Luis Suarez non è mai stato uno come gli altri, non solo per l’enorme tasso tecnico-tattico; anzi, probabilmente il suo potenziale in campo non è nemmeno una delle prime cose a cui si fa cenno quando ci si riferisce al #9 del Barcellona.

Il suo carattere fuori dall’ordinario, emerge anche in queste 9 (come il suo numero di maglia) curiosità: pronti? Si parte.

VAI DIRETTAMENTE A:
1. Spazzino
2. La sua fonte di motivazione
3. I soprannomi e i morsi
4. Una figlia particolare
5. Il più odiato
6. Un segno di rispetto
7. Dumbo?
8. Il 7 più forte della storia
9. Liverpool Fútbol Club

1. Luis Suarez lo spazzino

Montevideo
Montevideo, a circa cinque ore dalla città natale di Luis Suarez, Salto

Lo vedete questo piccolo (si fa per dire, visto che ci abitano in più di un milione) angolo di Paradiso? È al passo coi tempi, sviluppata in verticale e si affaccia sul mare: Montevideo è una vera e propria perla del Sud America.

Come in tutte le città, però, se si scava a fondo si trovano inevitabilmente caratteri negativi, come sporcizia e maleducazione; se sulla seconda non ci si può lavorare, la prima può essere evitata, grazie al prezioso lavoro svolto dagli spazzini in giro per il globo. Uno di essi, prima di sbarcare in Europa, era il nostro protagonista: tra un allenamento e l’altro, Suarez puliva le strade di Montevideo. Come si suol dire, partire dal basso; anzi, dal bassissimo.

2. La moglie di Luis Suarez

Un giorno, mentre puliva quelle strade, qualcosa (anzi, qualcuno) l’ha colpito. Era una ragazza bionda, bellissima, che di nome faceva Sofia; i due si innamorano, ma la love story termina quando la giovane deve trasferirsi a Barcellona con la famiglia, nel 2003.

Oggi, molti anni dopo, Sofia vive ancora in Catalogna, ma con Luis e i suoi figli: è stata lei il motivo che ha spinto Suarez a guadagnarsi il successo nel Vecchio Continente. Quasi commovente, no? Vi passiamo un fazzoletto, se serve.

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Luis Suarez con la moglie Sofia Balbi

3. Luis Suarez: pistolero, coniglio e cannibale

Generalmente siamo soliti riferirci al campione del Barça con il soprannome di Pistolero, per la sua spietata capacità di bucare i portieri avversari e per la sua esultanza. Nel corso della sua carriera europea, però, Suarez è riuscito a guadagnarsi altri due appellativi, decisamente meno raccomandabili del primo.

Coniglio è riconducibile alla sua dentatura, non esattamente perfetta, mentre per quanto riguarda il soprannome Cannibale si potrebbe chiedere spiegazioni ad Otman Bakkal, Ivanovic e Chiellini. Non capite cosa possa accomunare questi tre calciatori? Beh, ecco a voi qualche delucidazione:

  • Nel 2010, ai tempi dell’Ajax, ha morso Otman Bakkal, centrocampista del PSV: riceverà 7 turni di squalifica;
  • Nel 2013, con la maglia del Liverpool, ha morso Branislav Ivanovic, difensore del Chelsea: in quell’occasione le giornate fuori sono 10;
  • Nel 2014, nella gara decisiva per il passaggio agli ottavi di finale ai Mondiali in Brasile, ha morso Giorgio Chiellini: la FIFA lo punisce con una stangata da 4 mesi di squalifica.
Luis Suarez morso Chiellini
Luis Suarez dopo il morso a Chiellini a Brasile 2014

A Luis, però, non piace solo segnare e mordere: a soli 15 anni, infatti, diede una testata ad un arbitro. Bisogna farsi riconoscere in fretta, no?

4. Una Delfina a Liverpool

Sofia, eterna amante del Pistolero, nel 2010 ha dato alla luce la loro prima figlia, che prende il nome di Delfina. Suarez si trovava ancora all’Ajax ed il trasferimento al Liverpool non era ancora stato ipotizzato; forse, però, l’uruguaiano aveva già iniziato a pensare alla propria avventura britannica: il nome della sua primogenita, infatti, è l’anagramma di Anfield, stadio dove porrà le basi per la sua ascesa all’Olimpo dei cannonieri.

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Delfina Suarez con papà Luis

5. Luis Suarez, il più odiato

Come si è potuto notare nelle curiosità precedenti, sicuramente il bomber di Salto ha fatto di tutto per farsi odiare dai tifosi di mezza Europa (e non solo). Suarez, al contempo, non è disprezzato solamente da fan e colleghi, ma anche da ex calciatori, come l’attuale procuratore Daniel Fonseca.

Daniel Fonseca ai tempi della Juventus
Daniel Fonseca ai tempi della Juventus

Il suo connazionale, nonchè ex centravanti di Napoli e Roma, nel 2016 si è lasciato andare a parole ben poco gradevoli nei confronti dell’attuale centravanti blaugrana:

Tutti sanno che ha dei problemi psichici, per questo lo sta seguendo uno psicologo, però mi sembra che non stia ottenendo troppi risultati. Forse dovrebbe cambiare terapeuta, oppure passare direttamente allo psichiatra. Per fare le addizioni si serve ancora delle dita. Meglio che non alzi troppo la cresta.

Tra i due c’è un contenzioso di circa 200 mila dollari, che, secondo Suarez, spettano di diritto alla punta del Barcellona e che Fonseca, suo ex agente, non gli ha mai versato.

Anche il magazine statunitense Bleacher Report non ha usato parole al miele nei confronti del Pistolero: per la testata giornalistica, è lui il calciatore più odiato al mondo. Ti sei fatto un sacco di amici, Luis…

6. Capitano e capigliatura “rispettosa”

Abbiamo parlato delle sue origini uruguaiane, (in parte, ci torneremo tra poco) della sua avventura al Liverpool e dei suoi morsi da trasgressione. La sua parentesi all’Ajax, però, non l’abbiamo ancora affrontata in profondità; nella sua avventura olandese, infatti, si è scoperto un lato decisamente più umano del Suarez sempre al limite tra campo e follie.

Ne è un esempio il taglio di capelli effettuato all’indomani della sua nomina a capitano dei Lancieri: Vermaelen si era trasferito e l’aveva incoronato come numero 1 della squadra, così Luisito ha deciso di sacrificare la sua folta chioma di capelli. No, non a morsi.

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Luis Suarez (al centro) e Vermaelen (a destra) in una campagna pubblicitaria dell’Ajax

7. Dumbo?

Rimanendo nei confini olandesi, ai tempi biancorossi dell’Ajax, Suarez fu scelto come testimonial di una campagna pubblicitaria per un apparecchio acustico. Il motivo? Guardate le sue orecchie e capirete il perchè…

Non solo metodi per sentire meglio, però: Luis fu il volto anche di una campagna della famosa azienda di cuffie Beats by Dr.Dre. Chissà se la somiglianza con Dumbo contava anche in quest’occasione…

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Luis Suarez come volto di una campagna della Beats

8. In cima, per i Reds

Chiusa la parentesi Ajax, concludiamo con quelli che sono stati gli anni più importanti della sua carriera; certo, il Barcellona e la MSN non sono stati trascurabili, ma è l’esperienza in terra britannica che l’ha consacrato a bomber implacabile sotto porta.

Suarez è rimasto a Liverpool tre anni e mezzo, lasciando una breccia non indifferente nel cuore di milioni di tifosi Reds: 133 partite, 82 goal, 47 assist ed un primo posto in una classifica decisamente speciale.

Luis, infatti, è stato votato per primo in una classifica indetta da Sky Sports UK nel marzo 2014 sul miglior #7 della storia del Liverpool. Sì, questo significa che era al di sopra anche di Kenny Dalglish, idolo ogni epoca della Kop. You’ll never walk alone, Pistolero.

Luis Suarez e dalglish
Luis Suarez e Dalglish ai tempi del Liverpool

9. Luis Suarez e il Liverpool, ma non solo in Inghilterra

Quale modo migliore se non quello di collegare due tra i suoi due amori più grandi? Da una parte il Liverpool, dall’altra l’Uruguay. Sarebbe bello, ma come fare? Beh, a Montevideo ci ha già pensato il destino: nel 1915, infatti, nella città in cui Luis si è trasferito a 7 anni (ed in cui faceva lo spazzino) è stato fondato il Liverpool Fútbol Club; mancavano 72 anni alla nascita di Luis, 96 al suo passaggio ai Reds, eppure la sorte aveva già tirato i dadi.

Il Liverpool Fútbol Club
Il Liverpool Fútbol Club

Oggi quello spazzino è diventato un bomber di calibro internazionale, ha giocato per mezza Europa e si è guadagnato milioni di fan ed altrettanti nemici. Insomma, ha preso la vita a morsi.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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