......................................................................................................................................................................................<

Oltre per i suoi capelli e per il suo soprannome giallorosso di Er tendina, ho due nitidi immagini di Gervinho. Sono entrambe immagini di una finale di Coppa d’Africa ma di due edizioni diverse: 2012 e 2015. Due immagini diverse, molto contrastanti tra di loro.

Gervinho e le due finali di Coppa d’Africa

La prima è della finale 2012 quando dopo una serie interminabile di rigori Drogba si avvicina e gli dice “Tocca a te”. La faccia è di uno che non si vuole muovere da lì, di uno che quel maledetto rigore non lo vuole tirare. Ed è anche chiaro perché altrimenti, se se la sentisse di calciare quel rigore decisivo in finale, non sarebbe stato il nono in lista. La camminata da centro campo al dischetto non è assolutamente delle più distese e rilassate, soprattutto perché la voragine che si è creata sul dischetto dopo il rigore appena calciato e sbagliato dall’ultimo avversario, diventa sempre più grande man mano che si avvicina. È chiaro che quel rigore lo sbaglierà. E cosi è stato, palla in tribuna e Zambia campione d’Africa.

La seconda immagine è quella della finale del 2015 con Gervinho seduto su una sedia di plastica dietro la panchina della Costa d’Avorio di spalle al campo di gioco, mentre i suoi compagni tirano i calci di rigore che valgono il titolo di campioni d’Africa contro il Ghana. Lui è uscito dal campo al 121’ per far posto ad uno specialista dei calci di rigore, tale Tallo (ex Bari e Roma) e probabilmente per evitare di trovarsi nuovamente nella condizione di tre anni prima. Quando il suo portiere Copa realizza il goal decisivo però scatta come solo lui sa fare e raggiunge i compagni in festa correndo come un matto.

Gerbinho finale coppa d'Africa 2015 rigori - Riserva di Lusso

La freccia nera colpisce (di nuovo) la Serie A

Probabilmente quello che più manca a Gervais Lombe Yao Kouassi, per tutti noi Gervinho, è sicuramente il carattere alla Drogba. Già, ma che giocatore sarebbe Gervinho con un carattere così forte? Probabilmente staremmo parlando di uno dei giocatori più decisivi degli ultimi anni. Un giocatore in grado di strappare le partite, di distanziare gli avversari semplicemente buttando la palla avanti e correndo più veloce di tutti, di saltare con una facilità disarmante in dribbling intere difese avversarie.

Se non avete un’idea della potenza devastante di Gervinho, vi basterà guardare il goal fatto quest’anno contro il Cagliari.
Quattro uomini saltati di potenza e classe partendo da poco fuori l’area di rigore parmense e arrivando fino nell’area avversaria con un coast to coast impressionante concluso con una botta micidiale in rete.

Il Parma ha un nuovo leader

Gervinho è tornato in Italia quest’estate con un’enorme etichetta sulla schiena: “Dopo due anni in Cina, sarà fuori forma”. Doveva essere solo una scommessa da fantacalcio su cui non investirci più di tanto, ma ci siamo sbagliati tutti. La freccia nera a Parma, sta vivendo una delle sue stagioni migliori e ha eguagliato il suo record di 9 reti in Italia ottenuto nel suo primo anno a Roma; e altre 12 partite sono ancora da disputare.

A Parma è diventato un leader silenzioso. In una realtà piccola e neopromossa, piena di giovani, Gervinho ha trovato il suo habitat perfetto. È rinato lavorando sodo, allenandosi tanto e facendo il possibile per tornare ad essere il giocatore del Lilla che poi sbarcò prima a Londra sponda Arsenal e poi a Roma. L’esperienza in Cina è stata deludente per via dei tanti infortuni ma è servita probabilmente a rinascere. Daniele Faggiano, il DS parmense ci ha visto lungo, ha fiutato l’affare, prendendolo a parametro zero e regalando un innesto decisivo per il Parma di D’Aversa e un pericolo costante per le difese avversarie.

Chiedere alla difesa della Juventus per avere ulteriore conferma.

Gerbinho esultanza Parma - Riserva di Lusso

 

Autore

Nato a Bari da padre interista, del Bari si innamora crescendo diventandone fedele abbonato. Preferisce il biancorosso al nerazzurro quando le due squadre giocano contro, ma ahimè è un evento alquanto raro negli ultimi anni. La sua natura da doppiofedista lo perseguita anche professionalmente portandolo ad essere contemporaneamente co-founder e storyteller de La Content Academy e Dottore Commercialista. Ritiene il fantacalcio una delle più grandi invenzioni dell’ultimo secolo. Gioca in una squadra di calcio a 11, con il solo scopo di poter mangiare senza ingrassare…o quasi.

Lascia un commento

Top