Lo scrittore britannico Charles Caleb Colton una volta disse: “L’oro più puro proviene dalla fornace più calda, e il fulmine più accecante scaturisce dalla tempesta più nera”. Beh, la storia di Douglas The Flash Costa, sembra proprio ricalcare questa bellissima citazione. 

Crescere in una favela – la stessa che porta tatuata sul petto – dove violenza, soprusi e morte sono all’ordine del giorno, non sarebbe facile per nessuno. In un microcosmo in cui i bambini vedono nei banditi i loro modelli comportamentali e nelle armi delle legittime giustiziere, il piccolo Douglas sceglie il pallone.

Mi sono fatto un culo così da ragazzino per uscirne. La strada mi ha dato velocità, furbizia, capacità di sacrificarmi, fame di emergere.

Il futsal

Nella sua formazione, tuttavia, non vi è solo la strada. Proprio come Pelé, Zico, Neymar o il suo idolo Ronaldinho, DC11 sottolinea come il futebol de salão abbia ricoperto un ruolo fondamentale nella sua crescita calcistica.

Ho iniziato a giocare quando avevo dieci anni e ho smesso a 15. Il Futsal mi ha insegnato a pensare velocemente, a smarcarmi negli spazi stretti, a muovermi con rapidità.

Senza il calcio a 5 insomma, non sarebbe diventato il giocatore che è oggi: praticamente inarrestabile nell’uno contro uno e dotato di una accelerazione da fare invidia a una monoposto. C’è addirittura chi giura che Spielberg lo abbia contattato per il ruolo principale in Catch Me If You Can… just kidding.

Dopo gli esordi in Brasile, la lunga parentesi ucraina in casa Shaktar, gli anni al Bayern all’ombra di due mostri sacri come Robben e Ribery, l’esterno brasiliano approda alla corte di Allegri, il quale, dopo un fisiologico periodo di ambientamento, ritaglia per lui un posto sempre più importante nello scacchiere bianconero. Che sia dal primo minuto o a partita in corso poco importa, Flash sa come ubriacare le difese. Ma non parlategli di alcolici, lui è un salutista convinto, non fuma e non beve.
In un calcio sempre più tattico, sempre più prevedibile, Douglas Costa è imprevedibilità, e quindi, arma vincente.

Autore

Aspirante medico, nuotatore e fratello premuroso. Ama parlare attraverso le immagini e immaginare attraverso le parole. Il bianco e il nero, seppur colori a lui a cuore, rappresentano solo gli estremi della scala di grigi con cui concepisce e racconta lo sport e la vita.

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