gara.

Inoltre, è suo il goal che elimina il Milan dalla Coppa Italia nella gara di ritorno delle semifinali, ed è sempre suo il goal dello 0-2 che chiude ogni discorso nella finale contro l’Atalanta,  regalando a Correa il suo primo vero importante trofeo, meritatissimo ci verrebbe da aggiungere.

 

per un attimo soltanto poi all’improvviso sparirà
la volta buona
che cambierà il destino
la volta buona
che passerà quel treno
la volta buona
sarà un’altro finale
la volta buona
sarà tutto migliore
la volta buona (883- La volta buona)

 

 

Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

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