È il classico natalizio per eccellenza; no, non ha i canditi e l’uvetta né una slitta trainata da renne con la quale consegna regali in tutto il mondo. È ciò che nel periodo natalizio non manca mai, trasmesso sulle televisioni di milioni di italiani il 26 di dicembre: Una poltrona per due.

Non si sa come mai ogni anno venga riproposto e puntualmente amato dai più: la ricetta segreta del successo del film di John Landis probabilmente è il bene che trionfa sul (demenziale) male, è il senso di rivalsa e riscatto degli oppressi contro gli oppressori, che sotto le feste, quando tutti, diciamocelo, siamo più buoni, non può mancare.

È una storia semplice, ma nella quale ci possiamo riconoscere tutti: le vite di Louis Winthorpe III, giovane broker, e Billy Ray Valentine, “mago” mendicante, vengono invertite per una spregiudicata scommessa dei due ricchi fratelli Duke, i cattivi della storia. Il finale non può essere più lieto: Billy e Louis, scoperto l’inganno, si alleano per prendersi una rivincita contro i malvagi Duke, riuscendoci alla grande.

Dicevamo, tutti si possono riconoscere in questa storia, anche lo strano duo di un calciatore e del suo club d’appartenenza: sono Gianluca Mancini e l’Atalanta, i Billy e Louis della Serie A 2018/2019. Ma facciamo un passo indietro.

Gianluca Mancini, gli esordi

Mancini non ha mai fatto il mendicante, non è mai stato un broker e, soprattutto, non è di New York: Gianluca nasce a Pontedera, nel pisano, non esattamente la Grande Mela. Inizia la carriera da calciatore in mezzo al campo, ma ben presto i suoi allenatori nelle giovanili del Valdarno hanno l’intuizione di spostarlo in mezzo alla difesa: bel colpo, Valdarno.

Mancini sembra crescere bene, tant’è che la Fiorentina fiuta il talento e lo ingaggia; nelle giovanili della Viola passerà 9 anni, durante i quali conquisterà anche uno Scudetto Giovanissimi a 15 anni. Nonostante riesca a guadagnare la stima dell’aereoplanino Montella, che lo convoca per qualche partita di Europa League, nel 2015 passa in prestito al Perugia, dove la sua carriera cambia vertiginosamente, in positivo.

Gianluca Mancini Atalanta Matrix 23 Riserva di Lusso

Perugia è una piazza calda, che ama il calcio old school ed esalta i giocatori con la cazzimma; da queste parti è passato un certo Matrix, che nel 2006, in un’ordinaria partita neanche così tanto delicata, ha steso i cugini francesi dopo essere stato steso da un cugino francese. È un po’ complicata, ma non c’è bisogno che ve la spieghi.

È proprio a Marco Materazzi che si ispira il protagonista della nostra storia: porta il 23, mette il cuore in ogni contrasto e, soprattutto, ha il vizio del gol. Perugia fa bene al Mancio (qualsiasi riferimento è puramente casuale), visto che due anni dopo Gasperini si accorge di lui e lo porta a Bergamo, per farlo diventare l’erede di Mattia Caldara, promesso sposo della Juventus ma oggi al Milan.

È qui che torna il nostro film preferito del Natale: con molta fantasia (ma neanche troppa, visti i precedenti della Viola nelle gestioni di giovani del calibro di Zaniolo, tra gli altri), possiamo paragonare la Fiorentina ai fratelli Duke, non ce ne vogliano i tifosi della Fiesole. La Fiorentina si è fatta sfuggire dalle mani il futuro della retroguardia della Nazionale italiana, senza che se ne accorgesse, in uno schiocco di dita. Certo, non c’è stata nessuna scommessa, l’Atalanta non si è messa a fare il difensore centrale e Mancini non è diventato una squadra di calcio, ma il fattore rivalsa rimane comunque. E che rivincita in maglia nerazzurra.

La Dea

Gianluca Mancini Atalanta Matrix 23 Riserva di Lusso

Agli ordini del Gasp, Mancini, nella sua prima stagione in A, scende in campo 11 volte e segna un gol; è ancora dietro nelle gerarchie rispetto ai vari Caldara, Masiello e Toloi, non ha ancora la sua numero 23 e, soprattutto, non ha ancora fatto vedere a nessuno la sua capacità di insaccare la rete, oltre che difenderla. Time will tell.

Quest’anno è cambiato tutto: finora ha collezionato 28 presenze tra Serie A, Coppa Italia ed Europa League, facendo uscire il Matrix che è in lui: è il difensore con più gol in stagione, 5, a pari merito con Dybala e sopra Iago Falque. L’obiettivo non dichiarato è quello di, un giorno, raggiungere il suo idolo, che proprio con il Perugia ha stabilito il maggior numero di reti segnate da un difensore centrale, 12. Marco, ma in che senso 12?

A novembre è arrivata anche la chiamata in Nazionale, mentre a marzo ha esordito con la maglia azzura, ennesimo desiderio da spuntare nella lista del difensore nato a pochi chilometri dalla Torre pendente; è strano ricevere una telefonata ed essere allenati da un fenomeno del calcio italiano che porta il tuo stesso cognome, ma nella stagione che Mancini non scorderà mai è successo anche questo: Mancio chiama Mancio, Mancio risponde presente.

Oggi il difensore goleador compie 23 anni (23? Sarà mica un caso..) e non gli dispiacerebbe ricevere un bel regalo nella prossima sfida di campionato, contro un Napoli che non ha più molto da dimostrare a questa Serie A. Magari 3 punti, magari un gol, visto che ci ha abituato bene. E chissà se nelle prossime feste di Natale, durante la cena di Santo Stefano, visto che verrà ripristinata la pausa natalizia e non potrà difendere i colori della Dea nel boxing day calcistico nostrano, il Mancio accenderà la tv per vedere cosa combina il suo alter ego a New York.

Auguri a Gianluca Mancini, un po’ Billy Ray Valentine e un po’ Marco Materazzi, con la voglia di riscatto nel cuore ed il senso del gol nel midollo.

Gianluca Mancini Atalanta Matrix 23 Riserva di Lusso

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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