“Maradona good. Pelè better. George Best.” È altamente probabile che al lettore appassionato di calcio questo slogan non sia nuovo; perché sì, George Best era speciale, tant’è che ben presto si iniziò a capire che quel cognome non fosse per niente un caso.

Durante ogni nuvolosa domenica inglese, vicino ad Old Trafford, la casa del Manchester United, il grondare della pioggia non era l’unico suono che si poteva sentire: sono quasi certo che il rumore del più forte temporale sarebbe stato sovrastato dal batticuore di chi avrebbe dovuto marcare Best quel giorno; gli bastava un cambio di velocità, una falcata sulla fascia e bam: cannonata dritta sotto al sette.

Per conoscere la vita del Quinto Beatle basta osservare una sua partita: passa buona parte del tempo a lato e quando meno te lo aspetti scatta verso il centro. La sua esistenza è sempre stata borderline, tanto ricca di successi quanto di eccessi; sarà forse un caso che le sue ultime parole siano state queste?

Non morite come me.

George best riserva di lusso

La storia del leggendario nordirlandese si intreccia tra stadio e pub, tra dribbling e whisky, quel maledetto alcol che l’ha trascinato nel baratro; Bestie vince il Pallone d’Oro a 22 anni, è destinato a diventare il migliore della storia, a raggiungere la cima dell’Olimpo del pallone, ma i suoi vizi frenano progressivamente le sue prestazioni ed il suo organismo, che cede il 25 novembre 2005 a causa di una cirrosi epatica, all’età di 59 anni. Non voleva perdere la sua finale più importante in questo modo, ma il calcio di rigore allo scadere l’aveva già sbagliato quando era ancora all’inizio del suo tragico viaggio nel mondo dell’alcolismo: è lì che Best ha perso la partita, è lì che ha segnato la sua fine.

Perché pensandoci è proprio così: quando sentiamo le parole “George Best” non ci viene in mente che quel timido e gracile ragazzo di Belfast sia stato il quarto più giovane vincitore del Pallone d’Oro; non ci viene in mente il numero 7, la Coppa dei Campioni e le due Premier League vinte con quella casacca rosso fuoco. No, ci viene in mente la sua fine, l’alcol, le decine di amanti e quella vita spericolata trascorsa sempre oltre i limiti. Era infermabile sul campo anche perché era testardo e sicuro di sé, ma se ad Old Trafford superare gli avversari gli veniva facile, il Sunday night nei locali di Manchester talvolta risultava un lancio della moneta: testa o croce, George da quei pub poteva uscirci vivo o morto: il destino gli ha voluto bene spesso.

Alcuni lo definiscono un genio incompreso, ma penso che “occasione sprecata” sia un appellativo molto più opportuno; George Best è stato l’unico sportivo della storia ad insegnare una lezione di vita da dietro i banconi dei pub britannici: prendi velocità e dribbla l’alcol, è un avversario tosto.

 

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

Lascia un commento

Top