Se fosse un adagio, sarebbe probabilmente il celebre aforisma di Goethe, secondo cui un traguardo si raggiunge “senza fretta ma senza sosta”. E in effetti la storia sportiva di German Denis è tutta costellata di tappe intermedie raggiunte con costanza e determinazione. Come un tanque, ha superato gli ostacoli che poteva superare e gli altri…li ha rasi al suolo.

Arrivato giovanissimo in Italia, al Cesena, ha faticato ad abituarsi al nostro calcio. Due stagioni in C1 senza lasciare tracce del suo passaggio: 29 partite e 3 gol. Decisamente poco per uno abituato a tracciare solchi. Quindi il ritorno in Argentina all’Arsenal, il ritrovato feeling con il gol, la corte del Colón dove il bottino di reti si fa sempre più cospicuo. Da qui il passaggio all’Independiente, dove l’incontro con Pietro Troglio gli fa compiere il definitivo salto di qualità. Nell’Apertura 2007 segna 18 gol, 2o miglior marcatore dietro il monumento Palermo; 27 a fine anno con il mercato che torna a bussare.

È il Napoli a riportarlo in Italia in una squadra che comincia a muovere i primi passi verso il progetto maturo di oggi. In panchina c’è Reja (poi Donadoni) e a dividere l’attacco con lui un certo Lavezzi. German chiude la prima stagione con 10 reti, 5 nella seconda. È il momento di cambiare aria, all’Udinese, ma anche in Friuli stenta a trovare continuità. Passa quindi all’Atalanta ed è qui che esplode subito la magia. Denis instaura un buon feeling con tutti: società, compagni, tifosi e città in generale. Il primo anno ne segna 16, 15 il secondo, 13 il terzo, fino a raggiungere quota 56 in 5 campionati (4o miglior realizzatore e miglior realizzatore straniero nella storia del club).

Nel 2016 il ritorno in Argentina. Un dispiacere lasciare quella che sente ormai come casa, insieme alla sua numerosa famiglia (la moglie Alfreda e i quattro figli Matias, Malena, Julian e Benjamin). Torna all’Independiente e poi al Lanús, dove si ritaglia un ruolo da #riservadilusso. È il tramonto? Sì, ma con il botto, perché a fine 2017 raggiunge la finale di Coppa Libertadores. Di fronte, i più quotati rivali del Gremio che vincono di misura, ma che importa? La storia è stata scritta ugualmente, anzi solcata!.

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Autore

Barese di nascita, milanese di adozione, bolognese per lavoro. Neo-papà di Carlotta e marito di Valentina. Come chi nasce al mare ho solo tre lati e una mente aperta. Comunicatore aziendale, appassionato di fantacalcio, un trascorso da giocatore/coach di basket, ora runner.

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