Due panchine saltatate nel giro di tre giorni. È questo il – pessimo – bilancio alla fine del settimo turno di Serie A, che quando riprenderà via, dovrà fare a meno di due tecnici: Eusebio Di Francesco e al 99,9% anche di Marco Giampaolo. Se per il primo infatti la notizia dell’esonero è ormai ufficiale, per il secondo la situazione equivale a quella di due separati in casa: la società rossonera ha fatto pubblicamente sapere di essere alla ricerca di un nuovo tecnico (tanto che si sono avviati i contatti con Spalletti e Pioli), ma Giampaolo per ora è ancora al suo posto, solamente in attesa di essere spodestato dopo i pessimi risultati. E non è finita qui, perché ci sono anche altri nomi che rischiano di “lasciarci le penne”: Andreazzoli per il Genoa e Semplici per la Spal sono infatti i nomi più quotati per il “toto-allenatori”. Ma esonerare è davvero la mossa giusta?

Tempo e pazienza

D’altronde, se siamo la nazione che ha il record più allenatori esonerati nell’arco di una stagione, grazie alle famosissime gesta di un certo Zamparini, un motivo dovrà pur esserci: in Serie A si pretendono risultati, come è giusto che sia, ma il il problema è che non si sa aspettare il momento giusto.

Una squadra come il Milan ad esempio, che da anni non è altro che un cantiere aperto dove dirigenti sportivi che vanno e vengono comprano e vendono giocatori come se non ci fosse un domani, non sarebbe riuscita a partire nel piede giusto nemmeno con il più bravo degli allenatori; figuriamoci quindi riuscire a imporre gioco e schemi totalmente nuovi come quelli di Giampaolo.

Un altro esempio perfetto è quello del Genoa: in estate, dopo la pessima stagione dello scorso campionato, il presidente Preziosi – che è stato anche vicino a lasciare tutta la baracca – ha deciso di rifondare praticamente dalle fondamenta tutta la squadra, con un nuovo allenatore e la bellezza di diciotto nuovi giocatori. Ok, alcuni sono poi stati girati in prestito o ceduti, come Romulo al Brescia per esempio, ma come possono società e tifosi, pretendere che la loro squadra riesca ad assimilare tali novità tattiche nell’arco di così poco tempo? Alla Spal è bastato semplicemente togliere Lazzari dalla fascia per creare problemi tattici giganteschi, figuriamoci cosa può succedere stravolgendo l’intera rosa.

Non si salva nemmeno la Juventus

Una cosa del genere è possibile solo se sul groppone si ha un nome solo: quello della Juventus. La squadra di Agnelli infatti, non è poi cosi tanto lontana dalla nostra analisi; certo, Sarri può star pure sicuro che nessuno gli toccherà la sua panchina, ma la sua squadra, escludendo le ultime prestazioni contro Bayern Leverkusen e Inter, ha tutt’altro che brillato.

Conseguenza irrimediabile di un cambio tattico, con l’unica differenza che mentre Milan, Genoa, Sampdoria e Spal si ritrovano in una brutta situazione di classifica, la Juventus è riuscita a “cavarsela” grazie alle sue quasi illimitate individualità dei singoli: contro il Napoli sono arrivati i tre punti solamente grazie a un autorete allo scadere di Koulibaly; contro la Fiorentina a Firenze, Cristiano Ronaldo e compagni hanno rimediato un fortunoso pareggio, dopo aver sofferto per oltre sessanta minuti di gara; contro l’Hellas Verona la vittoria è arrivata grazie a un rigore del solito CR7, e contro il Brescia sono serviti un autogoal del difensore Jhon Chancellor per riportare la gara in parità, e una splendida punizione di Miralem Pjanic per arrivare a una sudatissima vittoria.

Insomma, dove la Juventus, con molta fatica, è riuscita a cavarsela con diciannove punti in sette partite, le altre già citate squadre ne sono uscite con un misero bottino di nove per il Milan, sei per la Spal, cinque per il Genoa e tre per la Sampdoria, fanalino di coda della classifica.

Questione di “progetti”

Ovviamente, il nostro non è un misero tentativo di scaricare da ogni responsabilità quegli allenatori che hanno certamente commesso errori, ma di provare a spiegare che a volte, esonerare nella speranza di risolvere le cose nell’immediato, come se si stesse usando una bacchetta magica, non è nient’altro che un errore madornale.

Se sulla panchina del Milan arriverà uno fra Spalletti e Pioli, non aspettiamoci che possano rappresentare fin da subito la panacea di tutti i mali rossoneri (per quanto Luciano sia specializzato in risollevamenti di situazioni crtiche): senza progetti oculatiche a Milanello non si vedono da anni – e senza la pazienza nell’aspettare che tutti i meccanismi giusti inizino ad ingranare, non si va da nessuna parte.

Ne tanto meno possiamo aspettarci che la Sampdoria che lo scorso anno si divertiva e faceva divertire mettendo in mostra un buon calcio, con un nuovo allenatore possa subito tornare ai fasti di un tempo.

Bisognerebbe prendere appunti da una delle più belle realtà italiane, l’Atalanta, che grazie a un progetto curato nei minimi dettagli e alla pazienza della società, è riuscita a compiere un vero e proprio miracolo sportivo, arrivando alla prima storica qualificazione in Champions League. Piazzamento che altri, continuando sulla loro strada, possono solamente sognare.

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Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

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