Il primo, su assist di testa di Stendardo, appena dentro l’area, di sinistro al volo, nell’angolo in alto a destra. Di furbizia e istinto. Il secondo, toccando il pallone più volte, dal limite dell’area, sempre di sinistro ma rasoterra, nell’angolo basso a sinistra. Di classe e potenza.

La doppietta al Real Madrid con la Lazio in Champions (ottobre 2007, 2-2, ancora oggi una delle più belle imprese in Europa) non è neanche il momento più alto della carriera di Goran Pandev.

La Lazio

Quella sera il macedone aveva 24 anni e non aveva vinto neppure uno dei 12 titoli conquistati in carriera. Sbaglia chi pensa che Pandev non sia un top player. Ok, forse, oggi non lo è più. Ma lo è stato, per i momenti e per le storie che lo hanno portato fin qui, fino ad un nuovo derby della Lanterna.

In quella Lazio Pandev ci stava alla grande: Delio Rossi mister, Rocchi gemello del gol, Mauri suggeritore: per il macedone cinque anni, 191 presenze e 64 gol, due titoli (una Coppa Italia da protagonista e una Supercoppa da spettatore) e la voglia di confrontarsi con altre realtà.

L’Inter

Sceglie l’Inter con cui aveva firmato un double nel 2002 (Viareggio + scudetto Primavera). Trova Mourinho che ne fa, a stagione in corso, non una #riservadilusso, ma un uomo da armare tatticamente e tecnicamente nella Inter costruita a sua immagine: 5 maggio in panchina a Roma per la Coppa Italia, 16 maggio subentrato a Siena per lo scudetto, 22 maggio a Madrid titolare contro il Bayern per la Champions League e il treble.

Il Napoli

Nella storia dell’Inter, così come sarà nella storia del Napoli. Di Mazzarri e di Benitez poi. Quando arriva è il Napoli di Hamsik, Lavezzi e Cavani: “Goran sa fare tre ruoli distinti, quindi è la prima riserva di tutti e tre i tenori dell’attacco azzurro: non ha niente da invidiare a loro tre”. Con gli azzurri vincerà la quarta Coppa Italia consecutiva (record per il calcio italiano, pareggiato solo dagli ultimi juventini) al primo anno e la quinta all’ultimo dei tre anni da protagonista in azzurro. Con il suo passo breve e la sua capacità di segnare e fare assist.


Il Genoa

Dopo Napoli, la storia recente fatta di Galatasaray e di Grifone. A proposito di derby: nel 2010 Pandev conquista Mourinho con un assist, un palo e un gol nella sfida al Milan, nella gara che vede l’Inter 9 contro 11, nella gara che convince i nerazzurri che il triplete è possibile. Oggi, Pandev, col ciuffo, l’andatura a baricentro basso, le braccia che frullano quando corre, vuole conquistare definitivamente il Genoa e i genoani con un altro derby: 14 gol in 77 presenze tra campionato e coppe senza troppi picchi meritano un’altra impresa, magari come quella al Real di tanti anni fa in Champions con la Lazio.

La Lanterna, finora, in rossoblù non gli è stata troppo fortunata. Troppe sconfitte, troppe panchine, poche gioie. Lui, Pandev, per il momento aspetta: alle spalle di Piatek e Kouamè che hanno iniziato alla grande la stagione, ma forse non hanno l’esperienza adatta per un derby. Juric ci pensa. Ballottaggio in vista, subentro possibile.
Lui, Pandev, scalpita, perchè in fondo conquistare il Grifone e Marassi potrebbe essere l’ultima grande impresa della carriera del macedone. Magari staccando quella vittoria nel derby che manca da troppo tempo per il Genoa.

 

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