Di figli di ne è pieno il mondo. Nel calcio però per qualche assurdo allineamento di pianeti, nonostante gli sforzi e una genetica sicuramente favorevole, quando sulle spalle porti un cognome pesante il pallone tra i piedi sembra sfuggirti nei momenti decisivi.

Le famiglie baciate dagli dei del football si contano sul palmo di una mano ma quando si compie la magia nascono storie incredibili. Nasce Leroy Sanè.
Figlio di un senegalese diventato una stella in Bundesliga (2 volte capocannoniere) negli anni in cui essere nero, nel calcio e in certe nazioni, voleva dire ancora portare un mirino puntato sulla testa fatto di insulti e pregiudizi. Per maggiori informazioni chiedere ai giornalisti che frequentavano le sale stampe in quel periodo. E di una ginnasta tedesca di nome Regina Weber. Per i frequentatori non abituali di certi sport, è l’unica tedesca aver vinto una medaglia Olimpica nella ginnastica ritmica.

Eppure, dice il padre:
Il suo mito non sono di certo io, non ha neppure una mia maglia: ognuno si sceglie i miti che vuole, lui ha Cristiano Ronaldo e Messi perché sono giocatori capaci di darti il passaporto per il mondo dei sogni


Un patrimonio genetico di questo tipo ti consente di fare progressioni da centometrista e dribbling nello stretto impensabili per molti. Il resto, però, ce lo metti tu. La voglia di fare un passo oltre cognome che porti per costruire una storia in quel mondo dei sogni in cui diventi tu la favola che un giorno racconteranno ai bambini. La determinazione che ti porta a voler essere il migliore anche quando il mister ti fa partire dalla panchina.

manchester-cityLa spensieratezza di chi a soli 20 anni arriva al Manchester City alla corte di un certo Pep Guardiola, un tizio che ha solamente rivoluzionato il calcio dell’ultimo decennio, e si ritaglia a suon di gol un posto nel calcio che conta. Quello che vedi solamente quando smetti di sognare ed iniziare a calpestare l’erba degli stadi più importanti del mondo.

Autore

Cresciuto a suon di pizza, calcio e fogli sparsi sulla scrivania. Amo in egual misura il rumore delle dita che battono sulla tastiera e il turno infrasettimanale, il boato allo stadio dopo un gol e il tè a casa durante gli anticipi delle 18.

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