Mandibola larga, viso perfettamente rasato e faccia da bravo ragazzo.

Se non fosse figlio di suo padre forse si sarebbe affermato prima, o dopo. Chi può dirlo, certo è che Federico Chiesa è un calciatore eccezionale. Anti-divo d’eccezione.

Sembra dicotomica questa frase se pensiamo al calciatore 3.0, quello Instagram-oriented, ma nel caso di Federico da Genova è tutto vero.

Non mi vedrete mai in giro col Cayenne.

Attore non protagonista di un’estate calda, che tra New York e Torino lo voleva diventare, al pari di ciò che fu per Bernardeschi e per Roberto Baggio prima di lui, un neo juventino in arrivo dalla Fiorentina.

Ma l’istrionico presidente Commisso e il suo numero 2, Joe Barone, in un colloquio serrato sul battello ondeggiante sul fiume Hudson, gli hanno fatto capire che la sua Torino al momento si sarebbe chiamato Firenze. Almeno per un altro anno.

Chiesa non sarà il mio Roberto Baggio. (R.B. Commisso)

E, nonostante il passaggio in bianconero sia sfumato, il classe 1997 Chiesa non lesina di brillare con la viola n. 25 addosso (no, non è una marmellata), e con il numero 14 della nazionale, avendo raggiunto rispettivamente 121 presenze, 24 gol e 20 assist all’ombra del Brunelleschi, e 16 caps, come direbbe la dirigenza viola attuale (presenze in italiano, n.d.r.) in azzurro.

Insomma stiamo parlando di un punto fermo del calcio italiano. Eppure deve tutto a un signore lusitano, che al momento è un po’ sparito dai radar del nostro calcio.

Si tratta di Paulo Sousa, tecnico della scuola dei circensi del calcio, i portoghesi per l’appunto, che decise il 20 agosto 2016, di farlo esordire proprio a Torino contro la juve, tra lo stupore generale degli addetti ai lavori, all’epoca era un diciottenne e tra l’agitazione che in un’intervista postuma dichiarò di aver provato:

Il giorno più bello da quando gioco a calcio? L’esordio in Serie A è stato indimenticabile. Era la prima di campionato e giocavamo contro la Juventus a Torino. Fu davvero emozionante. Il mio sogno più grande? Ne ho molti, ma sarebbe bellissimo poter vincere un trofeo importante con la Nazionale. Cosa faccio nel mio tempo libero? Mi piace molto stare con i miei amici e con la mia famiglia. Anche se non ho molto tempo, mi diverto parecchio a giocare con la Playstation.

Visto il precoce inizio di carriera, non possiamo parlare di una riserva di lusso, ma cosa a riserva il futuro a Chiesa, il protagonista della nostra storia?

Ci auguriamo per lui e per noi, visto l’europeo itinerante alle porte, la prima rete con la nazionale maggiore, dopo le propiziatorie 5 in 13 presenze in under 21. Per uno come lui, con oltre 150 presenze tra i professionisti a 22 anni, questa.

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Autore

Classe ‘87, cresciuto con un padre calciofilo, si accorge del calcio solo a 7 anni durante il mondiale di USA ‘94 perché incuriosito nel guardare tutti quegli adulti gioire e poi piangere davanti al televisore da un momento all’altro. Infatuato, vede la sua prima partita allo stadio in quello stesso anno e decide che da grande farà il calciatore. Il più maturo innamoramento per il marketing e la comunicazione prima e, il matrimonio-riparatore con i social network, dopo, diventano il suo lavoro a tempo pieno, ma con un occhio fisso al prossimo turno di campionato.

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