Qualche anno fa, Marca, stilò i dieci principi che danno vita e forma al Cholismo, che rendono il gioco creato ed ideato da Simeone una vera e propria filosofia. La lista, da leggere e comprendere assolutamente, tralascia l’undicesimo dogma: “essere Diego Costa”. Lui incarna ogni singola idea, ogni singolo tatticismo coniato dal suo mentore calcistico. Diego è tutto ciò che un colchoneros, in questi anni, dovrebbe essere: lavoro, aggressività, pressione, cautela, contropiede, ripiegamento, insistenza, intensità, immaginazione e fede. E questi sono solo i punti scritti bianco su nero…

Essere Diego Costa

Diciamolo chiaramente: o lo si ama o lo si odia. Non è un calciatore da mezze misure e non ha la pretesa di esserlo. Costa non solo vive la partita con un pathos unico, ma mette le stesse emozioni durante ogni singolo giorno dell’annata calcistica. Anima e corpo, colpi scorretti, gol, bordate, provocazioni. Nel suo repertorio c’è tutto, da qualità proprie di un mediano a finalizzatore da prima fascia. Ed è proprio questo a renderlo un diamante (grezzo) raro.

La carriera di Diego, in linea con il suo carattere, parte in sordina, in squadre tutto tranne che blasonate. E lui, nella sfida per emergere, si è forgiato. Ha imparato a lottare, ad essere il più “cattivo” (dal punto di vista agonistico), a non lasciare nulla al caso. In Serie B spagnola sigla dieci gol, alla prima in Liga 8, poi 6 con l’Altetico e 10, d-i-e-c-i, in soli sei mesi con il Vallecano. Ed è lì che si conquista la nuova chiamata dell’Atleti.

Il secondo giorno di allenamento ci parlo e gli dico che non lo avrei preso in considerazione perché non c’erano slot disponibili per tesserare un altro extracomunitario. Gli dissi che però avrebbe potuto continuare ad allenarsi con noi

Queste le parole del Cholo, il resto lo sapete già. L’Atletico compie il miracolo, il Cholismo trionfa contro la squadra, ideologicamente, più avversa: il Barça. Diego ne segna 27 in campionato. Numeri pazzeschi, una maglia onorata e sudata fino all’ultimo secondo. E dopo aver lasciato in lacrime il Camp Nou, decide di cambiare e mettersi ancora una volta alla prova.

Il Chelsea e quel rapporto con Conte

Non è oro tutto quel che luccica: dopo tre stagioni a medie altissime e costellate di vittorie, arriva la rottura con Conte. Facciamo un passo indietro. Diego arriva a Londra, su ordine di un altro sergente. The number one, Josè Mourinho. Campionato vinto, 20 gol in 26 presenze e subito simbolo dei Blues. Poi la discesa nel purgatorio sportivo, la mancata qualificazione alle coppe e l’esonero di Mou. E la storia di Costa ha un grande filo conduttore: il “caratterino” degli allenatori.

Arriva Antonio Conte, i due sembrano perfetti per stare insieme, ma così non va. La convivenza si trasforma in una versione senza satira e lieto fine di “Peppone e Don Camillo”, dove trionfa il mister: Diego viene liquidato con un sms. Difficile capire chi tra i due ha più colpe o cosa sia veramente successo, ma, contestualmente, è facile immaginare una sola cosa. Nessuno si sarebbe voluto trovare tra i due…

Fuori rosa, i mesi passano e il campo sembra sempre più lontano. Chi ha bisogno di un Diego Costa più arrabbiato che mai? Un Costa che ha solo voglia di mangiare campo, palla e stinchi? IL CHOLO. 

Madrid è casa

A Gennaio 2018 è di nuovo in campo, al servizio dell’unico uomo che sa (e non sempre) gestirlo. Diego torna, segna, si riprende il posto che gli spetta e fa anche di più: gol decisivo in semifinale di Euro League contro l’Arsenal. Quando i palloni scottano, datela a lui. Lui, la paura, non sa neanche cos’è. 

Dopo aver vinto con imbarazzante semplicità l’Europa League, Costa schianta il Real in Supercoppa. Doppietta contro i galacticos, con un gol che riflette la sua anima battagliera: vola più in alto di Ramos, spizza il pallone, lotta con Varane, la porta sul fondo e scarica un destro potentissimo inventandosi un angolo di tiro dove non c’era. Il tutto nei primi 56 secondi di gioco…

E ora, a Diego e il Cholo, manca solo un obiettivo. Quello dalle grandi orecchie, quello sottratto da un destino beffardo.

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