Claudio Ranieri, nel 2016, non è stato capace solamente di portare alle luci della ribalta una squadra di provincia, abituata alle zone meno nobili della classifica inglese; è grazie al suo operato, infatti, se siamo a conoscenza di un attaccante formidabile, che quando si allaccia gli scarpini nel weekend combina verve agonistica e spiccate doti tecnico-tattiche. In due parole? Jamie Vardy.

Buona parte degli amanti del calcio ormai conoscono le qualità sul campo del nativo di Sheffield; le righe che state per leggere, però, vi faranno scoprire lati oscuri e bizzarri della personalità di Vardy: ne abbiamo scelte 9, come quel magico numero di maglia che a Leicester amano incondizionatamente. Allacciate le cinture: il viaggio verso le curiosità del bomber più osannato del Leicestershire sta per iniziare.

1. Jamie Vardy: tra calcio e motori

Per Jamie, come prevedibile, non è sempre stato tutto rose e fiori: nessuna favola da talento prodigio nelle giovanili di una grande squadra, nessun interessamento da parte di un top club inglese. A Jamie piaceva giocare a calcio, semplice come bere un bicchier d’acqua (o una Red Bull, ma ne parleremo dopo); consapevole che per lui fare gol era semplicemente un passatempo, non militava in alto, anzi: nelle serie dilettantistiche in terra britannica guadagnava solamente trenta sterline a settimana. Come sopravvivere dignitosamente? Semplice, prima e dopo gli allenamenti lavorava in fabbrica, come metalmeccanico.

2. Pausa di riflessione

Il sogno di poter raggiungere l’Olimpo del calcio britannico arriva nel 2003: Jamie ha 16 anni e partecipa ad un provino per entrare nelle fila della sua squadra del cuore, lo Sheffield Wednesday. Il sogno, però, diventa ben presto un incubo: Vardy è troppo basso (appena 140 cm) per sostenere la fisicità ed i ritmi dei suoi coetanei, così viene scartato. Jamie è talmente afflitto che abbandona il calcio per 8 mesi.

Nonostante ciò, però, il tifo per il biancoblù rimane: vedere per credere l’esultanza dopo il gol inflitto a fine agosto ai nemici di sempre del suo Wednesday, lo Sheffield United.

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3. Aspettatemi, arrivo

14 agosto: per molti potrebbe essere uno dei tanti giorni in villeggiatura, per alcuni diverse ore spese in preparazione all’imminente Ferragosto. Per Jamie, invece, quella data segna l’inizio di una nuova vita: il 14 agosto del 2012, infatti, debutta tra i professionisti nella prima gara con la maglia del Leicester, uno 0-4 in casa del Torquay United per il primo turno di EFL Cup; aveva 25 anni e, ovviamente, quel 14 agosto ha segnato.

4. L’allievo supera il maestro

Se ci fosse la possibilità di imprimere definitivamente dei ricordi nella propria memoria, probabilmente Vardy pagherebbe milioni per riprovare ogni mattina le emozioni di quel 28 novembre 2015: quel destro infilato alle spalle di De Gea significa record assoluto in Premier League, perchè nessuno era mai riuscito a segnare per 11 partite consecutive nel massimo campionato inglese. Ruud Van Nistelrooy, che si era fermato a 10, a fine gara si complimenta con Jamie su Twitter: l’allievo supera il maestro.

 

 

5. Fedina penale? Non pulitissima…

Come abbiamo potuto notare, però, per il buon Jamie non è andato sempre tutto liscio come l’olio; non provate a ricordargli il primo anno dell’avventura allo Stockbridge, perchè potrebbe irritarsi non poco. Il motivo? Beh, all’epoca il giovane Vardy aveva ancora meno self-control della sua versione odierna, tant’è che si rese protagonista di una rissa in uno dei pub della città del South Yorkshire; per lui nè ammozione nè cartellino rosso, ma un’ammenda ben più grave: condannato ad indossare per 6 mesi una cavigliera elettronica. Altro che calzettoni…

6. Colazione del campione

Tralasciando l’ultimo punto, Vardy può essere preso come fonte d’ispirazione per diverse motivazioni: si è fatto da solo, è diventato uno degli attaccanti più iconici del XXI secolo ed attualmente è uno dei bomber più pagati d’Inghilterra. In più, ha una forma fisica ineccepibile: chissà come inizia la giornata un campione del genere…

Red Bull (eccola qui), omelette di fagioli ed un’altra Red Bull: niente integratori, niente alimenti bio. Solo tanta energia, per usare un eufemismo.

7. Vizi particolari

Il curioso primo pasto della giornata, però, non è l’unica abitudine alimentare fuori dall’ordinario per il buon Jamie. Prima di ogni gara, infatti, l’attaccante del Leicester butta giù un bicchiere di Porto, vino liquoroso che prende il nome dall’omonima città portoghese in cui viene prodotto. Ma non è finita qui.

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Ad Euro 2016, infatti, il centravanti inglese fu beccato con la solita Red Bull e con del tabacco da masticare, non esattamente l’abitudine più sana per un atleta del suo calibro. Infine, l’ultimo vizio viene raccontato da Vardy stesso, che nella prima stagione al Leicester (da infortunato) passava il tempo con vodka e caramelle:

A casa avevo una bottiglia da tre litri di vodka e ci scioglievo dentro manciate di Skittles. Ogni volta che una busta si scioglieva ne aggiungevo altre, lo avrò fatto almeno 20 volte. Dopo questo trattamento potevi bere la vodka e aveva il sapore degli Skittles. Quando ero annoiato la sera mi sedevo, bevevo un bicchiere e me la godevo. La vodka aveva un sapore decente, ma non aiutava molto la mia gamba, che ha continuato a sanguinare per secoli.

8. Presto sul grande schermo

Tornando alle imprese sul terreno di gioco, il rendimento di Vardy nella stagione della storica vittoria della Premier League non è passato inosservato nè agli addetti ai lavori nè a chi è lontano (lavorativamente parlando) dal mondo del pallone; tra questi ultimi, anche uno sceneggiatore britannico, Adrian Butchart, il quale ha concordato con Vardy la scrittura di un film che possa celebrare la sua carriera, dai tormentati inizi all’ascesa sulla vetta del campionato britannico.

9. V9, per essere come Jamie

L’abbiamo capito, no? Vardy ha vissuto un’esistenza al cardiopalma, passando dal lastrico al Paradiso calcistico, dalla fabbrica e dalla cavigliera elettronica alla Nazionale inglese: è consapevole di essersi fatto da solo, ma non vuole essere l’unica voce in mezzo al coro. Per questo, da più di tre anni è nata la V9 Academy, una vera e propria scuola calcistica dove poter coltivare realmente i propri sogni, per diventare (si spera) il nuovo Jamie Vardy.

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Cuore buono, piede letale: auguri a Jamie Vardy, la prova vivente che “se ci credi, ce la puoi fare”.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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