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Ai tempi del Coronavirus, in assenza di colpevoli si cercano date per ripartire, e in attesa di rinascere si provano a trovare colpe da attribuire: al presidente dell’altra squadra, che vuole tornare in campo la mattina seguente, o al patron dell’altra squadra ancora, che dà acqua solo al suo orticello.

La verità è che navighiamo tutti a vista d’occhio, stando attenti agli spigoli delle porte di giorno e alla sporgenza delle mensole di notte . E così deve fare anche il calcio: sopravvivere in attesa di tornare a vivere per davvero.

È inutile stabilire date come se dipendesse da noi rispettarle. E poi chi l’ha detto che la competizione più importante è stata rimandata a data da destinarsi? Il campionato è già riaperto.

In palio nessuna coppa, ma la salute di tutti. Poco calcio offensivo: adesso, come non mai, è il momento di fare catenaccio. Siamo italiani, in questo siamo bravi. Poi penseremo alle ripartenze, anche a quelle in contropiede.

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