Erano 14 anni che non si giocava il derby, quel derby; la partita che tiene in fermento due intere province, che complessivamente coprono buona parte della Lombardia nord-orientale. Non solo: erano 43 anni che i bergamaschi non abbattevano i rivali bresciani in casa loro, in quella roccaforte dedicata all’icona del Grande Torino scomparso a Superga, l’idolo della città Mario Rigamonti. Leggendo questi dati, la schiacciante vittoria dell’Atalanta in quel di Brescia assume connotazioni ancora più gravi: ma di chi è la colpa?

Probabilmente uno dei motivi che hanno portato al disastroso 0-3 casalingo lo si può individuare nella mattinata del 4 novembre scorso: il presidente Cellino esonera Eugenio Corini, ed il Brescia viene affidato a Fabio Grosso. Visto a posteriori (ma effettivamente anche prima), un errore madornale.

Il preludio del disastro

Corini paga i pochi punti collezionati in classifica fino a quel momento, quei 7 punti guadagnati con le vittorie esterne (e molto sottovalutate) di Cagliari ed Udine e con il pareggio casalingo contro la Fiorentina; guardando le avversarie affrontate dalla Leonessa, però, non ci si poteva aspettare molto altro. In ordine, arrivano le seguenti sconfitte: 1-0 con il Milan, 3-4 con il Bologna, 1-2 con la Juventus, 2-1 con il Napoli, 3-1 con il Genoa, 1-2 con l’Inter e 2-1 con il Verona. Notate qualcosa di strano? Esatto, tutte sconfitte di misura, se non per due gol di scarto subiti contro il rivitalizzato Genoa di Thiago Motta: è il segno che le Rondinelle sotto l’allenatore bresciano lottavano, giocavano coese, con un’identità consapevole dei propri limiti, ma allo stesso tempo determinata a non mollare mai. Poi è arrivato Fabio Grosso.

grosso riserva di lusso
Foto TgCom24

Il primo tonfo è arrivato contro i granata: 0-4 casalingo, con doppiette di Belotti (su rigore) e Berenguer. Beh, ma sarebbe stato scomodo accusare l’ex allenatore di Bari ed Hellas Verona pochi giorni dopo il suo primo allenamento in Lombardia…

Non era l’esordio che tutti volevamo, conoscevamo le insidie della partita. L’avevamo iniziata con un buon approccio, poi ci sono stati tanti episodi che l’hanno condizionata.

Fabio, forse parlare di episodi dopo questa sconfitta non è il massimo, non credi? Magari era solo un ostacolo, la cavalcata della Leonessa proseguirà senza intoppi; peccato che la Roma di Fonseca non sia dello stesso avviso: 3-0 all’Olimpico e Brescia che ritorna a casa con la coda in mezzo alla gambe, con i primi rimpianti che si fanno sentire: è solo il preludio al caos del sabato di fine novembre.

Ecatombe sotto la Dea

grosso riserva di lusso
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Niente da fare: al triplice fischio di Brescia-Atalanta tutto quello che ci si può portare a casa sono i fischi di un Rigamonti nervoso e deluso. Con la doppietta di Pasalic ed il gol di Ilicic, il Brescia sale a 10 gol subiti e 0 fatti da quando Fabio Grosso siede su quella panchina; sarebbe curioso analizzare come si è giunti a questo disastro: beh, facciamolo.

Il primo tempo racconta di un’Atalanta che non ha intenzione di fermare il proprio rullo compressore, dopo la prima storica vittoria in Champions League di qualche giorno fa; continuano a spiovere conclusioni dalle parti di Joronen: prima il Papu, poi Muriel ed infine l’incornata di Pasalic, che infila il portiere finlandese per il vantaggio degli ospiti. I colpi di testa, però, non sono terminati: Romulo colpisce male per l’unica “occasione” dei padroni di casa, mentre il croato sfiora il raddoppio colpendo il palo più lontano. La sua fame di gol, però, non è finita qui.

Sì, perchè alla fine arriva la doppietta del numero 88: Ilicic fa quello che vuole nell’area del Brescia, serve rasoterra per Pasalic che di tacco infila una meraviglia assoluta, complice anche la non marcatura di Chancellor, letteralmente fuori forma in questo periodo. Lo 0-2 dell’Atalanta arriva nel periodo migliore dei rivali bresciani, che poco prima avevano fatto tremare Gollini con una conclusione di Balotelli stampata sulla traversa.

Confusione a dismisura

Grosso, però, fa di tutto per non farsi amare: i cambi sono ininfluenti, perchè l’idolo Azzurro del 2006 manda in campo Bisoli per Ndoj, che esce tra i fischi assordanti del Rigamonti, Donnarumma (lasciato fuori nel giorno del suo compleanno) per Torregrossa e Morosini per Mangraviti; in sostanza, l’allenatore delle Rondinelle fa tutto il contrario di ciò che è adeguato per rivoltare la partita: mette dentro due centrocampisti difensivi, sostituisce un attaccante per un compagno di reparto e non leva coloro che sono più in difficoltà, come Chancellor e Romulo.

grosso riserva di lusso

In più, si sparge il caos sul terreno di gioco: Balotelli interrompe una promettente cavalcata di Sabelli e nel finale si scontra in area con Cistana, che veste la sua stessa divisa. Non solo: all’85esimo il Brescia tenta con la forza della disperazione di ribaltare le sorti della gara con un calcio di punizione su cui salgono tutti; Grosso indica a Tonali di giocarla corta, ma le telecamere intercettano il labiale del talento numero 4, che si lascia scappare un polemico “Ma dai, mancano 5 minuti…”.

Malinovskyi colpisce il palo dopo un altro errore clamoroso di Chancellor e nel finale Ilicic approfitta di una disattenzione di Martella per infilare la sua quinta marcatura stagionale. Fischio finale al Rigamonti: il popolo bresciano riempie di fischi la propria squadra, senza guida e senza carattere.

Fabio, mi sa che a Brescia questo risultato rimarrà nelle memoria di molti: basta una figuraccia per dimenticarsi dei bei momenti passati 13 anni fa.

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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