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Un momento della carriera portato nel cuore? Ci sono vari momenti. Direi due in particolare. Il primo è la notte prima dell’esordio con l’Inter: ho dormito poco perché vedevo San Siro così lontano che pensare di poterlo vivere da protagonista era come un sogno. Il secondo è la notte prima della finale di Champions League: il traguardo che aspettavamo da tantissimo tempo e che finalmente è arrivato con un successo indimenticabile.

Si scrive Javier Zanetti, si legge Nerazzurro.

Sei sicuro di conoscere davvero bene il Capitano? Ripercorriamo insieme le diverse fasi del Zanetti-Calciatore e del Zanetti-Uomo, due anime diverse che si fondono in un’unica magnifica persona.

Javier Zanetti, calciatore e gentiluomo

Storie di Capitani - Javier Zanetti - Riserva di Lusso

La storia di Javier Aldemar Zanetti inizia dall’altra parte del mondo, a Buenos Aires, in Argentina, il 10 agosto 1973, quando papà Rodolfo (muratore) e mamma Violeta (addetta alle pulizie) mettono al mondo la futura bandiera dell’Inter.

In realtà un po’ di Italia è già nel suo sangue viste le origini friulane (provincia di Pordenone) del bisnonno Paolo Zanetti.

Javier deve il suo secondo nome Adelmar al medico che gli salva la vita da neonato, quando aveva dei problemi di respirazione.

Cresce in provincia, nel sobborgo portuale del Partido di Avellaneda, Dock Sud, insieme al fratello maggiore Sergio, anch’egli calciatore e futuro allenatore dell’Inter Juniores Berretti e del Lecco.

Storie di Capitani - Javier Zanetti - Riserva di LussoZanetti si appassiona al calcio da bambino, nell’anno in cui l’Argentina di Mario Kempes e Daniel Passarella vince in casa il Mondiale del 1978. È il periodo della “Guerra sporca”, il programma di repressione attuato con lo scopo di distruggere i gruppi guerriglieri marxisti o peronisti attivi in Argentina dal 1970 ed eliminare in generale qualunque forma di protesta e di dissidenza nel Paese.

Tuttavia, nel suo quartiere non esiste alcun campo da calcio. Sarà suo padre, assieme ad altri genitori di ragazzi del posto, a realizzare un campetto di erba e sabbia. È lì che l’argentino inizierà a tirare i suoi primi calci a un pallone, nella formazione della Disneyland.

Nel 1982, un dirigente dell’Independiente gli offre l’opportunità di giocare nella sua squadra e Javier, da tifoso dei Diablos Rojos, accetta immediatamente l’offerta.

Dopo aver militato per sette anni tra le file dei diavoli rossi viene tagliato fuori dalla squadra in quanto sotto l’aspetto fisico era troppo piccolo e debole. Una mazzata tremenda per il giovane Zanetti.

Storie di Capitani - Javier Zanetti - Riserva di LussoPer circa un anno smette di giocare a calcio pensando solamente allo studio e al lavoro. In particolare, Pupi va ad aiutare suo padre muratore nei cantieri ed anche per questo motivo il suo fisico inizia ad irrobustirsi. Il ragazzo mingherlino e in qualche modo inadatto per il pallone di cuoio inizia ad essere solo un ricordo.

Dietro suggerimento del padre, Zanetti inizia a cercare un’altra squadra. Sarà proprio il fratello, allora giocatore del Talleres, a dargli l’opportunità. Javier però non vuole passare per raccomandato e aspetta che Sergio si trasferisca. A cessione avvenuta decide di fare il provino e viene preso.

Non avendo inizialmente un contratto da professionista, Javier lavora la mattina vendendo il latte per aiutare la sua famiglia, finchè il suo club non gli offre un contratto ed esordisce in prima squadra nel ruolo di centrocampista il 22 agosto 1992.

La sua esperienza a Remedios de Escalada sarà speciale anche per altri due motivi.
Innanzitutto eredita dal fratello il soprannome Pupi , necessario in quanto in squadra oltre a lui giocavano ben cinque Javier.
In secondo luogo, negli anni al Tallares Javier conosce Paula de La Fuente, sua futura moglie con la quale darà alla luce tre figli.

Nell’estate del 1993, a vent’anni, approda nella massima serie, la Primera División, venendo acquistato dal Banfield per 160.000 dollari. Decide di vestire la maglia numero 4, maglia che non abbandonerà più. La titolarità assoluta e le sue prestazioni gli valgono la convocazione in pianta stabile nella Nazionale argentina di Daniel Passarella.

Segnalato da Antonio Angelillo e fortemente voluto dal presidente Massimo Moratti, che rimase impressionato dalle sue doti dopo averlo visionato in una videocassetta mentre giocava nella Nazionale olimpica, fu acquistato dall’Inter il 13 maggio 1995.

Ripensare oggi all’arrivo di Zanetti al ritiro a Cavalese in Trentino fa sorridere. Javier si presenta con in mano solo un sacchetto. Ad attenderlo  solamente due giornalisti. Eppure in quel momento iniziava la storia di un giocatore che avrebbe negli anni successivi marchiato a fuoco il suo nome tra le Leggende del calcio e dei nerazzurri in particolare.

Primissimo allenamento, facciamo possesso palla. Lui non la perde mai, gli resta sempre incollata al piede. Quel giorno pensai che avrebbe fatto la storia dell’Inter. (Giuseppe Bergomi)

Storie di Capitani - Javier Zanetti - Riserva di Lusso

Per l’Inter sono anni di alti e bassi, dal settimo posto della prima stagione di Pupi alle due finali UEFA del 1996 (persa con lo Shalke 04) e del 1998 (vinta 3-0 contro la Lazio a Parigi con anche un gol di Javier).

Il 28 ottobre 1998 segna un’altra tappa significativa della sua carriera all’Inter. In quel giorno, in un match di Coppa Italia contro il Castel di Sangro, indossa per la prima volta la fascia di capitano.

Con la fascia di capitano al braccio Zanetti diventa sempre più il leader di una squadra che attraverso tante difficoltà arriva a vincere tutto, fino all’apice della stagione 2009-2010 in cui conquista il famoso triplete, e l’anno successivo il Campionato del Mondo per club.

Nel 2002 fonda insieme alla moglie Paula, la “Fondazione PUPI”, organizzazione non-profit che si occupa di fornire il necessario sostegno economico ai bambini disagiati, e alle loro famiglie, nella zona di Buenos Aires.

C’è una zona molto danneggiata dell’Argentina della quale ora ci stiamo occupando: non arriva quasi niente, per questo vogliamo stare vicino a queste persone e iniziare con questo nuovo progetto, impegnativo ma molto importante. Il mio rapporto con i bambini è stupendo, i miei, quelli della P.U.P.I. e quelli dei Leoni di Potrero, la scuola calcio con Cambiasso.

Proprio per l’impegno profuso nella fondazione, nel 2005 l’ufficio di presidenza del consiglio comunale di Milano gli assegna l’Ambrogino d’oro.

Il suo impegno nel social e l’attenzione per le persone più bisognose portano Javier, dal 2006, ad essere ambasciatore di “SOS Villaggi dei bambini”, associazione Onlus per i diritti dell’infanzia. Inoltre, insieme all’Inter, supporta anche Emergency.Storie di Capitani - Javier Zanetti - Riserva di Lusso

Nel 2012-2013 Javier Zanetti raggiunge un altro storico traguardo: le 800 presenze con la maglia dell’Inter. Nella stessa stagione subisce uno dei suoi rarissimi infortuni, ma uno di quelli che a 39 anni può facilmente mettere la parola fine alla carriera: il 28 aprile 2013 Zanetti si rompe il tendine d’achille. Dal primo secondo successivo all’infortunio tuttavia, la mentalità del campione è già proiettata alla prossima sfida, rientrare in campo almeno una volta, la sua storia da giocatore con l’Inter non poteva finire così, non poteva finire uscendo infortunato dal terreno di gioco.

Il 9 novembre 2013 è tornato in campo a 40 anni e 91 giorni, e in quella stagione è riuscito a giocare ancora diverse partite, prima di annunciare il suo addio al calcio giocato ed essere nominato vicepresidente dell’Inter.

Tra i suoi innumerevoli record Javier è anche il calciatore con più presenze nella storia dell’Inter (858), squadra di cui è il giocatore più vincente, con sedici trofei: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa UEFA, una Champions League e una Coppa del mondo per club FIFA.

L’Inter è sempre sola nel senso di solitaria, staccata da tutto il resto, al confine; è sola nel senso di unica, nel modo di pensare, di agire e di rapportarsi con il mondo. Non mi stancherò mai di ripeterlo, a costo di sembrare banale: l’Inter è una creatura diversa rispetto a tutte le altre squadre. Nel nostro DNA c’è una piccola dose, o forse qualcosa di più, di sana, lucida follia; l’Inter è genio e sregolatezza, l’Inter è sofferenza, l’Inter è dolore, l’Inter è estasi. Dall’Inter ci si può aspettare tutto e il contrario di tutto. Vittorie impossibili e tonfi clamorosi, partite della vita e passaggi a vuoto inimmaginabili. È così, storicamente.

Javier Zanetti: un grande capitano, un grande uomo.

Autore

Aspirante medico, nuotatore e fratello premuroso. Ama parlare attraverso le immagini e immaginare attraverso le parole. Il bianco e il nero, seppur colori a lui a cuore, rappresentano solo gli estremi della scala di grigi con cui concepisce e racconta lo sport e la vita.

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