Sarà successo a tutti, almeno una volta nella vita: un pomeriggio torrido, sotto il sole cocente di metà agosto, non hai voglia di fare molto. Morale della favola, rovini i piani dei tuoi amici, che quel giorno volevano passare il proprio tempo libero nell’oratorio del paese. Vieni catalogato come il guastafeste, ma tu, semplicemente, non avevi voglia di morire di caldo: sei “atipico”, questo sì. Semmai dovessero leggere queste righe, siamo certi che gli amici di Christian Pulisic potrebbero rispecchiarsi alla perfezione nella situazione appena citata.

Alt: nessuno insinua che il nativo di Hershey, una piccola comunità della Pennsylvania, fosse un guastafeste; è certo, questo sì, che fosse atipico, speciale. Non da sempre però. Tutto ha inizio nel 2005, quando Kelley, mamma di casa Pulisic, riesce ad ottenere una borsa di studio Fulbright per insegnare ad Oxford, in Inghilterra. A casa della Regina, però, l’hockey non è molto amato, i campi da baseball sono come oasi nel deserto e al football preferiscono il rugby. Christian, quindi, inizia ad appassionarsi a quello che a casa sua chiamano “soccer”, il tristissimo soccer; a lui, però, piace. Eccome se gli piace.

Calcio a stelle e strisce

Prova ad entrare nell’accademia dell’Oxford United, ma lui, abituato a schiacciate, touchdown e home run, non è molto pratico con quello sport, così denigrato dall’altra parte dell’oceano; così, inizia con una squadra decisamente più “docile” dei tori gialloblù: i primi lampi da fuoriclasse sui prati inglesi arrivano con la maglia biancorossa del Brackley Town. Mamma Kelley, però, riesce a mantenere la cattedra solo per un anno accademico: a settembre 2006 i Pulisic tornano alla home sweet home. O quasi.

Il ritorno a casa è gradito, com’è ovvio che sia, ma qualcosa è cambiato: non più Pennsylvania (per molto poco), perchè bisogna insegnare anche agli studenti del Michigan. Christian, però, durante il suo primo anno nel Vecchio Continente aveva imparato ad amare quello sport che l’ha reso così atipico con i suoi amici di vecchia data; così, decide di continuare con quel tristissimo soccer: non fa in tempo ad entrare negli spogliatoi del Michigan Rush che spunta mamma Kelley, ancora. Nuovo trasloco: stavolta Christian può segnare a casa sua, al 1461 di Lancaster Road, a Manheim, a circa 19 miglia da Hershey. La maglia è verde, come la speranza di diventare un calciatore: mi sa che mamma Kelley ha lavato poche volte quella divisa..

Passano in fretta quei sette anni: sono anni di maturazione, consapevolezza ed estro, quello che lo porta ad essere convocato con la maglia dell’Under-15 ed Under-17 degli Yanks, quella con cui, per 44 volte, ha sentito “The Star-Spangled Banner”, l’iconico inno degli Stati Uniti d’America. La maglia della Nazionale, per Christian, non è solo motivo d’orgoglio, ma rimarrà per sempre un cimelio da ringraziare. Ringraziare?

Il motivo è semplice, e ve lo posso spiegare da Akhisar, una città turca che letteralmente significa “castello bianco”: niente Disneyworld nè Mirabilandia, ma un po’ di magia c’è. È il 21 gennaio del 2014 e gli Stati Uniti U17 stanno affrontando la Norvegia U16: in porta c’è Will, il cugino di Christian, mentre dall’altra parte c’è il gioiellino Martin Ödegaard. L’osservato speciale, però, è Haji Wright, vera e propria stella nascente dei LA Galaxy, per il quale sono presenti decine di osservatori da tutto il mondo, persino dal Borussia Dortmund. Christian ci mette otto minuti a far spostare l’attenzione su di lui: entra al 41′ e al 49′ ha già fatto doppietta: irreale. Sia lodata Oxford per quella borsa di studio a mamma Kelley, altrimenti altro che triste e desolante soccer..

14 ore di volo, 1 futuro in giallonero

Ve l’avevo detto che c’era magia in quel di Akhisar: il Borussia si innamora di Christian e lo fa imbarcare al più presto per Dortmund. Tempo di fare le valigie e via, dritti ad Harrisburg per le 14 ore di volo più palpitanti della sua vita. Dal 10 febbraio 2015 Christian è un giocatore dei Die Schwarzgelben e ci mette poco a dimostrare quanto valga: i primi quattro mesi significano Scudetto U17, 6 gol e 5 assist (in 8 partite). Non si ferma: nel secondo anno, in ordine, arrivano:

  • Debutto in Bundesliga;
  • Debutto in Europa League;
  • Primo gol in Bundesliga;
  • Scudetto U19.

Ah si, non ve l’ho detto: tutto ciò a 17 anni.

Christian Pulisic riserva di lusso

L’anno successivo, il primo da maggiorenne, compie il definitivo salto di qualità: Pulisic è parte integrante della prima squadra, con cui in 43 gare segna 5 gol e serve 13 assist. Tutto sembra andare per il meglio.

Trinidad e Tobago come la Svezia

Era un mercoledì, quell’11 ottobre 2017. Gli Stati Uniti di capitan Bradley cercavano una vittoria davanti ai 1500 spettatori dell’Ato Boldon Stadium per qualificarsi a Russia 2018. L’avversario? Trinidad e Tobago, 100esima posizione nel ranking FIFA. Blackout: Christian, ovviamente, segna, ma non basta. Gli Stati Uniti sono fuori dal Mondiale e dopo quella gara Pulisic non è più lo stesso: solo altri due gol stagionali.

Christian Pulisic riserva di lusso

Quella maglia rossonera non gli è rimasta tanto simpatica: il 23 giugno scorso è finita 6-0 per quelli a stelle e strisce, con 1 gol e 2 assist per Christian. Redemption.

Alley-oop da LBJ

Christian Pulisic riserva di lusso

Si apre così la stagione 18/19 di Christian Pulisic: il giocatore più forte del mondo nello sport che lui ha sempre denigrato lo celebra indossando la maglia con quel #10 stampato sulla schiena. Nel basket, si chiama alley-oop: un giocatore alza il pallone per il compagno che schiaccia a canestro. Ecco a voi il perfetto alley-oop Lebron James – Pulisic: il testimone è consegnato, dalla vacanza italiana della stella Lakers.

È la stagione del cambiamento, del superamento della delusione per il mancato Mondiale (tra l’altro, 7 gol in 7 gare nel cammino verso la Russia) e della conferma ad altissimi livelli, tant’è che il Borussia ha paura di perderlo:

La Premier League è un sogno, è il campionato dove i ragazzi sognano di giocare. E non c’è motivo per cui un giorno non debba farlo. Per ora penso al Borussia, poi vedremo.

Firmato, CP22; datato, 15 novembre 2018. Passano 48 giorni e Christian apre l’ultimo regalo di Natale, che arriva in una busta Blues da Fulham Road, Londra. Nato calcisticamente sotto le note di “God Save the Queen”, dopo 14 anni torna nell’adorata Inghilterra, piovosa ma affascinante, così lontana dalla routine americana. In più, soprattutto, lì il soccer è vita, è culto ed adorazione. Sì, per 64 milioni di euro è del Chelsea, ma prima bisogna vincere la Bundes.

Eterno incompiuto anche a Stamford Bridge?

Christian, nella gara chiave della stagione, contro gli eterni rivali bavaresi, non c’é: lo strappo al fascio muscolare che lo tiene fuori da fine marzo non vuole saperne di rimettere l’ala destra del Borussia in forma. Il risultato? Bruun Larsen non regge il confronto ed il Bayern ne infila 5 a Bürki. La Bundesliga rimarrà un rimpianto senza tempo, ma Pulisic non ha intenzione di salutare il Muro Giallo senza i suoi colpi di genio.

La sua ultima perla con la maglia del Dortmund arriva al Weserstadion di Brema, nel 2-2 esterno contro il Werder. Al 6′ Delaney recupera palla e la serve in mezzo al campo allo statunitense, che si trasforma nel miglior Jesse Owens ed in cinque secondi si beve la difesa dei padroni di casa come se fosse mezzo litro di Uerige Alt, fantastica birra tedesca.

Fantasia, accelerazioni, tecnica sopraffina: quello che manca al nativo di Hershey è la consacrazione, quella vittoria che innalzerebbe il suo status alle stelle. A Londra incrociano le dita per quello che in molti definiscono il nuovo Hazard:

Non sono qui perché mi comparino con nessuno. Hazard è un calciatore incredibile, al Chelsea ha fatto benissimo e sono convinto che le cose gli andranno altrettanto bene anche al Real Madrid. Io sono qui per apportare le mie qualità e il mio lavoro, cercando di fare del mio meglio per il Chelsea.

Christian Pulisic riserva di lusso

Abbiamo cercato di darvene un po’, ma potrete trovare 64 milioni di motivi per innamorarvi del nuovo fenomeno del calcio inglese. Nel frattempo, noi ci concentriamo su un numero decisamente più piccolo, il 21. Una cifra in meno del suo classico numero di maglia, ma una candelina in più da spegnere sulla torta di mamma Kelley.

Auguri a Christian Pulisic, la nuova stella atipica del Chelsea.

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Autore

Classe 2000. Il classico nome romano per un pavese di origini calabresi; geografia a parte, aspira a guadagnarsi da vivere raccontando le storie degli sport che ama, dal calcio al basket. È destinato a soffrire: tifa Inter.

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