Il suo compleanno è incastonato nel mese di febbraio a due giorni da quello di Roberto Baggio. Un segnale, quasi un’investitura di una carriera all’inseguimento di un mito, specie se si pensa che come il Divin Codino, Federico Bernardeschi ha prima indossato, giovanissimo e senza tremare, il numero 10 della Fiorentina e poi – sempre come Roby – ha compiuto il salto verso i rivali della Juventus.

Federico Bernardeschi e Roberto Baggio numeri 10 della Fiorentina - Riserva di Lusso

A differenza di Baggio, però, il passaggio è stato indolore: nessuna rivolta di piazza, nessuna ritrosia o psicodramma, ma anzi la soddisfazione per la società toscana di aver chiuso un affare da 40 milioni di euro per un ragazzo cresciuto nelle giovanili (e con buona pace dei tifosi).

Quella di Torino è per Federico la seconda esperienza fuori regione, contando anche la prima fortunata avventura da professionista al Crotone in B.

Bernardeschi, gli inizi e la Fiorentina

Di fatto la sua vita si è sviluppata perlopiù in Toscana. I natali a Carrara come il più celebre concittadino Buffon (con cui condivide la testa dura e fortemente focalizzata sugli obiettivi), i primi passi in una formazione carrarina, quindi il passaggio all’Empoli e poi di seguito alla Fiorentina. Proprio in viola, il suo talento si è subito palesato in maniera evidente.
E pensare che proprio Bernardeschi era stato l’unico elemento degli Allievi viola a scegliere di non partecipare al docu-reality di MTV, “Calciatori? Giovani promesse”. Una scelta insolita quella di sfuggire alle telecamere, ma che lui ha spiegato così:

Ho lasciato che mi riprendessero mentre giocavo – confidò qualche tempo dopo – ma non ho voluto le telecamere nella mia vita privata. L’iniziativa sembrava interessante, ma alla fine credo che possa deviare dall’obiettivo di diventare calciatore.

E non sarà un caso che in quella schiera di ragazzi allora allenati anche da mister Semplici, ora alla Spal, Fede sia quello che abbia fatto più strada.

Insomma, testa dura e ben sulle spalle, idee chiare e personalità. Personalità che non ha mancato di palesare subito alla prima esperienza da pro a Crotone. Un salto triplo, rispetto all’ambiente ovattato delle giovanili, in quella scuola di vita che è la serie B. E che Berna affronta alla grande griffando 12 gol a margine di un campionato da protagonista concluso con l’approdo ai play off.

Federico Bernardeschi Crotone - Riserva di Lusso

Il ritorno a Firenze diventa così scontato, Federico conquista la fiducia di Montella prima e Paulo Sousa poi. Con il portoghese arriva il 10 e anche il cambio di ruolo con il passaggio in fascia che permette di far emergere un’altra sua caratteristica chiave: la duttilità.

Ai piedi della Mole

Una qualità che ha presto scoperto anche Allegri, uno abile a far compiere il salto decisivo ai talenti e che con il Berna si diverte spesso a mischiare le carte: esterno d’attacco nel tridente, interno in un centrocampo a tre, ala pura in un 4-4-2. E i risultati sono davanti agli occhi di tutti. Non si diventa per caso il pupillo di un mito come Cristiano Ronaldo. Un altro portoghese sulla sua strada, dunque, che adesso potrebbe spingerlo verso la consacrazione che passa anche attraverso un ruolo da protagonista in azzurro, alla guida di una ritrovata nidiata di talenti nostrani. E se ci fosse da battere un rigore, c’è da giurarci che il nostro non tremerebbe.

Autore

Barese di nascita, milanese di adozione, bolognese per lavoro. Neo-papà di Carlotta e marito di Valentina. Come chi nasce al mare ho solo tre lati e una mente aperta. Comunicatore aziendale, appassionato di fantacalcio, un trascorso da giocatore/coach di basket, ora runner.

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