Eroe. È questo il nuovo status di Divock Origi, il responsabile della seconda beffarda eliminazione europea (dopo quella dello scorso anno inflitta dalla Roma) del Barcellona, ma lui, lì ci si è ritrovato quasi per caso.

Le origini di Origi

Di origine belga, Divock inizia la sua carriera da calciatore professionista nel Lille, dove esordisce nel massimo campionato con un goal, diventando subito il terzo marcatore più giovane della storia del club, dietro ad altri due suoi connazionali: Eden Hazard e Kevin Mirallas.

Le dieci presenze con cui chiude la stagione convincono il club a investire su di lui, e al secondo anno, nella stagione 2013-2014 si mette sempre più in mostra, fino ad arrivare sotto gli occhi del Liverpool, che sborsando tredici milioni di euro (uno per il prestito di un anno e dodici per il successivo riscatto) lo porta in Inghilterra, firmando un contratto di cinque anni.

Siamo però nel 2015, e nei reds militano attaccanti del calibro di Sterling, Sturridge e Balotelli, motivo per cui -oltre al fatto che il suo talento è si puro, ma ancora grezzo- decidono di tenerlo ancora un anno in Francia. La scelta si rivelerà un’ottima mossa: nel frattempo infatti l’attaccante mette a segno altri otto centri, più il primo in una competizione europea, più precisamente nella Uefa Europa League contro il Wolfsburg.

Corsa e fisico per l’ala perfetta

Migliorare significa cambiare, essere perfetti significa cambiare spesso.

Così disse Winston Churchill, e il nostro attaccante è sempre alla ricerca della perfezione: nonostante un fisico possente e una statura non di certo piccola, la sua miglior caratteristica, ottenuta grazie a numerosissimi allenamenti in pista con un preparatore specializzato, è inaspettatamente, la velocità. Proprio per questo il suo ruolo preferito è quello di ala sinistra, ma al contrario di quello che potrete facilmente immaginare, i suoi goal non sono solamente scatti velocissimi e dribling ubriacanti, perchè spesso riesce a farsi valere anche sui colpi di testa.

L’esperienza inglese

Al Liverpool tutti credono che il talento di Origi possa finalmente esplodere come la corsa di un cavallo in piena prateria, ma i numeri non sono dalla sua parte, il grande salto è sempre vicino, ma non arriva mai: nella prima stagione con i reds colleziona trenta presenze e dieci goal, tra Europa League, Premier League e EFL Cup; nella successiva trova maggiori spazi, visto che aumentano le presenze (43, senza coppe europee), ma la stessa sorte non tocca alle reti, ferme a quota sette.

Tutto sommato però le sue si possono considerare come stagioni di buon livello, parametri che rispecchiano perfettamente quelli della “riserva di lusso”, eppure all’alba della stagione 2017-2018, ecco che arriva un vero e proprio fulmine a ciel sereno: viene ceduto -improvvisamente- al Wolfsburg, con la formula del prestito oneroso (circa tre milioni di euro). In Germania la concorrenza è molto meno agguerrita, tanto che parte ben trentuno volte da titolare, ma anche stavolta, la cifra delle reti è destinata a rimanere fuori dalla doppia.

A fine stagione i tedeschi decidono di non riscattarlo, rispedendolo in Inghilterra, dove le gerarchie lo vedono, nella stagione 2018-2019, dietro a Firmino e Sturridge. Il rischio di dover fare di nuovo le valigie è alto, ma da vero professionista, Divock decide di rimanere al suo posto, lavorando duro alla ricerca della sua occasione, senza mai perdersi d’animo: una piccola soddisfazione se la toglie nel derby dello scorso dicembre contro l’Everton, quando un tifoso del Liverpool, alla vigilia del match dichiarò sul suo profilo Twitter di essere intensionato a tatuarsi il nome del giocatore nel caso riuscisse “mai” a mettere una firma sul match. E lui, puntualmente, va in rete.

Ovviamente non può di certo bastare, e mentre Firmino, Salah e compagni scendono in campo ogni domenica, Origi continua a lavorare duro, facendosi trovare sempre pronto nel momento del bisogno, proprio come pochi giorni fa, quando ha contribuito pesantemente al clamoroso ribaltone che è valso la finale di Champions League, ma questa forse è una storia che sapete già.

Io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho. Voglio volere, voglio deciderlo io se mi basta o se no.

Autore

In piena adolescenza, momento della crescita, ha visto giocare ed esultare gente come Meghni e Vignaroli, cosa che gli ha permesso di forgiare un carattere di ferro. Arrugginito però. Attualmente scrive e collabora con varie testate come "lanotiziasportiva" e "laziocrazia".

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