In letteratura, l’anticlimax è una figura retorica che consiste in un elenco di termini con un aumento di intensità negativa. Ma cosa c’entra con il calcio?Bè, il ponte di collegamento tra questo espediente letterario ed il mondo del pallone può essere ricercato in una delle serate più cupe della storia della Nazionale italiana, il 13 Novembre 2017. Stupore, sgomento, tristezza: ecco l’anticlimax dipinto sul volto di ogni italiano dopo lo 0 a 0 contro la Svezia che ci costò la qualificazione a Russia 2018. Ma dicono che per rialzarsi bisogna prima toccare il fondo.

Come arriva l’Italia alle qualificazioni?

Dopo la disfatta di San Siro, per gli Azzurri era arrivato il momento della riflessione: c’era bisogno di una ventata d’aria fresca, la necessità di un rinnovamento importante per la Nazionale. Così, dopo 5 amichevoli contro Argentina, Inghilterra, Arabia Saudita, Francia ed Olanda, l’Italia voltava definitivamente pagina e si apprestava ad iniziare il suo cammino nella neonata Nations League: l’andamento non è dei migliori, ma riusciamo comunque a rimanere nella Lega A della competizione dopo due pareggi, una sconfitta con il Portogallo e una vittoria targata Biraghi contro la Polonia di Milik e Piątek. Il 2018 è stato un anno di transizione, con l’arrivo di Roberto Mancini e l’esplosione di quei giovani che rappresentano il futuro del calcio italiano. Sky’s the limit.

Il Gruppo J

Il 2 dicembre dello scorso anno, poco dopo mezzogiorno, Roberto Mancini era soddisfatto, probabilmente contento; no, non mostrava un sorriso a 32 denti alle telecamere, anzi, ma è fatto così: anche quando è contento preferisce mantenere la serietà che l’ha sempre contraddistinto.

La sua visita al Convention Centre di Dublino ha portato bene agli Azzurri, che per le qualificazioni al primo Europeo itinerante della storia hanno pescato la Bosnia di Džeko e Pjanić, la Grecia, l’Armenia di Mkhitaryan, il Liechtenstein e la Finlandia. La prima sfida del girone ha visto un’Italia propositiva, capace di creare un bel gioco, giovane e, soprattutto, vincente, contro la Finlandia di Markku Kanerva. Stasera, a Parma, bisogna ripetersi: arriva il piccolo Liechtenstein e c’è bisogno di altri tre punti.

Qualificazione Euro 2020 - Gruppo J Italia - RIserva di LussoIl mister

Se per la Nazionale oggi si parla di nuovo corso è anche grazie ad un uomo che prima di questa avventura non si era mai cimentato nel ruolo di Commissario Tecnico; eppure ci sta riuscendo, ed anche bene. Roberto Mancini è sempre stato un vincente uomo di club: può vantare 3 campionati di Serie A e 4 Coppe Italia con l’Inter e una Premier ed una FA Cup con il Manchester City. Mica male.

L’avventura del Mancio alla guida dell’Italia inizia il 14 maggio 2018: subentra al traghettatore Di Biagio ed ha il compito di rimuovere dalla mente dei suoi connazionali il lavoro svolto da Giampiero Ventura, artefice del disastro in salsa svedese. Per ora il cammino procede bene, con qualche alto e pochi bassi (come la sconfitta contro il Portogallo in Nations League): bisogna solo crederci.

La promessa

È innegabile: qualcosa di simile lo avevate visto solo poche volte nella vostra vita. Primo millennial ad esordire dal primo minuto con la maglia azzurra, primo millennial a fare gol con la maglia azzurra. Tutto questo nella stessa sera: firmato il Predestinato, Moise Kean.

Qualificazione Euro 2020 - Moise Kean Italia gol - RIserva di Lusso

È stato un marzo da montagne russe per il leone di Vercelli: nel giorno della festa della donna sigla la sua prima doppietta con la maglia della Juve e due settimane dopo mette la firma anche contro la Finlandia, alla seconda presenza con la Nazionale. Nato in Piemonte da genitori ivoriani, Moise è pronto a conquistarsi un posto da titolare nell’Italia del futuro; e perché non diventare il compagno di reparto di Cristiano Ronaldo allo Juventus Stadium? Perdonateci la ripetizione, ma per una delle promesse più talentuose del nostro calcio non si può far altro che parafrasare nuovamente The Notorious B.I.G.: Sky’s the limit.

La stella

La promessa veste la maglia bianconera, la difesa della Nazionale veste bianconero: il dominio della Juventus sembra aver contagiato anche gli Azzurri di Roberto Mancini. Ma non finisce qua, perché anche la stella di questa squadra milita nei 34 volte Campioni d’Italia.

Nativo di Carrara, mancino magistrale, dribbling e finalizzazione; traditore per i viola, idolo per i bianconeri e, da poco, numero 10 per tutti gli italiani: Federico Brunelleschi Bernardeschi.

Figlio di un operaio del settore marmoreo, Federico si innamora del pallone già dall’età di sei anni, quando inizia a dare i primi calci sui campi dell’Atletico Carrara; desta l’attenzione di molti osservatori, tra cui quelli della Fiorentina, che lo ingaggia all’età di 10 anni. Dopo essere maturato nel settore giovanile della Viola, nel 2013 passa in prestito al Crotone, dove colleziona 12 gol in 39 presenze alla sua prima stagione da professionista. Dopo tre stagioni nella sua Fiorentina, arriva il colpo di scena: Federico fa l’Higuain e passa alla Juve, dove vince il suo primo Scudetto.

Oggi, Federico non è più un ragazzino, bensì si è dimostrato capace di essere un leader in più occasioni: ha preso sulle spalle il Crotone nella sua prima esperienza nel calcio dei grandi, ha conquistato un bronzo insperato con l’Under-21 negli Europei del 2017 ed ora è uno dei protagonisti della cavalcata della Juventus verso l’ottavo Scudetto consecutivo. Alla vigilia della gara con la Finlandia, lo spogliatoio azzurro ha consegnato nelle mani di Federico la numero 10, conferendogli l’investitura definitiva.

Insomma Italia, le premesse sono buone: non rovinare ancora tutto, non far vivere ai tuoi tifosi un altro incubo come quello del 13 Novembre. Questa volta lo diciamo nella lingua più bella al mondo: Italia 2019, il limite è il cielo.

 

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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