Esistono molti modi di vincere e di perdere. Non sempre una vittoria equivale a un successo, o la sconfitta a un fallimento. Un’idea di gioco dà coraggio. Idea e coraggio si dividono i compiti. Il punto è la produzione offensiva, non il possesso. Si può essere propositivi anche senza palla, come l’Atletico Madrid, con un recupero alto e la ripartenza di qualità. Non ci si può permettere di vincere 1-0 e dare merito al cinismIl calcio è l’insieme delle due fasi: attaccare e difendere. Il giornalismo è l’insieme di due aspetti: quantità e qualità. In un mondo pieno di parole come quello calcistico, conta cosa dici. Ma anche il come. E se riesci a unire queste due peculiarità, allora il tuo identikit si riscontra nel nome “Daniele” e nel cognome “Adani“. E come soprannome può andar bene “Enciclopedia del calcio”.

Il percorso

Il mio percorso da calciatore è partito da una famiglia modesta, che però mi ha sempre assecondato negli studi e nelle mie passioni. Racconterò sempre quando mio padre apriva il frigo per sgridare davanti a me mia mamma che mi comprava più cose da mangiare, dicendo: <<È troppo pieno questo frigo. Non ce lo possiamo permettere>>. Il calciatore molte volte viene visto come un punto di riferimento mediatico, circondato da tanti agi, ma in realtà c’è un lato dove il calciatore ha fatto i passaggi difficili, che ti creano delle opportunità per crescere. Quando realizzi un sogno, inizia la parte più difficile: difenderlo. Conservare il proprio sogno equivale a realizzarlo, non è da meno.

Modesto calciatore con una carriera spesa tra Modena e Sammartinese, passando per Inter (il punto più alto della sua vita professionale), Brescia, Ascoli ed Empoli. Ma è da opinionista tv che Adani ha fatto il salto di qualità arrivando nel cuore della gente. I suoi pregi non si fermano alla conoscenza approfondita del calcio, ma vanno oltre: termini mai banali, concetti precisi e chiari. Un percorso iniziato a Sportitalia, nel 2010, con i commenti delle partite del campionato argentino e di Copa Libertadores (con la nascita della passione verso il calcio sudamericano) e che l’hanno portato, nel tempo, a rifiutare persino la chiamata di Mancini (nel 2014) come allenatore della difesa dell’Inter. Una strada che lui stesso descritto in questo modo:

“Come si migliora nel raccontare il calcio? Ci vuole la passione, prima di tutto. Poi il non mollare mai: quando parlo di calcio con i miei amici, per esempio, vedo nei miei confidenti calare le palpebre, ma io non mi stanco. La preparazione e le caratteristiche personali sono altri aspetti importanti. Il calcio cambia settimanalmente, non dorme mai, quindi necessità di preparazione, applicazione e studio costante.

Adani
Daniele Adani, per tutti Lele, compie oggi, 10 luglio 2019, quarantacinque anni. È quando le candeline costano più della torta che si cominciano a fare i primi bilanci…

Oltre la comunicazione

Adani non è solo questo. È molto di più. Perché a una novizia di dati aggiungi un esuberante dialettica:

«Semplice non vuol dire banale. Parla di complicazioni chi non vuole adeguarsi. Chi ascolta è già adeguato. Cosa significa essere pop? Abbassare il livello del ragionamento e del linguaggio? Non credo. Un ascoltatore merita che un comunicatore lo spinga avanti. La teoria è l’anticamera della pratica. I calciatori eseguono teorie. Lo scopo del calcio è emozionare. Bielsa non si misura con i trofei ma con l’eredità che lascia dove lavora. Se Guardiola – forse l’allenatore più importante della storia – lo giudica il migliore, non lo fa per regalare complimenti. Dov’è l’emozione in una vittoria cinica? Il calcio è gioia. La gioia è far gol, non buttare la palla fuori».

Autore

Classe 2000. Capisce da piccolo di aver più cuore che tecnica: smette con il calcio giocato e passa a teorizzarlo. Oltre a pensare di riempire la pancia, cerca di colmare l’anima vivendo di sport e valori morali, che non gli danno da mangiare ma lo fanno arrivare a posto con sé stesso ai pasti

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