2 aprile 1513. È un sabato, un sabato storico. Un 53enne spagnolo, Juan Ponce de León, dopo aver passato la vita in mare, mette i piedi sulla terraferma, ed è subito un gesto epocale; il condottiero nato nel 1460 a Santervás de Campos, vicino all’odierna Valladolid, diveniva il primo esploratore europeo ad aver messo piede negli Stati Uniti continentali, in Florida.

Storia già sentita, voi direte: il classico spagnolo che tra il ‘400 ed il ‘500 si mette ad esplorare territori sconosciuti, sulla scia di Colombo. No, non è così banale.

Ponce de León, infatti, era venuto a conoscenza di una leggenda antichissima che riguardava una valorosa impresa di Alessandro Magno: secondo le Storie dell’anonimo “Pseudo – Callistene”, il re macedone era riuscito ad addentrarsi nella Terra delle Tenebre per trovare la miracolosa Fonte dell’Eterna Giovinezza: nell’opera si parla di diversi animali esotici e di una vegetazione molto florida. Indovinate cosa scovò de León in Florida? Esatto, animali esotici e una vegetazione ricchissima, dalla quale prese il nome lo Stato.

Dopo 5 secoli, però, iniziamo a pensare che la tesi dell’esploratore spagnolo non sia poi così corretta; guardando le gesta di una leggenda nata a Castellammare di Stabia, infatti, pensiamo che la Fonte dell’Eterna Giovinezza sia in Italia, a 30 km da Napoli.

Fabio Quagliarella - Riserva di Lusso - Italia

Perché è così: la Serie A 2018/2019 ci ha mostrato qualcosa di miracoloso, l’effettiva esistenza dell’eterna giovinezza: un ragazzino nel corpo di un 36enne, il Benjamin Button con l’accento napoletano.

Con la partita di ieri contro una delle sue tante ex squadre, la Juventus, si chiude il suo miglior campionato a livello realizzativo, visto che in carriera non aveva mai superato quota 20. Quest’anno ne ha fatti 26, vincendo per la prima volta il titolo di capocannoniere della Serie A: Fabio Quagliarella è un marziano; e pensare che non aveva neanche iniziato così bene.

La sua Samp decide di dare inizio al campionato con una giornata di ritardo, non al Ferraris contro la Fiorentina ma ad Udine, in trasferta, a causa della tragedia del Ponte Morandi. Dicevamo, inizia malino: nell’ultima domenica di agosto, i blucerchiati perdono alla Dacia Arena contro l’Udinese e Fabio rimane a secco; ma ci ha abituati così, è un diesel.

Ed infatti inizia a carburare alla prima in casa: a Marassi arriva il Napoli, la squadra del cuore di Fabio, che l’ha coccolato e ha saputo lasciarlo andare nel momento in cui il bomber aveva raggiunto il limite della pazienza, quando era vittima di stalking da parte di un poliziotto partenopeo da ormai 5 anni. La squadra di Ancelotti è forte, è reduce dalla carambolesca rimonta contro il Milan e suona la carica per rimanere a punteggio pieno. Ma sulla strada degli azzurri c’è Benjamin Button Quaglia, che al 75’ tira fuori dal cilindro il colpo del maestro, chiudendo la pratica sul 3 a 0: Ramírez serve Bereszyński che crossa in mezzo e Fabio colpisce di tacco al volo, infilando nell’angolino Ospina.

Sì, ci ha sempre abituato bene con i suoi gol, basti pensare al tiro da 40 metri contro il Chievo o alla bomba sotto il sette contro l’Atalanta. C’è un piccolissimo problema: questa volta l’ha fatto sembrare semplice come bere un bicchiere d’acqua, un bicchiere d’acqua bevuto da un classe 1983. Giovincello.

Fabio Quagliarella - Riserva di Lusso - Napoli

La settimana dopo, a Frosinone, arriva un’altra goleada (5 a 0), con Fabio che segna e fornisce un assist a Caprari; sembrerebbe essere un inizio di stagione anomalo per Masaniello, abituato a partire a rilento. Ed invece la sua classica tendenza viene confermata anche quest’anno, con un’assenza dal tabellino dei marcatori che dura ben sei giornate.

Da lì, Fabio è come un fiume in piena; è una chioccia in mezzo ai ragazzini: gioca anche contro calciatori che non sapevano nemmeno dire “Mamma” quando ha esordito in Serie A con la maglia del Torino. Ma a lui non importa, perché dentro le vene gli scorre il sangue di un 18enne: segna sempre o quasi e porta la Sampdoria a giocarsi un posto in Europa assieme alla sua prima squadra, il Toro, e all’Atalanta, compagini sicuramente più attrezzate della squadra di Giampaolo.

La ciliegina sulla torta arriva a metà marzo: riceve una chiamata da uno dei più grandi bomber della storia blucerchiata, che ora allena la Nazionale. Il Mancio lo convoca per le prime due sfide di qualificazione ad Euro 2020: Quagliarella torna a vestire l’azzurro dopo 9 anni e lo fa.. discretamente. Contro la Finlandia entra a 10 minuti dalla fine, colpisce una traversa e fa compiere un miracolo a Hradecky; contro il Liechtenstein serve un assist a Kean che sa di passaggio di consegne e, soprattutto, fa una doppietta che ha un retrogusto di storia: con questi due gol, infatti, diventa il marcatore più anziano della Nazionale italiana, a 36 anni e 54 giorni.

Non si trovano più parole per descrivere il rendimento dell’immortale Quagliarella; una frase però, calza a pennello. È una delle citazioni più famose dello scrittore americano Mark Twain (nato in Florida, sarà mica un caso?), che ha ispirato la storia di Benjamin Button, l’uomo che ringiovanisce con il passare degli anni:

La vita sarebbe infinitamente più felice se solo potessimo nascere a 80 anni e gradualmente raggiungere i 18.

E allora possiamo dirlo: Ponce de León ha mentito e Benjamin Button non è nato a New Orleans; è di Torre Annunziata, all’anagrafe ha 36 anni e da piccolo ha bevuto dalla Fonte dell’Eterna Giovinezza: Fabio Quagliarella, l’età è solo un numero.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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