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MINUTO DI RECUPERO

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Conte fa e disfa, come Dio. E a Milano, nella considerazione, i due si stanno allineando: mai l’Inter aveva fatto 31 punti in 12 giornate. Ma dal paradiso all’inferno il passo resta breve. Soprattutto dal girone di Champions a quello, infernale, dei lussuriosi. Perché Conte è questo, un allenatore che vuole sempre di più: da sé stesso, dai calciatori, dalla società. Per lui non esistono stagioni di transizione, non c’è tempo da perdere. L’obiettivo è uno solo: la vittoria. Il percorso è lineare, retto, dritto al punto. Un po’ come le sue richieste di mercato.

Da “Aiutati, che Dio ti aiuta” a “Aiutalo, che Quagliarella ti aiuta” è un attimo. Giusto il tempo di capire il soggetto, la Sampdoria. L’anno scorso il collettivo (la Sampdoria, appunto) esaltava il singolo (Quagliarella). E il capitano ringraziava come meglio poteva: con i goal. Quest’anno i palloni per le punte sono arrivati col contagocce, e a piccole dosi sono giunte anche le reti: quattro in otto partite della Samp, uno solo (e su rigore) di Quagliarella.

Le bestie mugugnano, il giocatore se ne accorge (non l’arbitro) e la partita viene sospesa per tre minuti. Il caso Dalbert è ormai noto a tutti. Per ricordare l’accaduto basta riavvolgere il nastro allo scorso 22 settembre, ma per capirlo bisognerebbe ritornare al Cretaceo, quando ancora l’essere umano non era retto e il suo nome oscillava tra Australopiteco e Uomo di Neanderthal. Perché la mentalità è di quei tempi. Non solo degli autori del gesto, anche di chi non lo punisce. O meglio, di chi condanna il peccato ma non il peccatore. Dieci mila euro di multa danneggiano il club, non i danneggiatori.

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