CALCIO ESTERO

Bruno Fernandes: anatomia di un giocatore atipico

Quando nell’estate del 2017 Bruno Fernandes veniva ceduto dalla Sampdoria allo Sporting Lisbona nessuno avrebbe potuto immaginare che a due anni e mezzo di distanza sarebbe stato rivenduto al Manchester United per circa 60 milioni di euro, bonus esclusi. Scopriamo cos’è cambiato da allora.

L’esperienza italiana

bruno fernandes

Abbiamo già accennato che nessuno si sarebbe aspettato un simile esborso economico per il portoghese più o meno due anni fa, quindi figuriamoci chi avrebbe mai potuto sognarlo quando veniva acquistato dal Novara nell’estate del 2012, per circa 40mila euro.

Di tempo d’allora n’è passato e Bruno Fernandes negli anni seguenti ha avuto il modo di conoscere piuttosto bene il nostro paese e il nostro campionato. Una stagione a Novara (in Serie B), tre ad Udine e un’altra alla Sampdoria, eppure in pochi si saranno riusciti a fare un’idea esatta di che giocatore fosse e quanto valesse, nonostante riuscisse a giocare ovunque con discreta continuità.

Questo perché Bruno non è, o non era, uno di quei giocatori che risaltano all’occhio. È vero che spesso si rendeva autore di giocate da applausi, ma è vero che altrettanto spesso era capace di errori piuttosto grossolani. Oltretutto non ha un fisico particolarmente importante, né troppo minuto. I suoi numeri in Serie A non sono niente di eclatante, 15 gol e 14 assist in oltre 100 presenze, ma neanche così malvagi.

Insomma, sembrava un giocatore normale, come ne passano tanti per la nostra Serie A. Tant’è che quando lo Sporting Lisbona decide di acquistarlo per circa 10 milioni di euro, in molti credono sia un affare. Bruno Fernandes avrà modo di farli ricredere fin da subito…

La svolta portoghese

Partiamo dai numeri, sempre fondamentali come prova a sostegno di quanto si dice, ma soprattutto per dare subito un’idea del cambiamento paradossale da una stagione all’altra. Già durante il suo primo anno i numeri migliorano più che sensibilmente, 11 gol e 10 assist solo in campionato. Alla fine della sua esperienza con i leoni di Lisbona si conteranno 39 gol e 30 assist in 89 partire, sempre facendo riferimento solo al campionato, con il picco della scorsa stagione arrivato a 24 gol e 13 assist.

Numeri che solo i migliori interpreti del ruolo riescono a raggiungere, e che dunque gli sono valse le attenzioni dei migliori club europei.

bruno fernandes

Numeri che alla sola vista creano un po’ d’incredulità ripensando a quanto detto in precedenza. Questo perché ancora non abbiamo descritto nello specifico le caratteristiche di Bruno Fernandes. Come già accennato il portoghese non ha un talento fuori dal comune né dal punto di vista tecnico né da quello fisico, ma ha una duttilità tattica di cui suoi molti colleghi non dispongono. Dovuta anche ai suoi trascorsi nel nostro paese, dove avendo giocato spesso non solo da trequartista ma anche mezzala ha imparato ad interpretare in maniera intelligente anche la fase difensiva oltre a quella offensiva, che invece era già abbastanza collaudata all’interno del gioco.

La cosa che più risalta all’occhio vedendolo giocare è il modo in cui interpreta le due fasi, fa tutto con un’intensità non tipica per qualcuno del suo ruolo, un grande pregio, che però spesso lo porta a spendere energie in corse inutili.

La stessa intensità viene messa in atto anche quando è in possesso di palla. In alcuni casi sembra quasi essere in preda alla frenesia, cerca sempre di giocare in avanti, cercando sempre soluzioni potenzialmente decisive senza aver cura di quelli che sono i ritmi di gioco della partita, cosa che anche in questo caso esposta a risvolti negativi, dato che il numero dei palloni persi dal portoghese è piuttosto alto.

In questo caso punta la porta per poi tirare senza neanche aver toccato palla

In ciò Bruno Fernandes risulta come un orologio che segna un’ora diversa rispetto a quello della squadra e della partita, puntando spesso ad accelerare il gioco in modo da arrivare il prima possibile in porta. Si capisce bene che questa sorta di anarchia all’interno di un campionato così tattico come la Serie A diviene limitante. Ben diverso il concetto se applicato ad un campionato più aperto come quello portoghese e che verrà ancor più messo in risalto dalla Premier, dove l’intensità è alla base di tutto.

Cosa potrà dare al Manchester United?

L’acquisto da parte dei Red Devils del 26enne portoghese è sicuramente molto importante (d’altronde come non potrebbe esserlo con tutti i soldi spesi), dato che va ad occupare un ruolo in cui oggi Solskjaer può contare su poche alternative, nessuna delle quali risulta vera interprete del ruolo.

Quindi sullo scacchiere tattico va ad occupare una posizione fondamentale, dato che il tecnico danese ha cambiato spesso modulo di gioco ma senza mai rinunciare ad un uomo dietro le punte nonostante, come abbiamo detto, non avesse nessun giocatore adatto a ricoprire quel ruolo.

Fin’ora oltretutto non abbiamo fatto riferimento a quella che forse è la miglior qualità di Bruno Fernandes, ovvero delle sue capacità balistiche. Molti dei gol siglati con la maglia dello Sporting sono dei magnifici tiri dalla lunga distanza. Eppure non pensate di poter aspettarvi da lui una punizione alla Beckham o una sassata alla Lampard.

Il modo in cui calcia il pallone Bruno è piuttosto strano, sembra non centrare mai completamente la sfera e questo finisce col l’imprimere al pallone un effetto indefinito, difficile da leggere per i portieri. Questa capacità di calciare da fuori insieme alla frequenza di scelte più coraggiose in fase di rifinitura potrebbe dare un’imprevedibilità che allo United è spesso mancata.

Tuttavia sarebbe sbagliato mettere sulle spalle del portoghese più pressione di quanta ne possa sostenere. Le aspettative sono alte e in molti, soprattutto dopo l’ottimo avvio delle prime partite iniziano a vedere in lui una sorta di salvatore della patria. Ciò porterebbe solo a conseguenze negative sia per la squadra che per il giocatore, che sotto pressione vedrebbe scemare quell’estrosità alla base del suo gioco.

Bruno Fernandes è un giocatore atipico, che però ha fatto di necessità virtù ed è riuscito a trarre il meglio da quanto avesse a sua disposizione. Un giocatore che non rispecchia la classica idea del trequartista dal tocco delicato a cui siamo abituati, ma che non per questo risulta meno efficace o meno divertente. Per quanto riguarda il suo futuro al Manchester United molto dipenderà anche dal progresso della squadra, una ricaduta nell’oblio degli ultimi anni avrebbe conseguenze disastrose anche per il portoghese che, in caso contrario, ha tutte le carte in regola per far bene e per far saltare in piedi i tifosi dell’Old Trafford. Vedere per credere…

Autore

Terzino da paese in campo, fantasista sulla tastiera. Segnato fin da bambino dalle lacrime di Ronaldo del 5 maggio, ha capito subito che la vita da interista sarebbe stata dura. Scandisce il tempo in base alle giornate di campionato, sperando un giorno di poter vivere di calcio e parole.

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