QUELLO CHE NON SAPEVI

10 curiosità che (forse) non sapevi su Pep Guardiola

Amato da molti, insopportabile per altrettanti: è la sorte dei vincenti, categoria della quale fa parte ormai da diverso tempo Pep Guardiola, uno dei pochi allenatori ad aver vinto qualsiasi trofeo disponibile con i club che ha allenato. Tutti conoscono la sua devozione al total football e la conseguente rivisitazione nel moderno tiki taka, ma (forse) in pochi sono a conoscenza di queste 10 curiosità sull’allenatore catalano, 10 come il suo primo numero di maglia al Barcellona. Pronti? Tra un possesso palla e l’altro, partiamo.

1. Guardiola e il Barcellona: odi et amo

pep guardiola giocatore barcellona

Da giocatore ci ha vissuto circa 15 anni, da allenatore ha guidato i blaugrana per cinque stagioni (una con il Barcellona B, le restanti quattro con la squadra dei sogni); insomma, il rapporto di Pep Guardiola con la città catalana non può che essere al limite dell’idilliaco. Se oggi possiamo guardarci indietro e leggere con entusiasmo il capitolo azulgrana dell’attuale allenatore del City, però, lo dobbiamo ad una situazione da Sliding Doors, avvenuta agli inizi della sua carriera.

Pep stava iniziando ad allenarsi alla Masia, scovato dagli osservatori del Barça alla tenera età di 11 anni, quando suo padre decise di riportarlo a casa, nella sua Santpedor, perchè lo aveva visto troppo provato dai ritmi d’allenamento del club catalano; fortunatamente, però, nel 1984 arrivò una seconda offerta, che Pep non esitò ad accettare. Anni dopo confiderà che se quell’offerta non fosse mai arrivata, probabilmente non avrebbe proseguito la propria carriera calcistica: gràcies a Déu! (Non avete bisogno del traduttore dal catalano, no?)

2. Parentesi a Manchester, tra Qatar e Messico

Dopo diversi anni sulle luci della ribalta, al termine della sua avventura italiana con il Brescia, nel 2005, Pep si rende conto che la sua carriera sta fisiologicamente terminando. La voglia di calcare grandi palcoscenici, però, è ancora elevata: per questo, poco dopo aver terminato l’avventura qatariota tra le fila dell’Al-Ahli, il Guardiola sul viale del tramonto calcistico valuta diverse offerte dall’Inghilterra, decidendo di allenarsi per qualche giorno a Manchester. Beh, sicuramente Sir Alex Ferguson voleva dargli un’ultima possibilità per brillare in mezzo a tanti campioni, no? No, perchè era la Manchester meno blasonata: Guardiola si allenò con il City, quando ancora le ricche ambizioni degli Sky Blues erano solo un’utopia.

pep guardiola qatar sceicco

Alla fine rifiutò, per concludere la propria avventura sui campi da calcio in Messico, ai Dorados di Sinaloa, dove iniziò anche ad allenare.

3. Tra Cruijff e Crouch

Sì, probabilmente hanno in comune solo due cose: la lettera iniziale e l’idolatria nei loro confronti da parte di Pep Guardiola. Per l’Olandese volante è facile intuire il perchè, dopotutto la visione della manovra alla Guardiola prende proprio spunto dalla filosofia calcistica del nativo di Amsterdam; per Crouch, invece, le cose si fanno interessanti.

Forse Rooney è più decisivo e più affascinante da veder giocare, ma quello che è certo è che Crouch ti condiziona: con lui devi giocare il suo gioco. E giocare alla maniera di Crouch ti dà molto.

No, vi assicuriamo che la salute del catalano era stabile quando ha rilasciato quest’intervista al Sun, nel 2006. Nè Gerrard nè Lampard; nè Rooney e nè persino Milner. Peter Crouch.

4. Figliol prodigo

Come abbiamo potuto notare, una buona fetta della sua carriera fuori e dentro al campo è legata a Barcellona. Per Pep, però, la capitale della Catalogna non è certamente la città prediletta nella comunità autonoma, che da anni chiede l’indipendenza dalla Corona spagnola.

santpedor

Nelle vene di Guardiola, infatti, scorrerà sempre il sangue di Santpedor, il suo paese natale, nel nord-est della Penisola iberica; è qui che ha corso i primi passi su un terreno da gioco, stadio il quale oggi prende il suo nome. Non solo: nell’ottobre 2009 l’ex allenatore del Bayern Monaco fu nominato “figlio prediletto della città”. Altro che Manchester e Barcellona.

5. Guardiola il “secchione”

Lo si vede, no? Da come si muoveva in campo, da come oggi dà indicazioni ai suoi giocatori: Guardiola trasmette la sensazione di essere una persona colta, in un marasma di non eccessivamente scaltri nel panorama calcistico europeo. La sensazione, infatti, non è infondata.

 La meva gent, el meu futbol

Queste sono solo due delle 158 pagine de “La meva gent, el meu futbol”, libro scritto da Pep in collaborazione con Lu Martin e Miguel Rico, due tra i più celebri giornalisti spagnoli. Non solo: Guardiola ha anche una laurea in fisioterapia (metti che manca il massaggiatore all’Etihad…) e parla spagnolo, catalano, italiano, tedesco, inglese e un po’ di francese. Non si sa mai, le offerte del PSG sono sempre in agguato.

Non vi basta la letteratura? Beh, Guardiola è anche un grande appassionato di arte: terminata la sua avventura al Barcellona, infatti, si è preso un periodo sabbatico a Manhattan, dove ha incrementato le proprie conoscenze su pitture e sculture di ogni genere.

6. Nazionale? Sì, ma per il golf

L’allenatore catalano ha costruito il proprio impero dalle panchine dei più blasonati club europei: in Spagna con il Barcellona, in Germania alla guida del Bayern e ora in Inghilterra, alla ricerca di un’agoniata Champions League con il suo Manchester City; nonostante il suo background da allenatore, però, non ha mai chiuso la porta ad un’eventuale avventura come CT di una Nazionale.

Mi piacerebbe allenare una Nazionale, prima o poi. Avrei anche più tempo per giocare a golf: adesso non ho tempo per giocarci, avendo partite ogni tre giorni.

pep guardiola gioca a golf

Bastava dirlo subito, Pep: si vede che sei concentrato.

7. Positivo al doping… quasi

Cosa possono avere in comune una comoda vittoria esterna con il Piacenza ed un’imbarcata clamorosa in casa della Lazio? Se vi chiamate Pep Guardiola e siete alla vostra prima avventura italiana, con la maglia del Brescia, queste due gare significano una sola cosa: guai. Sì, perchè dopo queste due partite il centrocampista catalano fu trovato positivo al test antidoping: nel suo circolo ematico furono scovati due nanogrammi di nandrolone, un derivato del testosterone.

Due anni dopo, però, fu prosciolto da ogni tipo di accusa: il nandrolone, come si scoprì in quell’anno, era un prodotto dell’organismo umano. Nonostante questa disavventura, Pep porta sempre nel cuore la parentesi alle Rondinelle.

8. Che stile, Pep!

Non solo le sue squadre sono affascinanti con la palla al piede, ma anche Guardiola stesso ci tiene al proprio stile durante le partite. Il motivo dell’importanza data dal catalano ai propri outfits è probabilmente riconducibile alla consorte, la stilista Cristina Serra, che in passato ha lavorato anche per Antonio Miro.

pep guardiola gq

A proposito di moda: nel recente passato è stato creato un blog online sul suo abbigliamento a bordo campo, chiamato “Dress Yourself Like Pep Guardiola”, ed è stato sulla copertina di GQ Magazine, sia in Spagna che in Italia. Un look da tiki taka.

9. E dai, Michel!

michel platini juventus

I tifosi bianconeri si stanno ancora asciugando le lacrime dalla gioia, provata ogni volta che Platini calciava il pallone con quel sinistro fatato. Era fin troppo facile rimanere ammaliati dalla sua classe, sprigionata in ogni giocata in mezzo al campo e sulla trequarti avversaria; in occasione di una trasferta juventina al Camp Nou nel 1985, ci era cascato anche un giovanissimo Pep, raccattapalle per i blaugrana, in quanto prodotto del vivaio.

A fine partita, però, il fantasista transalpino si dimostrò ben più freddo di quanto non trasmettesse sul terreno di gioco: Pep gli chiese un autografo, ma Michel rifiutò. Chissà se si ricorda quel minuscolo raccattapalle…

10. Cosa sarebbe potuto essere?

Finiamo da dove abbiamo iniziato: la parte integrante della carriera di Guardiola, la squadra con la quale ha vinto letteralmente tutto, il Barcellona. Nel 2012 finisce il ciclo del catalano, che decide (come detto in precedenza) di prendersi un periodo sabbatico.

pep guardiola allenatore barcellona

Dopo quella triste conferenza stampa d’addio, però, Zubizarreta, all’epoca direttore sportivo del club ed ex compagno di squadra di Pep, gli offrì il posto in panchina in una delle squadre giovanili, pensando che Guardiola volesse le luci dei riflettori lontane da sè. Pep, come sappiamo, rifiutò, ma chissà come si sarebbe sviluppata la sua traiettoria da allenatore se avesse accettato…

Tra una mazza da golf ed uno steroide prodotto dal corpo umano, siamo arrivati alla fine. Sarebbe il momento dei saluti, ma è il caso di trasformare i convenevoli in grandi auguri, perchè Guardiola oggi spegne 49 candeline.

Buon compleanno Pep, da tutti i tifosi (e non) che hai fatto gioire (ed imprecare) sulle panchine di mezza Europa.

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