Il figlio del vento: diventare Douglas Costa

Essere solo un giocatore veloce nel calcio di oggi, può essere l’unica cosa che conta.

Il gioco si evolve e con esso aumenta l’esecuzione e l’atletismo dei ventidue interpreti sul rettangolo di gioco.

Un interprete del gioco in velocità, un vero e proprio figlio del vento: è Douglas Costa, uno che se sapesse chi fosse Pietro Mennea, la freccia di Barletta con quella vocazione al sacrificio all’allenamento, alle privazioni,

se lo tatuerebbe sulla schiena.

Ma cosa c’entrano Pietro di Barletta e Douglas di Sapucaia du Sol? Nulla all’apparenza, ma guardando meglio, ficcando il naso nelle vite di entrambi e nei contenuti di youtube, si scoprono due esistenze vissute per l’allenamento, per soffrire e sognare in grande.

Il protagonista della nostra storia, giunto all’apice della carriera in un top club europeo, ha dovuto correre tanto per correre così tanto, sin da quando, da stellina del Gremio, accettò l’agognato trasferimento in Europa, questa volta però, dalla porta di servizio.

La chiamata alla quale Douglas rispose infatti, non era quella che sognano i bambini ai primi calci sui campi polverosi, ma arrivava da Lviv, più precisamente dallo Shakhtar Donetsk.

L’ambientamento non fu facile, come il clima rigido da sopportare. Alla prima stagione in Prem’er-Liha colleziona appena 13 presenze, ma soprattutto 5 gol, a dimostrazione delle sue qualità.

Da quell’anno in poi inizia una serie di allenamenti extra con il suo preparatore di fiducia, un amico che si porta dietro dal Brasile da quando ha lasciato il paese del Corcovado, che lo allena duramente, prima e dopo gli allenamenti con la prima squadra ucraina.

Il lavoro paga, e dopo 5 anni di “esilio” in Ucraina, arriva la chiamata del Bayern Monaco, e il 1 luglio 2015 diventa un giocatore dei bavaresi, per 30 milioni di euro.

È qui che la sua stoffa da dribblomane si manifesta, assieme alla velocità supersonica.

Il figlio del vento si presenta al mondo.

Il resto è storia recente. Arriva la più grande chiamata della sua carriera, quella della Juventus, entra a gara in corso e spacca le partite. Anche se Allegri non sembra mettere davvero a fuoco le sue qualità, pare che Sarri lo veda titolare già nelle prime due partite di campionato, e in questo modo è stato ripagato con due assist e altrettante giocate sopraffine per un esteta del bel calcio come lui.

Chi lo ha detto che il calcio veloce non possa essere anche bello?

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Autore

Classe ‘87, cresciuto con un padre calciofilo, si accorge del calcio solo a 7 anni durante il mondiale di USA ‘94 perché incuriosito nel guardare tutti quegli adulti gioire e poi piangere davanti al televisore da un momento all’altro. Infatuato, vede la sua prima partita allo stadio in quello stesso anno e decide che da grande farà il calciatore. Il più maturo innamoramento per il marketing e la comunicazione prima e, il matrimonio-riparatore con i social network, dopo, diventano il suo lavoro a tempo pieno, ma con un occhio fisso al prossimo turno di campionato.

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