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Il destino, a volte, calcia palloni designati ad infilarsi sotto il sette, a pulire le ragnatele in un angolo di porta fin troppo angusto; altre volte, invece, fa in modo che il portiere riesca a compiere un vero e proprio miracolo, scacciando via le possibilità di una marcatura magistrale. In altre occasioni, sebbene più rare, quel tiro non avviene neanche, poiché un grave infortunio ha compromesso le sorti di un giovane calciatore.

Sembra l’incipit della carriera di un ragazzo nato sulle sponde del lago Sabatino, immerso nella radura della provincia romana. Fortunatamente, però, il romanzo sulla sua vita ha preso una strada inaspettata, che da Roma l’ha condotto nella Milano nerazzurra: è lì che è iniziato un percorso di redenzione che deve ancora essere completato. È questione di abnegazione e passione per il gioco, quella che Davide Faraoni non ha mai lesinato a mostrare in ogni angolo della Penisola (e non solo).

È la traiettoria di un giovane maturato, che ha saputo rinascere adeguatamente dalle ceneri iniziali: andiamo alla scoperta del nomade calcistico sulla fascia destra, al secolo Davide Faraoni.

Partito dalla Lazio… in ritardo

Davide Faraoni al torneo Wojtyla con la Primavera biancoceleste
Davide Faraoni al torneo Wojtyla con la Primavera biancoceleste (Fonte foto: Wikimedia Commons)

Tutto parte dal 1998, anno in cui entra a far parte del settore giovanile della Lazio. I primi calci al pallone li aveva dati sul terreno da gioco della propria città, con la maglia rossoblù dell’A.S.D Bracciano; poi arriva la chiamata da Formello, dove Davide matura calcisticamente, fino all’approdo nel ritiro della prima squadra, a dieci anni di distanza dal suo arrivo nei biancocelesti.

Probabilmente con diverse ore di sonno in arretrato, Davide apre le braccia ad un inizio incoraggiante, voluto fortemente da mister Delio Rossi. Sovviene, però, un problema: Faraoni si presenta al primo giorno di ritiro con 45 minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Non il migliore degli inizi, ma Rossi lo perdonerà. In quello spogliatoio, tra l’altro, si cambiava anche Aleksandar Kolarov, che Faraoni posiziona nella sua difesa ideale tra i giocatori in attività in Serie A; gli altri? Bonucci, Acerbi e Di Lorenzo.

Rimane nel giro della prima squadra anche nella stagione successiva, quando la guida tecnica viene affidata a Ballardini; è alla vigilia di un suo papabile esordio in Serie A, però, che il  legamento crociato anteriore del suo ginocchio sinistro fa crack: diversi mesi di stop, al termine dei quali il biancoceleste si trasforma in nerazzurro. Lo vuole l’Inter.

Tra idoli e compagni, con un 37 nel cuore

La prima stagione di Davide con la compagine nerazzurra è da riporre nel cassetto dei ricordi: è con l’Inter che debutta in Serie A, in un Inter-Cagliari di metà novembre; non solo, perché nella stessa stagione sigla anche la sua prima marcatura nel massimo campionato nostrano: è un gol funambolico, un destro di controbalzo che capita per volere del destino di cui sopra, andando ad infilarsi per il definitivo 5-0 sotto la traversa del parmense Mirante.

Dopo quella rete da capogiro, il primo che corre ad abbracciarlo è Maicon, un esterno destro di caratura mondiale con cui condivideva lo spogliatoio; ha sempre detto di ispirarsi per filo e per segno alle movenze del brasiliano, capace di fare cose difficili con estrema facilità. Il suo idolo, però, si è reso celebre in rossonero, dopo un inizio di carriera a caratteri biancocelesti, come Davide: di nome Alessandro, di cognome Nesta.

Davide Faraoni esulta con Maicon dopo il suo gol al Parma
Davide Faraoni esulta con Maicon dopo il suo gol al Parma (Fonte foto: TUTTOmercatoWEB.com)

In quella gara c’era anche Giampaolo Pazzini, con cui ora gioca nell’Hellas Verona: sono sempre stati ottimi amici, nonostante i sette anni di differenza sulla carta d’identità. Un particolare differente tra oggi e quella gara, però, c’è; no, non stiamo parlando della barba progressivamente cresciuta, ma del numero di maglia: oggi veste il 5, ma all’epoca aveva il 37, numero al quale è sempre rimasto affezionato. Il perché è facile da intuire: c’entra quel tiro in controbalzo…

Davide Faraoni: riserva di Lusso, da Milano a Verona

In quella partita, tra l’altro, Faraoni si era comportato da vera e propria Riserva di Lusso: ingresso in campo al 76′ e rete siglata tre minuti più tardi. Si è ripetuto in una vicenda simile anche l’anno scorso, quando l’Hellas Verona segnava il terreno per un ritorno in pompa magna nel calcio dei grandi; Pescara-Verona era su un parziale 1-0 fino al suo ingresso in campo: al 73′, poi, rete di Faraoni per il definitivo pareggio.

Anche in quell’occasione il suo territorio di competenza era la fascia destra, cavalcata in svariati campi lungo la Penisola: l’ultima tappa è Verona, ma è passato anche da Udine, Perugia, Novara e Crotone. Al curriculum, inoltre, va aggiunta un’esperienza lavorativa all’estero: 38 gare in Championship, con la maglia del Watford, rigorosamente sull’esterno (anche se quando ha giocato da mezzala si è decisamente divertito).

Tra un piatto di pasta (da buon italiano, il suo cibo prediletto), una partita a golf ed una sessione di pesca, Davide continua a sorprendere in maglia Hellas Verona. Quando appenderà gli scarpini al chiodo, però, oltre a vedere intere maratone di “One Piece” (il suo anime giapponese preferito) e gustarsi una manciata di popcorn davanti a “Quasi amici”, gli piacerebbe aprire un’azienda tutta sua.

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(Dalla nostra pagina Instagram)

Nel frattempo, però, Ivan Juric se lo gode: è la consacrazione del nomade calcistico, la tappa ideale per Davide Faraoni.

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