Ripartiamo dalla polvere per tornare in paradiso.

Queste possono sembrare le parole di un film, ma se in giro per Bari chiedete chi le ha pronunciate la risposta è immediata: Franco “Ciccio” Brienza.

È con queste parole che, all’inizio di questa stagione, si è ripresentato a Bari Brienza dopo la stagione del fallimento, prima sul campo con la sconfitta nei playoff con il Cittadella e poi fuori dal campo con la mancata iscrizione al campionato di Serie B e la successiva ripartenza dai dilettanti con una nuova proprietà.

Parole di un uomo deluso e arrabbiato per come è finita la passata stagione ma con la voglia di iniziare il prima possibile una nuova avventura e iniziare a scrivere una nuova pagina della storia del Bari.
È un esordiente Ciccio: lui in serie D non ha mai giocato. È un esordiente di 39 anni. Con la fascia al braccio ha deciso di tornare nel capoluogo pugliese ripartendo dalla polvere di una categoria difficile, acclamato da una piazza che ha bisogno della sua qualità e della sua esperienza per tornare il prima possibile in paradiso.

Qualità ed esperienza, due doti che Brienza ha avuto modo di dimostrare in più di 600 partite nei professionisti da quel lontano 1997, anno in cui esordì con il Foggia in serie B, fino ad arrivare ai playoff dell’anno scorso con il Bari. Vent’anni di carriera, passati sulla trequarti del campo a far il bello e il cattivo tempo con le sue giocate, a disegnare parabole con quel sinistro raffinato e a far impazzire i difensori con i suoi dribbling. Tante soddisfazioni come i goal alla Juventus con il Palermo e il Cesena, o lo splendido goal al Milan con l’Atalanta, ma forse un unico grosso rammarico: non aver mai spiccato il volo definitivo in una big. Idolo indiscusso di squadre come Palermo, Reggina, Siena, Atalanta, Cesena e Bologna ma mai protagonista in una grande piazza.

La stagione più importante sicuramente quella con il Palermo del 2004-2005 al fianco di Luca Toni e Zauli durante la quale, da neopromossi, i rosanero conquistarono un sesto posto e uno storico piazzamento in Coppa Uefa. Per Ciccio in quella stagione dieci goal e la convocazione in nazionale con Lippi.

A Bari, Brienza è arrivato nel 2016 ma è bastato un solo anno per prendersi la maglia numero 10 e la fascia di capitano. Non è però bastata la sua qualità a riportare il Bari in serie A, ma Bari ha trovato in lui un leader, un giocatore in grado di emozionare con le sue giocate una piazza esigente ma soprattutto un uomo che ha accettato di chiudere la sua carriera con i colori biancorossi sulla pelle pur ripartendo dalla polvere. Bari ha trovato il suo condottiero per tornare in paradiso.

Autore

Nato a Bari da padre interista, del Bari si innamora crescendo diventandone fedele abbonato. Preferisce il biancorosso al nerazzurro quando le due squadre giocano contro, ma ahimè è un evento alquanto raro negli ultimi anni. La sua natura da doppiofedista lo perseguita anche professionalmente portandolo ad essere contemporaneamente co-founder e storyteller de La Content Academy e Dottore Commercialista. Ritiene il fantacalcio una delle più grandi invenzioni dell’ultimo secolo. Gioca in una squadra di calcio a 11, con il solo scopo di poter mangiare senza ingrassare…o quasi.

Lascia un commento