Il riscatto di Germán Pezzella dal Real Betis è stato il vero colpo di mercato estivo della giovane Fiorentina di Pioli. Il difensore argentino, oggi capitano dopo la partenza di Milan Badelj, è una delle colonne di questo gruppo.

Le doti tecniche del numero 20 viola non sono mai state messe in discussione e neanche la sua leadership, già lampante nel River Plate dove con eleganza gestiva le retrovie dei Los Millionarios e metteva la firma su partite decisive come contro il Boca, un tap-in al 78’ nel Superclasico, la madre di tutte le partite per l’Argentina del calcio.

L’arrivo alla Fiorentina

Germán difende, imposta ripartenze e quando può mette pure il suo colpo di testa a disposizione della squadra, quasi un marchio di fabbrica. Esattamente come il primo centro con la camiseta tanto desiderata da bambino, quella della Nazionale maggiore. Dopo il gol, un bacio alla maglia e una raccolta esultanza con lo sguardo e le mani verso l’alto a formare quel numero. Il 13 che Davide gli ha lasciato e che lui con onore indossa ogni domenica sul braccio, stampato su quella bellissima fascia che tanto ha difeso dalla Lega e dalle inutili polemiche.

Un giorno ti svegli e ti accorgi che la tua vita non sarà più la stessa. Il 4 marzo è stato quel giorno per una famiglia, per una città, per una società. È stato quel giorno anche per Germán che con Davide ha condiviso lo spogliatoio e lo stesso reparto. Pezzella è di poche parole, non ama stare al centro dell’attenzione mediatica proprio come Astori, come lui sa trascinare la squadra, farsi ascoltare dai compagni quando serve ed è il primo che scende a far colazione in ritiro o che accende la luce in palestra al mattino.
Con Davide è cresciuto, diventato un difensore e un calciatore rodato, un uomo più forte e oggi un leader silenzioso su cui questa Fiorentina può decisamente contare.pezzella-capitano-fascia

Autore

Illustratrice e storyteller con un passato da esterno nel Mojito Football Club. Oggi realizza contenuti che traducono i pensieri in un’armonia d’immagini e parole. Per lei il viaggio è vita ma si completa solo quando, dal finestrino del treno, rivede il mare alla sua sinistra.

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