Che divertimento c’è nel colpire un contenitore stracolmo di dolci da bendati? Andate a chiederlo in Messico, ma non vi lamentate se venite immediatamente derisi e/o cacciati. Oppure potreste andare a chiederlo a Kotka, una piccola cittadina della Finlandia meridionale: lì è nato il condottiero della prossima avversaria dell’Italia, che ha sicuramente già sentito parlare di piñata. Tra un colpo alla pentolaccia ed un altro, andiamo a scoprire vita, morte e miracoli della Finlandia.

La nostra Nazionale non è nuova agli scontri contro i vichinghi di Helsinki: facciamo un salto all’indietro di più di 100 anni, all’epoca della quinta Olimpiade moderna. Dopo Atene, Parigi, Saint Louis e Londra, toccava a Stoccolma, nel 1912, ospitare la manifestazione sportiva per eccellenza; la Nazionale finlandese era stata creata cinque anni prima. Il problema? Anzi, i due problemi? 1: il calcio non era esattamente lo sport più popolare in Scandinavia. 2: la Finlandia, ancora, non esisteva, ma era sotto il controllo dell’Impero Russo.

La squadra condotta dal 17enne Eino Soinio arriva all’Olimpiade con le aspettative sotto zero, ma raggiunge un risultato a dir poco insperato: quarto posto dopo la sconfitta per 9-0 contro l’Olanda. I giocatori finlandesi pensavano che la finale per il terzo posto si giocasse il giorno dopo ed hanno esagerato con il Minttu, il tradizionale alcolico della Penisola. Chi avevano sconfitto per arrivare fino in semifinale? Russia ed Italia, quell’Italia che 22 anni dopo vincerà il suo primo Mondiale.

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Come arriva la Finlandia alle qualificazioni?

Così come l’Armenia, anche la Finlandia non è mai riuscita a qualificarsi per la fase finale di un torneo internazionale, ma negli ultimi anni sta facendo di tutto per arrivare a questo storico traguardo. A dirla tutta, le avventure della Nazionale biancoblù degli ultimi anni sono state caratterizzate da un sostanzioso saliscendi, per prestazioni e risultati: si è partiti dallo sfiorare l’accesso ad Euro 2008 sotto la guida di Roy Hodgson alla promozione in Lega B nella neonata Nations League. In mezzo, però, tante delusioni.

Sudafrica e Brasile visti da casa nonostante il grande impegno: nel cammino verso il Mondiale del 2010 la Finlandia fu l’unica squadra del girone a non essere sconfitta dalla Germania, mentre nelle qualificazioni per Brasile 2014 fu costretta a soccombere sotto le due corazzate del gruppo I, Spagna e Francia.

La vittoria nel gruppo 2 della Lega C della Nations League, però, ha portato una ventata d’aria fresca, ricca di speranze ed incoraggiamento. L’Eolo finlandese ha un solo nome: il CT Markku Kanerva li sta spingendo a suon di soffiate glaciali verso la conquista di Euro 2020.

Il Gruppo J

Il momento di grande forma della Finlandia si evince dalle ultime partite disputate nel gruppo J. Dopo la prima débâcle del Friuli, dove la Finlandia è stata abbattuta da Barella e Kean, i biancoblù hanno infilato una serie di vittorie convincenti: prima un 2-0 esterno all’Armenia, poi la doppietta di Pukki contro la Bosnia di Dzeko, la vittoria a Vaduz, contro il soffice Liechtenstein, ed infine l’1-0 casalingo ad una Grecia in crisi profonda. Ora la prova del nove si gioca al Tampereen Stadion: l’obiettivo è fermare l’Italia, che sembra non aver paura nemmeno del vento artico.

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Il mister

“Bambini, mi raccomando. Stasera a nanna presto, che domani si gioca contro i nostri amici italiani: se vincete vi offro una bella pizza!”. Più o meno, dev’essere andata così. D’altronde il CT finlandese non è nuovo a promesse del genere..

La scalata alla panchina della Nazionale del suo Paese è stata ricca di ostacoli lungo il percorso: verifiche, interrogazioni e merendine, quelle che si scartano al suono della campanella. No, non stiamo delirando: Markku Kanerva è passato dalle elementari allo Stadio Olimpico di Helsinki, l’impianto dove solitamente gioca la Finlandia (ma non stasera). Nonostante una buona carriera da difensore centrale (condita anche da 59 presenze in Nazionale, con una leggenda come Jari Litmanen in campo), nel 1998 decise di laurearsi in Scienze dell’educazione, per poter insegnare matematica. Prima in Svezia, poi ad Haaga, un quartiere periferico della capitale Helsinki: fino al 2003 alterna la classe al campo. Poi, inizia un altro corso, ma non dietro alla cattedra: studia per diventare allenatore e, un giorno, guidare la sua Finlandia. 15 anni dopo, ci è riuscito.

Alla fine di ogni gara, Kanerva spiega ai suoi ciò che è andato bene e ciò che è andato storto ai suoi giocatori in una grande riunione collettiva. In allenamento cerca di creare più chimica possibile tra i suoi, grazie all’istituzione di grande gruppi di discussione su svariati temi, anche extracalcistici.

Il mio obiettivo è creare un ambiente in cui c’è fiducia reciproca. Se c’è fiducia, il giocatore ti parlerà dei suoi pensieri e quindi potrai influenzarli. Se un giocatore non si fida, non ti parlerà, e non potrai comprendere i suoi problemi.

Un po’ come a scuola: domani interroghiamo, preparatevi sulla storia italiana.

La promessa

3 ore ed un quarto d’ora dopo il fischio d’inizio di Finlandia-Italia, uno dei giocatori ad entrare in campo festeggerà: non importa se sarà clamorosa vittoria o prevedibile sconfitta, Fredrik Jensen spegnerà 22 candeline. Quale regalo migliore se non quello di segnare il suo terzo gol in Nazionale dopo quelli a Malta ed Armenia? Certo, il livello dell’avversario è ovviamente superiore, ma sognare un regalo di compleanno dal destino non costa nulla..

L’ultima rete, come detto, è stata contro l’Armenia: gioia immensa, ma accompagnata dal dolore. Nonostante fosse fermo dal 15 marzo per un infortunio all’articolazione della caviglia destra, viene schierato titolare. Al 14′ Pukki mette in mezzo e lui segna in spaccata; piccolissimo problema: va a sbattere contro il palo con la caviglia già dolorante. L’Augsburg, dove Jensen stava iniziando a trovare spazio, è furioso: stop fino al 30 giugno scorso per lui.

A 21 anni, il trequartista nato a Porvoo ha già collezionato 114 presenze in carriera, dopo aver esordito a 18 con la maglia del Twente. Ha velocità, dribbling ed estro: la difesa azzurra dovrà fare i conti anche con lui. Dopotutto vuole festeggiare al meglio il suo 22esimo compleanno: basta non sbattere addosso ai pali del Tampereen Stadion.

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La stella

Lasciare casa propria, a 17 anni, non è mai facile. In più, spostarsi dalle rigidissime temperature finlandesi al caldo spagnolo non migliora sicuramente le cose. Alla fine, però, ci passi sopra, perchè nel calcio il treno delle grandi occasioni passa una volta sola. O forse no?

Capodanno 2008: il predestinato della famiglia Pukki prende un volo per Siviglia, dove lo aspetta la seconda compagine dei Rojiblancos. Gli andalusi battono la concorrenza del Chelsea e della Juve, che vira sul vicino di casa Ekdal. È una piñata grande, di 180 cm x 80 kg: “Pukki piñata”, pronto ad esplodere nel sole della Spagna. Qualcosa, però, non funziona: gira mezza Europa per riprendere quel treno passato una volta sola, ma non timbra mai il biglietto. HJK, Schalke 04, Celtic.. non va.

Poi, arriva la Norvegia: il Brøndby gli affida le chiavi dell’attacco e lui risponde con 55 gol in 130 partite. Eccolo il treno che passa la seconda volta: è in direzione Norwich, dove Pukki diventa l’idolo dei Canaries. Tra un cinguettio e l’altro, nella sua prima stagione in Inghilterra segna 30 gol e serve 10 assist in 46 presenze, regalando al gialloverdi la Premier League. Devastante.

L’agosto 2019 di Pukki è un qualcosa di diverso, mai visto : 5 gol ed 1 assist nelle sue prime quattro partite in Premier. Esordio ad Anfield e gol; alla terza gol ed assist al Chelsea di Frank Lampard. In mezzo, la prima gara della stagione a Carrow Road contro il Newcastle: magistrale destro al volo, rasoterra sul primo palo e sinistro che trafigge Dúbravka. Tripletta e tutti al pub per l’asta del Fantacalcio:

Qualcuno mi ha detto che mezzo milione di persone mi ha acquistato al Fantacalcio dopo la mia tripletta.

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Domani sera l’Italia vuole compiere un altro importante passo verso l’Europeo itinerante, ma di fronte si troverà i vichinghi dei mille laghi: un professore, un festeggiato ed un bomber implacabile. Speriamo che gli uomini di Mancini siano preparati: quando interroga, Kanerva è stretto coi voti.

Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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